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	<title>OgliastraWeb &#187; Commentando</title>
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	<description>Periodico Diocesano</description>
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		<title>Magnifica Humanitas. Una Lettera per la vita di tutti: leggiamola</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 10:29:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Luca Peyron. Thomas Edison disse: «Renderemo l&#8217;elettricità tanto economica che solamente i ricchi useranno le candele». Così è stato. Oggi l’Intelligenza Artificiale sembra apparentemente altrettanto economica per l’utente finale che tutti la usano,a sproposito e a proposito. Ma al posto delle candele che cosa sarà sacrificato? Innanzitutto la capacità cognitiva, di pensare e dunque]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Luca Peyron</strong>.<br />
Thomas Edison disse: «Renderemo l&#8217;elettricità tanto economica che solamente i ricchi useranno le candele». Così è stato. Oggi l’Intelligenza Artificiale sembra apparentemente altrettanto economica per l’utente finale che tutti la usano,<span id="more-4484"></span>a sproposito e a proposito. Ma al posto delle candele che cosa sarà sacrificato? Innanzitutto la capacità cognitiva, di pensare e dunque scegliere, scoprire, vedere. E con buona pace di chi produce candele, non è esattamente lo stesso.</p>
<p>Leone XIV ne è talmente consapevole che prima di scrivere la sua prima Enciclica, già un anno fa, scelse il nome pontificale a motivo dell’Intelligenza Artificiale. È la sfida di questo tempo, come per Leone XIII la sfida fu la rivoluzione industriale.</p>
<p><em>Magnifica Humanitas</em> non è semplicemente la sua prima Enciclica è, come da tradizione dei Papi, il manifesto del suo pontificato ove la storia e lo Spirito Santo chiedono a Francis Robert Prevost di essere quanto mai <em>pontifex</em>, pontefice, ponte e pontiere in un mondo di fossati, gole profonde, burroni scoscesi e abissi impenetrabili e insidiosi.</p>
<p>Il Papa non dà una definizione di Intelligenza Artificiale, ci restituisce la definizione di <em>umano</em> e di <em>umanità</em>: quella che Cristo ci ha rivelato. La sua non è una Enciclica tecnica, è una lettera scritta al cuore dell’umano per ricordargli che non è una macchina, che non è la tecnica il suo fine, ma semplicemente un suo mezzo.</p>
<p>L’Intelligenza Artificiale oggi è potere, potenza, geopolitica ed economia, educazione e democrazia. Fede. Qualunque espressione dell’umano che ci possa venire in mente è toccato da queste tecnologie, a partire dalle parole con cui esprimiamo noi stessi e il mondo che ci circonda. Intelligenza, creatività, amore, relazioni, corpo: ogni parola che ha densità oggi è sfrangiata, consumata. Ci aggrappiamo alle pagine del vocabolario per dire che l’umano è diverso, che non è macchina, ma i successi della macchina ci fanno scivolare su quelle stesse pagine che via via si strappano. I confini si fanno sottili, i poteri invasivi, la differenza tra ieri e domani così ampia e veloce che è difficile dire cosa lasciare e cosa portarsi dietro. Il mondo si fa sempre più complesso, ma paradossalmente porta con sé antiche e nuove finte promesse di semplicità. Che creano continuamente nemici che spesso sono solo fantasmi.</p>
<p>Leone non fa un elenco di pericoli o rischi, piuttosto ricorda i <em>beni</em> che possiamo perdere per meno di un piatto di lenticchie. Più che puntare il dito contro qualcosa o qualcuno offre una mano all’essere umano smarrito in questo vortice di novità che gli fanno perdere orientamento e restituiscono nausea.</p>
<p>Non vi racconterò cosa <em>Magnifica Humanitas</em> contiene perché il testo non ci è stato donato per essere riassunto, non è stato pubblicato per farne un manifesto o un post sui <em>social media</em>. E nemmeno un pezzo su questo giornale. È una lettera, va letta, non ridotta a punti; meditata, non compitata. Ascoltata e agitata. Sono qui solo per recapitarla, per dire che leggerla ha a che fare con la fede e con la vita, con il passato e il futuro, ma soprattutto con il presente e le sue scelte, con i piccoli e i grandi, la scuola e la famiglia, il lavoro e la fede.</p>
<p>Buona lettura, datevi del tempo per farlo, da soli o insieme ad altri. Alla luce del sole o di una lampadina. Il gioco vale la candela, perché in gioco, per la prima volta nella storia, ci sono i giocatori stessi. Noi, <em>Magnifica Humanitas</em> da custodire al tempo dell’Intelligenza Artificiale.</p>
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		<title>Protezione Civile: governare l&#8217;incertezza climatica</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 10:23:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[a cura di Claudia Carta. Sempre in prima linea per affrontare le criticità più frequenti: alluvioni, incendi, isolamento delle comunità interne, frane. È la Protezione Civile. Ne abbiamo parlato con il sindaco di Elini, Vitale Pili, che è anche funzionario regionale di Protezione CivileIn un territorio come l’Ogliastra, qual è oggi il ruolo più importante]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>a cura di <strong>Claudia Carta</strong>.<br />
<em>Sempre in prima linea per affrontare le criticità più frequenti: alluvioni, incendi, isolamento delle comunità interne, frane. È la <strong>Protezione Civile</strong>. Ne abbiamo parlato con il sindaco di Elini, <strong>Vitale Pili</strong>, che è anche funzionario regionale di Protezione Civile</em><span id="more-4452"></span><strong>In un territorio come l’Ogliastra, qual è oggi il ruolo più importante della Protezione Civile?</strong></p>
<p>In un territorio straordinario ma fragile come l’Ogliastra – caratterizzato da pendenze ripide, pareti calcaree, corsi d&#8217;acqua a regime torrentizio e una viabilità complessa – il ruolo più importante della Protezione Civile oggi è la transizione da un modello puramente &#8220;soccorritore&#8221; (reattivo) a uno &#8220;predittivo e protettivo&#8221; (proattivo).</p>
<p>Non si tratta più solo di intervenire con le idrovore durante un&#8217;alluvione lampo o di spegnere gli incendi estivi, ma di <em>governare l&#8217;incertezza climatica.</em> Oggi il compito cruciale è tradurre i dati scientifici e i modelli meteorologici in azioni locali immediate per mettere in sicurezza le persone <em>prima</em> che la situazione diventi critica.</p>
<p><strong>Ecco, infatti, molti cittadini associano la Protezione Civile solo alle emergenze. Quanto conta, invece, il lavoro di prevenzione e monitoraggio?</strong></p>
