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	<title>OgliastraWeb &#187; In Evidenza</title>
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	<description>Periodico Diocesano</description>
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		<title>Non mandiamo a dormire i sognatori!</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 10:21:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[di Mons. Antonello Mura. Largo ai sognatori è il tema della XII edizione della Pastorale del turismo delle nostre due Diocesi. Da tempo era come incubato, in attesa. Finalmente è diventato realtà. Come quei sogni che nel cuore e nella mente rimangono in letargo per lungo tempo, poi arriva il momento giusto perché siano rivelati.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Mons. Antonello Mura</strong>.<br />
<em>Largo ai sognatori</em> è il tema della XII edizione della Pastorale del turismo delle nostre due Diocesi. Da tempo era come incubato, in attesa. Finalmente è diventato realtà. Come quei sogni che nel cuore e nella mente rimangono in letargo per lungo tempo, poi arriva il momento giusto perché siano rivelati. E questo 2026 è davvero<span id="more-4476"></span>l’anno più adatto.</p>
<p><em>Sognare</em> è facile ed è quasi automatico farlo di notte, quando si dorme. In questi casi molti dettagli ci sfuggono, persino il senso è senza logica e risulta evidente il contrasto con la realtà. Quando ci svegliamo, recuperarne la trama aggrovigliata è compito dei professionisti dell’inconscio più che della nostra memoria.</p>
<p>Molto più importante sognare a occhi aperti. E anche indispensabile. Coloro che hanno gli occhi ben spalancati sulla realtà possono guardare oltre il visibile, con la possibilità (e il coraggio) di intravedere e di preparare quello che (ancora) non si vede.</p>
<p>Queste persone, che ci sono quanto mai necessarie, sono quelle <strong>–</strong> come diceva Carlo Petrini <strong>–</strong> che <em>seminano utopia e raccolgono realtà</em>.</p>
<p><strong>Anche Don Lorenzo Milani </strong>raccomandava di avere il coraggio di sognare perché, scriveva, è necessario «sfottere crudelmente non chi cammina in basso, ma chi <em>mira</em> in basso,rinfacciargli ogni giorno la sua vuotezza, la sua miseria, la sua inutilità, la sua incoerenza».</p>
<p><strong><em>Largo ai sognatori</em></strong><strong>, </strong>quindi. Meglio se con gli occhi aperti. Tra i protagonisti della Pastorale del turismo di quest’anno troviamo testimonianze esemplari, talvolta faticose, di sogni realizzati o da realizzare. Troviamo anche sogni infranti o da ricostruire. Troviamo storie di vita vissuta, con riferimenti attuali o al passato.</p>
<p>Un’edizione ampia quanto il tema, con oltre ottanta ospiti che, a vario titolo e in diverse modalità, parlano di sé, delle proprie storie e del mondo che incontriamo. Un mondo, che – purtroppo – sa spegnere i sogni di vita, di speranza e anche di fede, con una facilità che può apparire perfino sospettosa.</p>
<p><em>Sulla luna e sulla terra fate largo ai sognatori, diceva </em>Gianni Rodari, che ai poeti, in particolare, attribuiva la capacità di sognare. Questi sogni custodiamoli – dentro e attorno a noi – ed evitiamo che vadano a dormire!</p>
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		<title>Come custodire questa &#8220;magnifica umanità&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 10:10:18 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[di Mons. Antonello Mura. Straordinario il titolo della prima enciclica di papa Leone XIV: Magnifica humanitas (MH). Immediatamente evoca uno sguardo e una lettura dell’umanità senza barriere e senza pregiudiziali. Evitando paure e disarmando contrapposizioni irrazionali. Leone XIV, con questo atto magisteriale,ci aiuta a liberarci da astrazioni e intransigenze che non renderebbero ragione del ruolo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Mons. Antonello Mura</strong>.<br />
Straordinario il titolo della prima enciclica di papa Leone XIV: Magnifica humanitas (MH). Immediatamente evoca uno sguardo e una lettura dell’umanità senza barriere e senza pregiudiziali. Evitando paure e disarmando contrapposizioni irrazionali. Leone XIV, con questo atto magisteriale,<span id="more-4444"></span>ci aiuta a liberarci da astrazioni e intransigenze che non renderebbero ragione del ruolo e della presenza della Chiesa nella storia. Siamo in epoche molto diverse da quelle di Leone XIII, ma la Chiesa ha lo stesso desiderio evangelico di offrire liberamente sapienza.</p>
<p>«Se a suo tempo Leone XIII parlava di “nuove questioni” (Rerum novarum), oggi non possiamo semplicemente ripetere i suoi preziosi insegnamenti, ma dobbiamo chiedere a Dio la saggezza per interpretare le grandi tendenze del nostro tempo» (MH 4).</p>