<p>La prevenzione e il monitoraggio sono la parte <em>invisibile</em>, ma più importante, di tutto il sistema. Se la Protezione Civile funziona perfettamente in emergenza, significa che la macchina è ben oliata; ma se l&#8217;emergenza non si trasforma in tragedia, è merito della prevenzione. Questo lavoro <em>silenzioso</em> si articola in tre pilastri: <strong>monitoraggio strumentale e visivo</strong> che prevede il controllo costante dei pluviometri, dei livelli dei fiumi (come il <em>Cedrino</em> o il <em>Flumendosa</em> nelle aree limitrofe e i torrenti locali) e dei versanti franosi e del territorio in genere nel periodo più arido per evitare il propagarsi degli incendi. <strong>Pianificazione</strong>, con l’aggiornamento costante dei <em>Piani di Protezione Civile Comunali</em> e non. I <strong>nuovi Ambiti Territoriali di Protezione Civile – ATPC</strong>, definiti anche come <em>Ambiti Territoriali Organizzativi Ottimali</em>, rappresentano una delle più importanti riforme introdotte dal Codice della Protezione Civile &#8211; D.Lgs. 1/2018, attualmente in fase di piena attuazione pratica in Sardegna e nel resto d&#8217;Italia. Un piano aggiornato sa esattamente quali famiglie evacuare, che misure adottare, in caso di un&#8217;alluvione, incendio e così via. <strong>Manutenzione del territorio</strong>, mediante la pulizia degli alvei dei fiumi, dei canali di guardia e la mappatura delle aree a rischio frana e la manutenzione costante dei terreni limitrofi a strade, centri abitati, ecc.</p>
<p><strong>Il principio cardine</strong> è che un solo euro speso in prevenzione ne fa risparmiare almeno dieci in gestione dell&#8217;emergenza e ricostruzione, oltre a salvare vite umane.</p>
<p><strong>Come funziona concretamente la macchina della Protezione Civile quando arriva un’allerta meteo? Chi decide, chi coordina e quali sono i primi interventi?</strong></p>
<p>Quando il <em>Centro Funzionale Decentrato</em> della Protezione Civile Regionale emette un bollettino di allerta (gialla, arancione o rossa), si attiva una catena di comando gerarchica ma estremamente fluida:</p>
<p><strong>1. Emissione dell&#8217;Allerta e Notifica. </strong>Fase Regionale: la Protezione Civile Regionale invia l&#8217;allerta ai Prefetti e a tutti i sindaci dei comuni interessati. <strong>2. Attivazione del COC (Centro Operativo Comunale). </strong>Fase Comunale: il sindaco, che è l&#8217;autorità massima di Protezione Civile sul proprio territorio, allerta o apre il <strong>COC (codici arancione e rosso)</strong>. Vengono convocate le &#8220;funzioni&#8221; chiave: tecnici comunali, polizia locale, servizi sociali e responsabili del volontariato. <strong>3. Presidio del Territorio. </strong>Fase Operativa Preventiva: i volontari e i barracelli vengono dislocati nei <em>punti critici</em> pre-individuati nei piani (ponti, sottopassi, canali problematici) per monitorare visivamente la situazione e segnalare in tempo reale l&#8217;innalzamento dei livelli idrometrici, al fine di mettere in atto le azioni preventive (chiusura di ponti, evacuazioni preventive di abitazioni, ecc). <strong>4. Coordinamento Sovracomunale. </strong>Fase Prefettizia: se l&#8217;evento colpisce più comuni (scenario classico in Ogliastra), la Prefettura attiva il <strong>CCS (Centro Coordinamento Soccorsi)</strong> a livello provinciale per gestire le risorse (Vigili del Fuoco, Corpo Forestale, Forze dell&#8217;Ordine) e supportare i sindaci in difficoltà.</p>
<p><strong>C’è un episodio recente che, secondo lei, racconta bene il valore umano e operativo della Protezione Civile in Ogliastra?</strong></p>
<p>Non si può parlare di singoli episodi, ma di tanti casi: penso a quando le forti piogge o le nevicate improvvise isolano alcune frazioni o aziende agricole nell&#8217;interno dell&#8217;Ogliastra. In quelle ore, il valore operativo si vede nella capacità dei volontari e dei tecnici di liberare le strade con i mezzi d&#8217;autotrasporto in tempi record, sfidando il fango o il ghiaccio.</p>
<p>Ma il valore umano si manifesta quando le squadre della Protezione Civile fanno chilometri a piedi per portare medicinali salvavita a un anziano isolato in una campagna, o quando passano la notte a monitorare un ponte per dare serenità a un intero centro abitato, o a un territorio rurale accessibile solo da quella viabilità, o quando si resta giorni e notti a cercare e soccorrere persone disperse o ferite accidentalmente. È quel mix di professionalità tecnica e calore umano tipico delle nostre comunità, dove il soccorritore non è un estraneo, ma un vicino di casa.</p>
<p><strong>Insomma, i cittadini possono fare molto, nella vita quotidiana, per contribuire alla prevenzione e alla sicurezza del territorio.</strong></p>
<p>La sicurezza del territorio parte dai piccoli gesti quotidiani di ogni cittadino. Prima di tutto, <strong>informarsi e conoscere</strong> sapere se la propria casa o il proprio posto di lavoro si trova in un&#8217;area a rischio idrogeologico (consultando i piani comunali) e conoscere le <em>buone pratiche</em> (es. non scendere mai nei garage o scantinati durante un&#8217;alluvione); la <strong>manutenzione privata</strong>: mantenere puliti i canali di scolo delle proprie proprietà, i giardini e le grondaie; la <strong>responsabilità durante le allerte:</strong> rispettare rigorosamente le ordinanze del sindaco. Se c&#8217;è un&#8217;allerta rossa, evitare spostamenti non necessari. Non andare a vedere &#8220;quanto è pieno il fiume&#8221; per fare un video con il telefono: è un comportamento che mette a rischio la propria vita e quella dei soccorritori. E, certamente, <strong>iscriversi al volontariato:</strong> diventare parte attiva del sistema entrando nelle associazioni locali.</p>
<p><strong>Guardando al futuro, l’Ogliastra è preparata ad affrontare eventi climatici sempre più intensi oppure servono più risorse, pianificazione e cultura della prevenzione?</strong></p>
<p>L&#8217;Ogliastra ha fatto passi da gigante: la memoria storica di eventi drammatici del passato ha creato una forte sensibilità istituzionale e una rete di volontariato straordinaria e resiliente. Tuttavia, servono <strong>più risorse per le infrastrutture</strong>: non bastano i piani, servono investimenti strutturali per mettere in sicurezza i versanti franosi e adeguare i sistemi di deflusso delle acque nei centri urbani; occorre una <strong>semplificazione burocratica</strong>: i sindaci, cioè, devono essere messi in condizione di poter pulire un alveo fluviale o mettere in sicurezza un costone senza dover attendere anni per autorizzazioni ambientali incrociate; infine, occorre una <strong>cultura del rischio continua</strong>: dobbiamo portare la Protezione Civile nelle scuole in modo sistematico. I bambini devono crescere sapendo esattamente come reagire a un&#8217;allerta meteo, così come sanno che bisogna allacciare le cinture in auto. La prevenzione non deve essere un&#8217;attività emergenziale, ma una <em>forma mentis</em> quotidiana.</p>
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		<title>L’agonia delle periferie: Ussassai ed Esterzili</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 10:46:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Claudia Carta Barbagia di Seulo. Montagna. Poco più di 400 anime Ussassai, circa 500 Esterzili. Non certo un vociare di bambini e ragazzi, né un via vai di coppie giovani ad animare le comunità. Anziani. Tanti. Ma tutti, tutti, hanno comunque diritto a godere dei servizi essenziali. Proprio quelli che, invece, stanno venendo a]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Claudia Carta</strong><br />
Barbagia di Seulo. Montagna. Poco più di 400 anime Ussassai, circa 500 Esterzili. Non certo un vociare di bambini e ragazzi, né un via vai di coppie giovani ad animare le comunità. Anziani. Tanti. Ma tutti, tutti, hanno comunque diritto a godere<span id="more-4412"></span> dei servizi essenziali. Proprio quelli che, invece, stanno venendo a mancare. E non da oggi.</p>
<p>Sul fronte scuola, Francesco Usai, primo cittadino di Ussassai è diretto: «La situazione è tutt’altro che rosea – afferma – anzi, si può dire drammatica, a causa del generale, nazionale, calo demografico. Ormai le nuove coppie che hanno figli, oltretutto poche qui in paese, si contano sulle dita di una mano e così i numeri dei bambini frequentanti la scuola: 6 alla primaria, 5 alla secondaria di Primo grado, altri 3 sono iscritti a Seui».</p>
<p>Se Ussassai piange, Esterzili non ride: «I numeri sono impietosi – fa notare il sindaco Renato Melis – e la comunità viene da anni di crescita quasi pari allo zero. La scuola dell’infanzia è di fatto chiusa; il Comune per garantire servizio e istruzione ha attivato un progetto con fondi comunali che consente a 3 iscritti di non doversi spostare e dare garanzie in loco al nucleo familiare. Ci auspichiamo, al riguardo, una sensibilità da parte della Regione almeno per sostenere economicamente il servizio ora interamente a carico delle casse comunali; la primaria ha una classe unica per un totale di 16 alunni, manca la prima elementare; classe unica anche alla secondaria di prima grado con 9 ragazzi. C’è da dire – aggiunge Melis – che il Comune in questi anni ha speso ingenti risorse proprie e ministeriali per adeguare, a livello impiantistico, l’edificio in modo da garantire gli standard utili alle nuove esigenze di didattica in pluriclasse».</p>
<p>I numeri. Sì, perché sono i numeri a dettare le regole del <em>gioco</em> nella presenza/assenza dei plessi scolastici. Peccato che questo gioco non faccia divertire nessuno, nemmeno i bambini, ancor meno i genitori, in un territorio che ha specificità territoriali vincolanti: «Il dimensionamento fatto su base nazionale – sottolinea Francesco Usai – è per i nostri territori una condanna, poiché tiene conto puramente dei numeri, non considerando le distanze tra paesi e, soprattutto, la viabilità. Non si possono equiparare borghi come Ussassai e Seui a paesi o centri dell’area metropolitana di Cagliari o della stessa provincia cagliaritana, servita da mezzi di trasporto pubblico decisamente più presenti e performanti rispetto ai collegamenti di Arst con orari a dir poco devastanti».</p>
<p>Gli fa eco con lo stesso rammarico Renato Melis: «Siamo la zona più disagiata dell’Isola – rimarca – soprattutto per sanità e scuola. Serve testare nuove modalità di conduzione della didattica per infanzia e primaria che mettano al centro l’esigenza per una famiglia di non doversi spostare, perché il rischio è che l’intero nucleo familiare si trasferisca definitivamente altrove. Così il paese muore».</p>
<p>Sull’importanza fondamentale della scuola quale polo di crescita, di formazione della coscienza civica, di progresso culturale e sociale, i due sindaci sono fermamente convinti. Ecco perché privare i territori del baluardo scolastico è un oltraggio a futuro di bambini e famiglie: «La scuola è il primo avamposto di socialità per un piccolo paese – dice ancora il sindaco di Esterzili –, insostituibile, vitale. Un paese, seppure prettamente anziano, ha più forza se attorno ha anche solo minimamente un servizio scolastico di base, così come il medico o una società sportiva». Concetto, questo, riprese fortemente anche da Usai: «Una comunità per crescere e non scomparire deve poggiare saldamente su una base che consta di tre elementi essenziali: istruzione, sanità, collegamenti. Mancando la prima, il fenomeno spopolamento la fa da padrone e ciò spiega l’eterna emorragia di abitanti».</p>
<p>Restando sulla scuola, le criticità saltano agli occhi: «Il disagio maggiore – rileva il sindaco di Ussassai – è dato dalla distanza da altri centri in cui siano presenti scuole superiori (Lanusei, Jerzu o addirittura Tortoli), legato a un inesistente servizio di trasporto pubblico. Questo non favorisce certo la decisione di restare a vivere qui. Se poi aggiungiamo i tempi di percorrenza o addirittura gli orari – basti pensare che la prima corriera parte alle 6.30 del mattino, la successiva alle 7.15, il rientro non prima delle 15.30 –, capiamo cosa significhi per uno studente o una famiglia lo stress e la fatica giornaliera, fisica oltre che mentale per poter poi studiare alla sera, a cui sono sottoposti. Da qui a decidere perfino di abbandonare lo studio il passo è breve».</p>
<p>Date le premesse, che tipo di futuro è ipotizzabile per i due centri montani della Barbagia di Seulo, propaggini estreme dell’Ogliastra e della diocesi lanuseina? Le tinte sono, ancora una volta, oscure: «Se il plesso di Ussassai resti aperto o meno – chiosa Francesco Usai – è ciò che mi chiedo ogni autunno/inverno quando, in concomitanza con le iscrizioni nelle scuole per l’anno successivo, i dirigenti impietosamente tracciano una linea, a seconda del numero degli iscritti, decretandone, vista la mancanza di alunni, la chiusura, anche a dispetto delle vibranti proteste di amministratori e genitori». Pochi sogni anche sul versante esterzilese: «Purtroppo le sedi che possono migliorare la condizione dei bassi numeri sono troppo distanti per le fasce di età fino ai 13 anni – conferma Renato Melis – e quelle più vicine hanno praticamente lo stesso andamento delle nascite, ovvero attorno allo zero. Una cosa è certa: senza scuola e medico di base il paese non può avere futuro, perché una famiglia giovane non potrà mai decidere di stabilirsi».</p>