<p>Oggi come allora si tratta di leggere e interpretare quanto sta avvenendo nel mondo, sentendosene parte e contribuendo a dialogare con le scienza e le tecnologie. Non si tratta, come si legge in qualche avventato commento, di rischiare di tradire la fede, ma di camminare con l’umanità e nell’umanità tenendo fermi i propri princìpi che, ricorda il Papa, sono la Scrittura e la Tradizione.</p>
<p>«Desideriamo entrare in dialogo con tutti gli uomini e le donne del nostro tempo, insieme ai quali prendiamo parte agli avvenimenti, alle domande e alle aspirazioni dell’umanità» (MH 2). Non pochi commentatori hanno visto riecheggiare in queste parole quelle altrettanto straordinarie della <em>Gaudium et spes</em>, una delle Costituzioni del Concilio Vaticano II, nella quale la Chiesa afferma che «nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore» (n. 1).</p>
<p>Questa magnifica umanità va amata e custodita, sia nel lavoro come riflettendo sulle conseguenze dell’Intelligenza Artificiale (IA). C’è un umanesimo da recuperare, che passa dalla parola, dal volto, dalle mani e dal cuore di esseri umani: «Quando la parola viene simulata, essa non costruisce una relazione, ma una sua parvenza. L’imitazione artificiale della relazione di cura o di accompagnamento può diventare pericolosa» (MH 100).</p>
<p>Per questo le scelte di mercato e il progresso tecnologico, compresa l’IA, non potranno mai sostituire la dignità di ogni essere umano e il valore del suo lavoro.</p>
<p>Non bisogna perdere di vista, quindi, la costruzione di un mondo «a misura d’uomo» che, anche nel percorso di conoscenza, comporta una necessaria e ineludibile esperienza del limite. Questo non significa chiusura alle scoperte o a nuovi traguardi (genetica, robotica, tecnologia, intelligenza artificiale), quanto la conferma che «è proprio nel nostro essere limitati che trovano spazio la compassione, la sincera inquietudine di fronte ai bisogni degli altri, la generosità che sorprende anche in mezzo all’oscurità e al fallimento» (MH 119). «Dobbiamo ricordare che l’umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite» (MH 118).</p>
<p>«Evitiamo, dunque – scrive il Papa – la «sindrome di Babele»: l’idolatria del profitto che sacrifica i deboli, l’uniformità che appiattisce le differenze, la pretesa di un linguaggio unico – anche digitale – capace di tradurre tutto, persino il mistero della persona, in dati e prestazioni» (MH 10). Un’enciclica da leggere e su cui riflettere, che ci aiuta a credere nella storia perché essa continua a essere illuminata da una Sapienza che la guida.</p>
<p><strong>✠Antonello Mura</strong></p>
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		<title>Se la Pasqua incoraggia i sognatori</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 10:22:55 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[di Mons. Antonello Mura. Sulla luna, per piacere, non mandate un generale: ne farebbe una caserma con la tromba e il caporale. Non mandateci un banchiere sul satellite d’argento, o lo mette in cassaforte per mostrarlo a pagamento. Non mandateci un ministro col suo seguito di uscieri: empirebbe di scartoffie i lunatici crateri. Ha da]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Mons. Antonello Mura</strong>.<br />
<em>Sulla luna, per piacere, non mandate un generale: </em><br />
<em>ne farebbe una caserma con la tromba e il caporale. </em><span id="more-4404"></span><br />
<em>Non mandateci un banchiere sul satellite d’argento, </em><br />
<em>o lo mette in cassaforte per mostrarlo a pagamento. </em><br />
<em>Non mandateci un ministro col suo seguito di uscieri: </em><br />
<em>empirebbe di scartoffie i lunatici crateri.<br />
Ha da essere un poeta sulla Luna ad allunare: </em><br />
<em>con la testa nella luna lui da un pezzo ci sa stare…<br />
A sognar i più bei sogni è da un pezzo abituato: </em><br />
<em>sa sperare l’impossibile anche quando è disperato.<br />
Or che i sogni e le speranze si fan veri come fiori, </em><br />
<em>sulla luna e sulla terra fate largo ai sognatori! </em></p>
<p>(<strong>Gianni Rodari,</strong> <em>Filastrocche per tutto l&#8217;anno</em>, Torino, Einaudi 2010)</p>
<p>Per favore, fate largo ai sognatori! Il tempo pasquale ci sta riconsegnando la certezza che Dio non si accontenta di leggere la realtà, non ne prende atto con rassegnazione, vuole proprio cambiarla. Per questo paga un prezzo alto, il più grande di tutti: dare la vita.<br />
Ma un amore così, la Pasqua di Gesù ce lo conferma, non andrà mai perduto. Diventa fecondo, diventa vita. Compie risurrezioni, ogni giorno.<br />
Trovo la poesia di Gianni Rodari straordinaria, anche per capire la Pasqua. In un tempo segnato da autoritarismi dilaganti e da visioni miopi, dove predominano governanti irresponsabili e interessi inenarrabili, solo il vangelo (e la poesia) fanno sognare, solo i sognatori aprono strade nuove.<br />