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		<title>Le norme, queste sconosciute</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Feb 2026 10:00:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Roberto Comparetti. «Quando chi detiene potere mostra che le regole non valgono per tutti, il patto simbolico si incrina». Lo ha scritto sulle pagine del quotidiano Avvenire, Sara Zambotti, tra gli autori e conduttori della trasmissione radiofonica RaiCaterpillar. L’autrice manifesta i dubbi che in molti viviamo, nel vedere i potenti del mondo senza più]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Roberto Comparetti</strong>.<br />
«Quando chi detiene potere mostra che le regole non valgono per tutti, il patto simbolico si incrina». Lo ha scritto sulle pagine del quotidiano <em>Avvenire</em>, Sara Zambotti, tra gli autori e conduttori della trasmissione radiofonica Rai<span id="more-4389"></span><em>Caterpillar</em>.</p>
<p>L’autrice manifesta i dubbi che in molti viviamo, nel vedere i potenti del mondo senza più remore nella gestione di ciò che è loro affidato, rispetto a chi, ligio al dovere, fa fatica a darsi ragioni per continuare a «fare la cosa giusta». La stragrande maggioranza delle persone rispetta le regole, anche quando sono chiaramente inefficaci, perché queste funzionano come promesse implicite di legittimità e valore sociale.</p>
<p>Come scriveva il sociologo Émile Durkheim, agli inizi del &#8217;900, le norme non servono solo a limitare i comportamenti, ma a rendere prevedibile il mondo sociale, permettendo agli individui di orientarsi e di riconoscersi reciprocamente come membri legittimi di una comunità.</p>
<p>Quando tutto ciò salta, il riconoscimento reciproco diventa problematico, si allentano i freni e si innescano fenomeni difficili poi da controllare (come accade in queste settimane negli Stati Uniti).</p>
<p>È sotto gli occhi di tutti come i potentati economici mal tollerano le regole e con esse chi le fa applicare, ad esempio la tanto vituperata Unione Europea, rea, a loro dire, di porre lacci all’azione economica. In realtà proprio le norme sono vitali per la legittimità e il valore di una società.</p>
<p>In tempi di atomizzazione dei comportamenti personali, di individualismo elevato all’ennesima potenza, dove il <em>Noi</em> trova sempre meno spazio, rispetto a quell’<em>Io</em> che domina i rapporti, risuona quanto Papa Francesco ricordava nel 2021: «In un momento di crisi chi ha compiti di responsabilità anteponga la logica del bene comune alla promozione personale».</p>
<p>Un’indicazione valida non è solo per chi ha potere, perché in fondo ciascun individuo, nelle forme più disparate, ha un qualche margine di manovra. Passare dalla cultura dell’<em>io</em>, dell’individuo, a quella del <em>noi</em>, comunitaria, dove si «fa assieme». Come indicato dal recente <em>Cammino sinodale</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class='shareaholic-canvas' data-app-id='26121299' data-app='share_buttons' data-title='Le norme, queste sconosciute' data-link='https://www.ogliastraweb.it/le-norme-queste-sconosciute/' data-summary=''></div>]]></content:encoded>
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		<title>Giornata Mondiale del Malato 2026. Amare portando il dolore dell&#8217;altro</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 10:15:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Commentando]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ogliastraweb.it/?p=4345</guid>
		<description><![CDATA[di Filippo Corrias. Il prossimo 11 febbraio la Chiesa Cattolica celebra la XXXIV Giornata Mondiale del Malato che ha per tema La compassione del samaritano: amare portando il dolere dell’altro. Papa Leone XIV, attraverso il tema scelto, invita i fedeli cattolici a ritrovare nella compassione la via della prossimità al mondo ferito. La compassione, per]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Filippo Corrias</strong>.<br />
Il prossimo 11 febbraio la Chiesa Cattolica celebra la XXXIV Giornata Mondiale del Malato che ha per tema <em>La compassione del samaritano: amare portando il dolere dell’altro</em>.<br />
Papa Leone XIV, attraverso il tema scelto, invita i fedeli cattolici a ritrovare nella compassione la via della prossimità al mondo ferito.<br />
La compassione, per il linguaggio biblico, non è un sentimento o un’emozione<span id="more-4345"></span>effimera, è invece un termine che denota il movimento, quasi una forza che trasforma spazio e tempo. In altri termini la compassione è <em>l’amore che si ferma</em>, <em>tocca</em>, <em>accompagna</em> e <em>si fa carico</em>. Proprio per questo è necessario rallentare il passo, lasciarsi toccare dal dolore e suscitare la prossimità nel cuore di molti.</p>
<p>Eloquenti a questo proposito sono le parole che papa Giovanni Paolo II scrisse, più di quarant’anni fa, nella Lettera Apostolica <em>Salvifici doloris</em>, sul senso umano della sofferenza, commentando la parabola del buon Samaritano raccontata da Luca: «La parabola del buon Samaritano indica quale debba essere il rapporto di ciascuno di noi verso il prossimo sofferente. Non ci è lecito <em>passare oltre</em> con indifferenza, ma dobbiamo <em>fermarci</em> accanto a lui. Buon Samaritano è <em>ogni uomo, che si ferma accanto alla sofferenza di un altro uomo, </em>qualunque essa sia. Quel fermarsi non significa curiosità, ma disponibilità. Questa è come l&#8217;aprirsi di una interiore disposizione del cuore, che ha anche la sua espressione emotiva. Buon Samaritano è <em>ogni uomo sensibile alla sofferenza altrui, </em>l&#8217;uomo che <em>si commuove</em> per la disgrazia del prossimo. Se Cristo, conoscitore dell&#8217;interno dell&#8217;uomo, sottolinea questa commozione, vuol dire che essa è importante per tutto il nostro atteggiamento di fronte alla sofferenza altrui. Bisogna, dunque, coltivare in sé questa sensibilità del cuore, che testimonia la <em>compassione </em>verso un sofferente. A volte questa compassione rimane l&#8217;unica o principale espressione del nostro amore e della nostra solidarietà con l&#8217;uomo sofferente.</p>
<p>Tuttavia, il buon Samaritano della parabola di Cristo non si ferma alla sola commozione e compassione. Queste diventano per lui uno stimolo alle azioni che mirano a portare aiuto all&#8217;uomo ferito. Buon Samaritano è, dunque, in definitiva <em>colui che porta aiuto nella sofferenza, </em>di qualunque natura essa sia.</p>
<div class='shareaholic-canvas' data-app-id='26121299' data-app='share_buttons' data-title='Giornata Mondiale del Malato 2026. Amare portando il dolore dell&#039;altro' data-link='https://www.ogliastraweb.it/giornata-mondiale-del-malato-2026-amare-portando-il-dolore-dellaltro/' data-summary=''></div>]]></content:encoded>
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		<title>Dalla Caritas racconti di rinascita La storia di Manuel</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Dec 2025 12:02:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Paolo Balzano. La Caritas della Diocesi di Lanusei continua a incontrare storie sorprendenti e a volte disarmanti. Spesso molti lavoratori arrivano dalle ricche regioni del Nord Italia in Sardegna, attratti dall’immaginedel turismo di alta qualità che è particolarmente sviluppato in estate. Una sorta di emigrazione al contrario dal Nord al Sud, che non sempre]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Paolo Balzano.</strong><br />
La Caritas della Diocesi di Lanusei continua a incontrare storie sorprendenti e a volte disarmanti. Spesso molti lavoratori arrivano dalle ricche regioni del Nord Italia in Sardegna, attratti dall’immagine<span id="more-4310"></span>del turismo di alta qualità che è particolarmente sviluppato in estate. Una sorta di emigrazione al contrario dal Nord al Sud, che non sempre offre reali opportunità di lavoro dignitoso. Anzi capita che questi giovani possano perdere il posto da un giorno all’altro, e trovarsi in serie difficoltà. Così il <em>centro di ascolto</em> diocesano della Caritas, soprattutto nella sede costiera di Tortolì, diventa luogo di rifugio e accoglienza per ragazzi italiani che, colpiti da precarietà, sottoccupazione e sfruttamento, si trovano per strada e senza un soldo. Privi anche delle risorse per tornarsene a casa.</p>
<p>È il caso di Manuel un ragazzo di una città della Bassa padana. Un trascorso difficile, segnato da una convivenza da giovanissimo che lo porta a diventare forse troppo presto padre, lavori saltuari, mai stabili. Il ragazzo cerca un lavoro nella speranza di dare una svolta alla propria vita. Una storia questa di emarginazione e difficoltà a stabilizzarsi socialmente, con l’ansia permanente di non riuscire a mantenere bene la famiglia, di perdere la responsabilità genitoriale e non vedere più i propri bambini.</p>
<p>Manuel tenta una nuova strada e cerca in Sardegna di rimettere in sesto la sua vita, facendo la stagione. Invece tutto va storto. Arriva nell’isola attratto da una buona offerta: circa 1200 euro netti, per sei ore giornaliere, che si trasformano invece in 12 di fatto, secondo il suo racconto. Lavoro irregolare, alloggio con altri lavoratori nella stessa azienda, in una struttura sporca e promiscua. Manuel va avanti per un po’, cerca di adattarsi, perché ha bisogno di lavorare per i suoi bimbi. Ma poi ha come uno scatto di dignità e prova a rivendicare i suoi diritti. Risultato: Manuel perde il posto e con esso anche l’alloggio. Così finisce per strada, dormendo in spiaggia. La situazione va avanti per giorni. Trova un lavoretto come lavapiatti. Ma dormire all’addiaccio è dura. Il clima caldo e gli insetti si fanno sentire. Il piccolo paradiso della spiaggia diventa un piccolo inferno.</p>
<p>Qualcuno se ne rende conto, e gli arriva un consiglio: «Vai alla Caritas, lì ti possono dare almeno ascolto!». Manuel fa così. In Caritas trova non solo ascolto, ma anche accoglienza.</p>
<p>Quel che più colpisce gli operatori non è la sua storia di sfruttamento e precarietà, sono tante le storie come questa, ma la sua profondità, la dolcezza che l’accompagna nel parlare di quanto ha vissuto. Mai una parola in più, mai un insulto contro chi lo ha trattato male, solo la verità e sempre la preoccupazione per la famiglia, per i bimbi. La scelta condivisa è di rientrare nel suo comune, ricercando un lavoro e trovando un contatto più diretto con i Servizi sociali.</p>
<p>Manuel viene quindi aiutato a ritornare dalla sua famiglia e, arrivato a casa, scrive un bel messaggio al direttore diocesano della Caritas: «Cara Cristiana, voglio ringraziarti con tutto il cuore per il tuo gesto di grande gentilezza e umanità. In un momento difficile, sei stata per me un vero dono, un segno concreto di speranza e amore che porterò sempre nel cuore. La tua presenza e il tuo aiuto hanno toccato profondamente la mia anima. Grazie davvero. Che la vita ti restituisca tutto il bene che hai saputo donare. Con affetto e gratitudine».</p>
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		<title>Il grande valore della politica</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Oct 2025 07:49:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Augusta Cabras. «Non si dica quella solita frase poco seria: la politica è una cosa brutta! No: l&#8217;impegno politico – cioè l&#8217;impegno diretto alla costruzione cristianamente ispirata della società in tutti i suoi ordinamentia cominciare dall&#8217;economico – è un impegno di umanità e di santità: è un impegno che deve potere convogliare verso di]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Augusta Cabras</strong>.<br />
«Non si dica quella solita frase poco seria: <em>la politica è una cosa brutta!</em> No: l&#8217;impegno politico – cioè l&#8217;impegno diretto alla costruzione cristianamente ispirata della società in tutti i suoi ordinamenti<span id="more-4276"></span>a cominciare dall&#8217;economico – è un impegno di umanità e di santità: è un impegno che deve potere convogliare verso di sé gli sforzi di una vita tutta tessuta di preghiera, di meditazione, di prudenza, di fortezza, di giustizia e di carità».</p>
<p>Umanità e santità. Che vertigine!</p>
<p>No, non siamo più abituati a collegare la parola <em>politica </em>a queste due parole gigantesche.</p>
<p>La visione e l’azione di Giorgio La Pira costituisce un faro potente ancora oggi, nel mezzo di un tempo precario, a tratti vuoto, di ideali e di azione concreta che si orienta alla costruzione e al mantenimento del bene comune.</p>
<p>Perché questo, si sa, dovrebbe fare la politica e invece ci troviamo sempre di più nel mezzo di una battaglia inutile tra frazioni, tra una destra e una sinistra che hanno perso identità, voce, ideali e forse pure la rotta. Non è questione di pessimismo o di lamentazione. È ciò che tristemente ci restituisce la situazione attuale. Mai come in questi ultimi anni la politica e la chiamata all’impegno è lontana dalla vita dei cittadini.</p>
<p>Il dato sull’astensionismo ha toccato un punto a cui mai si era arrivati prima. Un recente rapporto dell&#8217;Istat sulla partecipazione politica in Italia mette in relazione l&#8217;astensionismo con la partecipazione politica, come informarsi e parlare di politica<strong>. </strong><strong>Le persone che una volta a settimana si informano</strong>, magari guardando un telegiornale, leggendo un quotidiano o attraverso la rete, <strong>sono meno della metà: il 48,9%. Vent&#8217;anni fa erano vicini al 60%</strong><strong>.</strong></p>
<p>È un segno di protesta questo o un segno di scarso interesse? Probabilmente entrambe le cose.</p>
<p>La politica forse ora si fa in contesti ristretti, chiusi, protetti, dove entrano in gioco più le questioni di potere, di equilibri da mantenere, che gli interessi di ordine generale. Ma certo non si può semplificare.</p>
<p>Chiaro è che serve tornare a un’<em>educazione</em> politica, a una sensibilizzazione che porti all’impegno e alla cittadinanza attiva, serve una formazione, forse anche una <em>scuola</em> di politica.</p>
<p>Ma come fare? Da dove ripartire? Qualche segnale inizia a vedersi, le sedi di partito iniziano a riaprire le porte: serve incontrarsi e mettere al centro dell’azione politica il dialogo costante con le persone, per avvicinare l’azione politica ai cittadini, per interpellarli, coinvolgerli, ascoltare le loro istanze, non solo durante le campagne elettorali.</p>
<p>È necessario guardare a uomini e testimoni come Giorgio La Pira. Serve avere modelli di santità, anche in politica.</p>
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		<title>Padre Morittu, Premio Persona Fraterna 2025</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Oct 2025 10:52:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Giacomo Mameli. Al fonte battesimale di Santa Maria Bambina di Bonorva, dov&#8217;era nato il 29 settembre 1946, gli impongono il nome di Salvatore, «contro il volere di tutti, lo aveva scelto mamma Antonia che si invocava ogni giorno a San Salvatore da Horta».Quanto aveva visto lontano quella donna: da mezzo secolo Padre Salvatore Morittu]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Giacomo Mameli.</strong><br />
Al fonte battesimale di Santa Maria Bambina di Bonorva, dov&#8217;era nato il 29 settembre 1946, gli impongono il nome di Salvatore, «contro il volere di tutti, lo aveva scelto mamma Antonia che si invocava ogni giorno a San Salvatore da Horta».<span id="more-4260"></span>Quanto aveva visto lontano quella donna: da mezzo secolo Padre Salvatore Morittu – insignito del Premio <em>Persona Fraterna</em> durante l&#8217;ultima Pastorale del Turismo delle Diocesi di Lanusei e Nuoro alla Caritas di Tortolì – ha dedicato la sua vita di francescano a “salvare” i più deboli, i più fragili di quel <em>Mondo X</em> respinto da una società di egoismi.</p>
<p>Il 3 dicembre 1985 era entrato nella redazione de <em>L&#8217;Unione Sarda</em>, in Terrapieno a Cagliari, a dare la notizia del primo morto di Aids in Sardegna, Gianfranco Marotta, noto “Pipeta”. Padre Morittu – che aveva casa nel Convento di San Mauro – aveva parlato col giornalista Marco Manca che si occupava con cuore e intelligenza degli emarginati. Con la forza della ragione aveva ottenuto la prima pagina «per far capire l&#8217;emergenza sociale che sta esplodendo nelle nostre case».</p>
<p>La dolcissima sera del 16 agosto di questo 2025, nell&#8217;anfiteatro ogliastrino che lo ascolta in silenzio religioso, Padre Morittu traccia un percorso professionale che lo eleva tra i “salvatori” di tante umanità sofferenti e incomprese. Sembra di risentire la sua denuncia contro l&#8217;apatia dei più. «Da quel 3 dicembre, tutto è peggiorato: sono aumentate le droghe, aumentati gli spacciatori, aumentati i consumatori tra i 13 e i 58 anni. Con i miei collaboratori abbiamo cercato di caricarci un bagaglio drammatico di fallimenti per dare speranza, vivere in un mondo e un <em>modo</em> diverso».</p>
<p>Pochi nomi e poche cifre raccontano tante mani d&#8217;aiuto lanciate da Salvatore Morittu. Partendo da <em>S&#8217;Aspru</em> (campagne di Siligo) ristrutturando – grazie a Mons. Paolo Carta – una struttura vandalizzata. Poi Cagliari, dove tutto inizia nel 1980. Cinque anni dopo sorge la comunità di <em>Camp&#8217;e Luas</em> nelle campagne di Uta. Qui trovano severità e metodo educativo, tossicodipendenti, eroinomani, cocainomani, alcolisti e più di recente i ludopatici. E poi il centro di accoglienza di Sassari dove ogni settimana venti bisognosi di attenzioni trovano ascolto.</p>
<p>Tutto nello spirito francescano. «Dopo il ginnasio mi ritrovo in Toscana, <em>Monte La Verna</em>, dove San Francesco aveva ricevuto le stimmate». Il faro? «Padre Eligio Gelmini, fondatore della prima Comunità in Italia. L&#8217;ispirazione mi giunse da Padre Dario Pili di Aritzo: il 19 novembre 1978 mi propose di seguire la strada-Gelmini».</p>
<p>Sacerdote dal 1972, laureato in Teologia Biblica e Psicologia, Padre Morittu è nominato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella <em>Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana</em>. Ora dovrà pensare a far vivere un miracolo. C&#8217;è Padre Stefano Gennari, di Pesaro, sacerdote da sette anni, laurea in Scienza dell&#8217;educazione. Era al suo fianco alla Pastorale mentre riceveva da Mons. Antonello Mura e da Maria Sofia Pisu il Premio <em>Persona Fraterna</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ricordando Mons. Antioco Piseddu. L&#8217;attività di promozione culturale</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jul 2025 07:32:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Tonino Loddo. Il magistero del vescovo si è ampiamente concretizzato anche nel campo della promozione della cultura. All&#8217;indomani del suo arrivo, innanzitutto, provvedeva a rifondare (aprile 1982) il giornaleL&#8217;Ogliastra che vantava una lunga e gloriosa storia e che aveva cessato le sue pubblicazioni nel 1965; «vorrei che fosse il giornale di tutti – disse]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Tonino Loddo</strong>.<br />
Il magistero del vescovo si è ampiamente concretizzato anche nel campo della promozione della cultura. All&#8217;indomani del suo arrivo, innanzitutto, provvedeva a rifondare (aprile 1982) il giornale<span id="more-4223"></span><em>L&#8217;Ogliastra</em> che vantava una lunga e gloriosa storia e che aveva cessato le sue pubblicazioni nel 1965; «vorrei che fosse il giornale di tutti – disse –; dei sacerdoti, come aiuto al loro ministero, degli ogliastrini per farli sentire più uniti e consci dei loro valori, di tanti altri amici dell&#8217;Ogliastra».<br />
Da allora sono passati oltre trenta anni e il mensile diocesano non ha mai perso un solo colpo, giungendo puntualissimo nelle case di oltre 3.000 abbonati.</p>
<p>Tre sono state le direttrici di fondo intorno alle quali si è mossa l&#8217;attività del giornale, secondo le indicazioni di mons. Piseddu: «<em>ecclesialità,</em> perché si tratta di un&#8217;iniziativa della Chiesa diocesana che vuole essere al servizio della buona notizia del Vangelo; <em>territorialità</em>, perché vuole dare voce al territorio, specie alle classi più umili; <em>positività e apertura al futuro</em>, perché deve essere una voce che educa alla speranza e favorisce la valorizzazione di tutte le potenzialità». E il giornale non è mai venuto meno a questa sua vocazione accogliendo, accanto a contributi di firme prestigiose, anche contributi non specialistici che gli hanno donato vivacità e aderenza al territorio, creando tra esso e la Chiesa che vi opera un «indivisibile binomio». Un giornale che, comunque la si pensi, resta un fondamentale punto di riferimento per cogliere non solo gli aspetti più rilevanti della storia del territorio nell&#8217;ultimo trentennio, ma per coglierne anche gli umori e lo spirito profondo; un giornalismo che è insieme narrazione e approfondimento, racconto e riflessione, secondo le limpide indicazioni del Concilio Vaticano II.</p>
<p>Accanto e insieme a questa testata, mons. Piseddu ne ha fermamente voluto anche una seconda, dal carattere più specialistico e dall&#8217;andamento accademico. Si tratta di <em>Studi Ogliastrini</em>, una pubblicazione periodica giunta al numero 11 (2012) [al 2022 si è giunti al numero 18] che, secondo il pensiero del vescovo, «amplia il campo del suo [il riferimento è a <em>L&#8217;Ogliastra</em>, ndr] impegno. Essa ha impostazione rigorosamente scientifica e intende approfondire i grandi temi riguardanti le radici della cultura del territorio».<br />
La rivista fu fondata (1984) dal padre Vincenzo Maria Cannas che ne curò i primi quattro numeri, affidandola poi al vescovo che ne nominò direttore Tonino Loddo. Nel corso di questo trentennio, la rivista ha approfondito vari aspetti della storia del territorio offrendo agli specialisti spunti di vasto interesse e aprendo anche nuove piste di indagine, grazie ai saggi firmati sia da illustri personalità della cultura isolana che da giovani – ma non meno valenti – ricercatori.</p>
<p>Accanto e insieme a questi periodici, mons. Piseddu ha dato vita (1993) anche a una vera e propria collana editoriale, denominata <em>Biblioteca Ogliastrina</em>, in cui sono comparse interessanti monografie che illustrano diversi aspetti della storia della Chiesa locale. Così ne dichiarava apertamente l&#8217;intento, presentando il primo volume: «la Biblioteca vuole mettere a disposizione&#8230; validi strumenti culturali, come fonte cui soddisfare la curiosità intellettuale, perché crescano gli amanti del sapere. Essa vorrebbe essere testimonianza e frutto del <em>pensare in grande</em> che ci ha ispirato in questi anni e stimolo ad ampliare ancora gli orizzonti per individuare le nuove frontiere e coraggiosamente <em>prendere il largo</em> per raggiungerle». Finora sono comparsi nella collana 6 volumi.</p>
<p>Per dare solidità e concretezza a questo impegno e consentirgli di durare nel tempo, nel 1992 mons. Piseddu fondò l&#8217;Associazione Culturale Sarda Ogliastra, «con l&#8217;intento di adoperarsi fattivamente per la crescita socio-culturale della Sardegna e in particolare della popolazione dell&#8217;Ogliastra, e di favorire la diffusione dei più validi strumenti moderni per la promozione della cultura in tutte le classi sociali».</p>
<p>Per attualizzare e rendere vigoroso tale indirizzo, l&#8217;Associazione – mettendo a frutto un&#8217;intuizione del vescovo – diede subito vita (1993) a un&#8217;impresa che sulle prime poté anche sembrare eccessivamente ambiziosa, ma che – evidentemente – tale non era, considerato che dura fino al presente, in un crescendo successo di pubblico e di qualificata partecipazione. Si tratta del Premio di saggistica <em>Ogliastra &#8211; San Giorgio vescovo</em>, giunto nel 2013 alla XXI edizione che, negli anni, ha visto progressivamente mutare e crescere le sezioni, passando dalla saggistica edita (che rimane sempre prioritaria), alla saggistica inedita e perfino ai prodotti multimediali [Nel 2025 sono XXXI le edizioni del Premio].</p>
<p>Ma l&#8217;attività dell&#8217;Associazione non s&#8217;è mai fermata alla semplice organizzazione del Premio, giacché si è estesa – sempre con il paterno incoraggiamento del vescovo – «a molte delle attività previste dallo statuto al fine di diffondere la cultura attraverso i mezzi di comunicazione sociale, specie nella presentazione di libri, giornali e riviste; ha promosso anche scuole di formazione sociale e politica, corsi, seminari di studio, conferenze, dibattiti con l&#8217;apporto di illustri docenti universitari e personaggi rappresentativi della cultura isolana e non solo».</p>
<p>Nonostante le difficoltà legate alle mutate condizioni culturali e sociali e grazie alla collaborazione dei presidi don Gavino Lai ed Ernesto Nieddu, finché le condizioni legislative lo hanno consentito, è riuscito a portare avanti l&#8217;Istituto Magistrale paritario e legalmente riconosciuto poi diventato Liceo Pedagogico. Nell&#8217;impossibilità di ricordare tutte le attività culturali messe in atto dal mons. Piseddu, ricordiamo infine l&#8217;attivazione (1982) del Centro Diocesano Ministeri e di una scuola di formazione teologico-catechistica che si trasformerà nel tempo nell&#8217;Istituto Diocesano di Scienze Religiose, che ha formato (conferendo il Magistero in Scienze Religiose) ben sessanta giovani ogliastrini e non solo.</p>
<p>Sempre all&#8217;interno di questo speciale impegno culturale, nel 1982 aprì il Museo Diocesano d&#8217;Ogliastra e ristrutturò l&#8217;archivio e la biblioteca diocesani, dedicando a essi l&#8217;intero primo piano dell&#8217;edificio del Seminario Vescovile.</p>
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		<title>ProgeNIA, l’eccellenza scientifica a chilometro zero</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jun 2025 09:29:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Maria Franca Campus. Sorge in uno stabile apparentemente anonimo, uno come tanti, abbarbicato nella Lanusei di montagna. Un edificio con pareti giallastre e infissi rossi, che casualmente rimandano ai colori di siero esangue esaminati nel suo laboratorio. La via su cui si erge è stata ribattezzata con un nome che suona come una rinnovata]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di<strong> Maria Franca Campus</strong>.<br />
Sorge in uno stabile apparentemente anonimo, uno come tanti, abbarbicato nella Lanusei di montagna. Un edificio con pareti giallastre e infissi rossi, che casualmente rimandano ai colori di siero e<span id="more-4187"></span>sangue esaminati nel suo laboratorio. La via su cui si erge è stata ribattezzata con un nome che suona come una rinnovata speranza e una promessa: <em>via della Ricerca</em>.<br />
Stiamo parlando di ProgeNIA, il laboratorio di ricerca genetica e biomedica nato 24 anni fa dall’intuizione di Giuseppe Pilia, lo scienziato di Lanusei che portò a casa le competenze maturate tra l’Ogliastra, Cagliari e gli Stati Uniti e – in controtendenza con la tradizionale fuga di cervelli dalla Sardegna all’America – portò idee, scienza e finanziamenti dal paese della <em>Grande Mela</em> alla città delle ciliegie. Era il 17 novembre 2001, agli albori del ventunesimo secolo, quando a Lanusei venne inaugurato il centro ProgeNIA, ospitato in una ex scuola elementare, la stessa dove Giuseppe Pilia aveva imparato a leggere e far di conto. Anche quello era un simbolo che suonava come una speranza e una promessa. Che non sono state deluse visto che dopo quasi un quarto di secolo continua a raccogliere e analizzare il DNA degli ogliastrini e fare di questa parte di mondo uno scrigno di scienza ad alta definizione.</p>
<p>Un progetto che ha messo insieme l’Istituto di Ricerca genetica e biomedica (Irgb) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Cagliari e il <em>National Institute on Aging</em> di Baltimora, Stati Uniti, inserito nel <em>National Institute of Health</em> che finanzia il progetto di studio sull’invecchiamento dal suo avvio. Come è stato tante volte raccontato il programma prevedeva 6 mila partecipanti, che significa il 10% dell’Ogliastra in laboratorio: giovani e anziani, uomini e donne di Lanusei, Arzana, Elini e Ilbono, i paesi coinvolti.</p>
<p>Giuseppe Pilia è scomparso prematuramente nel 2005 a soli 43 anni, lasciando in vita il suo progetto di appena 4 anni, ma con basi solide per continuare a crescere.<br />
Oggi il responsabile della sede di Lanusei è Edoardo Fiorillo che guida il laboratorio da una decina d’anni e spiega perché ProgeNIA è un’eccellenza: «Non esistono altri centri come questo in tutta Italia e anche a livello europeo non esistono altri luoghi dove sia possibile avere una casistica longitudinale di questo tipo», che permette di ripetere osservazioni e analisi sullo stesso campione di individui a regolari intervalli di tempo. Un campione d’eccezione composto da soggetti appartenenti a una popolazione poco numerosa con tratti comuni che non sono stati intaccati da fenomeni di immigrazione e inoltre facilmente accessibile.<br />
«Una corte che molti ricercatori ci invidiano», sottolinea Fiorillo, proponendo che la chiacchierata su ProgeNIA inizi con una visita della struttura. E in effetti dal di dentro quell’edificio giallastro con gli infissi rossi assume un altro volto: non è anonimo e indistinto, ma diventa pluridimensionale. Nel percorrerlo, da un piano all’altro, si varcano i confini dello spazio e del tempo e ci si sente tra presente, passato e futuro a respirare l’aria fresca della ricerca che si percepisce negli ambulatori e nei laboratori dotati di macchinari all’avanguardia, nella sala conferenze e negli uffici illuminati da vetrate fronte mare, a rappresentare gli ampi orizzonti dello studio scientifico. E si respira aria di conoscenza unita a umanità, famiglia, e passione.</p>
<p>L’America sembra vicina attraverso le parole di Edoardo Fiorillo che raccontano di contatti molti frequenti con il <em>partner</em> a stelle e strisce attraverso chiamate, videoconferenze e anche incontri in presenza. Lo stesso David Schlessinger, direttore del compartimento di genetica del <em>National Institute on Aging</em> di Baltimora è venuto più volte a Lanusei. Nel Maryland «esiste uno studio parallelo al nostro che – informa Fiorillo – è la base per ricerche ulteriori».<br />
Anche in Sardegna il progetto originario è in continua espansione. Di recente è stato avviato uno studio sulle demenze che si snoda su 4 nuove sedi distaccate che permetteranno un approfondimento ampio e capillare del problema. E Lanusei rimane la cabina di regia. D’altra parte lo stesso Antonio Cao, che era il direttore dell’Istituto di ricerca sulle talassemie, nel giorno della sua inaugurazione aveva affermato: «ProgeNIA nasce a Lanusei, perché Lanusei è il centro del centro della Sardegna», in barba al ritornello auto commiserante di area periferica, di <em>isola nell’Isola</em>.</p>
<p>Continuando la visita della struttura entriamo nel laboratorio che accoglie biologhe, biologi e biotecnologi e, a fianco, l’ufficio informatico con due specialisti. Poi torniamo al piano terra dove si trovano la sala d’attesa, l’accettazione e gli ambulatori dove un <em>team</em> di medici, infermieri e una <em>receptionist</em> accolgono i volontari. Tutti vengono sottoposti a una serie di esami, visite, test che negli anni sono stati affinati, ma non sono cambiati tanto. Nello <em>staff</em> ci sono persone che sono qui dal 2001 e «questa continuità costituisce un valore aggiunto per il laboratorio».<br />
Nel seminterrato ci sono le celle che custodiscono il tesoro: il DNA di 8 mila partecipanti conservato a meno 80 gradi. Sembra di essere in una grande biblioteca che contiene in archivio materiale genetico classificato e protetto. In quelle provette c’è il segreto della longevità? «No – sentenzia Fiorillo buttando all’aria la favola dei sardi più longevi del mondo perché detentori del gene della lunga vita –. Non esiste un unico fattore determinante». Chi campa cento anni e più, non deve ringraziare un <em>super gene</em>, ma lo deve a diversi elementi legati all’ambiente e allo stile di vita. «La ricerca – spiega – conferma quello che mi diceva mia nonna: è importante una corretta alimentazione, la regolare attività fisica, eccetera eccetera».</p>
<p>Ecco che la scienza sigilla gli antichi saperi; prova e dimostra ipotesi di vecchia data. E a dirla tutta perché si vive più a lungo appare secondario, l’attenzione è tutta sul percorso, sul cammino verso l’invecchiamento. Ma non finisce qui: oggi gli studiosi di ProgeNIA hanno la possibilità di fare un viaggio nel tempo attraverso i loro dati raccolti, sequenziati, archiviati. Quel lavoro pluriventennale lo si può scorrere a ritroso e di nuovo in avanti per rintracciare il percorso molecolare, l’evoluzione di una patologia e arrivare alla prevenzione. Questo è lo scopo ultimo: educare alla prevenzione e alla promozione della salute individuale e collettiva come si legge sulla pagina <em>Facebook</em> del centro, continuamente aggiornata e interattiva.</p>
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