Gesù ci fa sperare l’impossibile, quando esce vittorioso dal duello con la morte. Dio sceglie di non abbandonarlo e dona a lui e a noi la risurrezione.<br />
«Ecco che arriva il sognatore», dicono i fratelli di Giuseppe quando tramano il suo omicidio nel Libro della Genesi (37,19). Anche la sorte di Gesù era segnata. Ma l’amore ha sempre l’ultima parola. «Più forte della morte è l’amore» (Cantico dei Cantici 8,6). Chi ama non smette di sognare.</p>
<p><strong>Largo ai sognatori!</strong></p>
<p><em>Il tema della pastorale del turismo</em><br />
<em>della prossima estate </em><br />
<em>celebra i sognatori, </em><br />
<em>in qualche modo vuole coccolarli, </em><br />
<em>incoraggiarli e sostenerli.</em><br />
<em>Nella società, come nella Chiesa, </em><br />
<em>ne abbiamo bisogno.</em><br />
<em>In un tempo di passioni tristi, </em><br />
<em>ne sentiamo la necessità.</em><br />
<em>Di fronte a un mondo ottuso, chiuso,</em><br />
<em>violento, senza fraternità,</em><br />
<em>auspichiamo che chi crede, chi ama, chi lotta </em><br />
<em>per un mondo più giusto e vero, </em><br />
<em>non si rassegni, non si tiri indietro </em><br />
<em>nel chiedere, nel volere, nel pregare, </em><br />
<em>un mondo come Dio l’ha sognato.</em><br />
<em>E che la risurrezione di Gesù ci incoraggi.</em></p>
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		<title>Quaresima. Dalle maschere alla verità</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 11:25:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Mons. Antonello Mura. Riflettendo sulla Quaresima risuonano, intriganti e paradossali, le ultime parole del brano del vangelo secondo Marco, quando, dopo le tentazioni, Gesù viene così descritto: «Stava con le fiere e gli angeli lo servivano». Questa armonia, che potremo definire incantevole, oltre che auspicabile, è il traguardo migliore per il nostrovivere a contatto]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Mons. Antonello Mura</strong>.<br />
Riflettendo sulla Quaresima risuonano, intriganti e paradossali, le ultime parole del brano del vangelo secondo Marco, quando, dopo le tentazioni, Gesù viene così descritto: «Stava con le fiere e gli angeli lo servivano». Questa armonia, che potremo definire incantevole, oltre che auspicabile, è il traguardo migliore per il nostro<span id="more-4369"></span>vivere a contatto con noi stessi, con Dio e con la natura.</p>
<p>Pensando ai giorni che stiamo attraversando, sembra inutile affermare che abbiamo un estremo bisogno – dentro di noi e nel mondo – di placare le belve e di ammansirle, di tranquillizzare la terra. Abbiamo bisogno di sapere, ancora una volta, chi ci può aiutare, perché desideriamo, oggi più che mai, un pacificatore del cuore e un maestro interiore.</p>
<p>«In un luogo eccelso e santo io dimoro, ma sono anche con gli oppressi e gli umiliati, per ravvivare lo spirito degli umili e rianimare il cuore degli oppressi» (Isaia 57,15). Dio sta in alto, ma dimora anche sulla terra, sognandola più bella e felice. E ci fa compagnia tra le vicissitudini della vita, aiutandoci a camminare con il suo spirito, il suo soffio vitale.</p>
<p>La Quaresima, ancora una volta, chiede a ognuno di noi: <em>di che cosa hai veramente bisogno?</em> C&#8217;è infatti sempre il pericolo che mi dimentichi di chiedermi dove sono incamminato – quanto corri! dove vai? – o a che punto sono del mio cammino.</p>
<p>Per rispondere – ecco il suggerimento quaresimale! – bisogna esaminare la propria mappa interiore, riscoprendo la necessità di una pausa per riprendere fiato. Sì, quanto mai benedette le pause, scriveva Etty Hillesum, la giovane donna olandese che, non ancora trentenne, morì ad Auschwitz. Nel suo Diario annotava: «Bisogna saper accettare le proprie pause!!!». Scritta a caratteri maiuscoli, con tre punti esclamativi!</p>
<p>Ognuno conosce il senso e l’attualità di questo intento, come anche – leggendo le proprie fragilità – potrà individuare il tempo necessario per affrontarle, prima di ripartire.</p>
<p>La pausa di Gesù nel deserto non gli evitò le tentazioni. Prima di iniziare la sua missione potevano diventare un ostacolo insormontabile. Di fatto furono combattute e vinte. L’armonia da riconquistare – con noi stessi, con Dio e con gli altri, oltre che con la natura – passa attraverso prove reali, ma anche da nuove opportunità che Dio ci dona.</p>
<p>La Quaresima può essere la metafora del nostro ritorno a Dio, ma anche a sé stessi. Come quando nella Bibbia il popolo viene chiamato alla libertà, dopo l’esilio: <em>che ritornino tutti, nessuno escluso, che nessuno rimanga indietro, e per questo spianate le strade, rimuovete gli ostacoli, spianate, spianate</em>…</p>
<p>La precarietà dei giorni, basta leggere le cronache, è a portata di video; poi c’è quella personale, mai da dimenticare. Tentazione è sfuggire alla propria e all’altrui fragilità, evitando di guardarla in faccia. Magari per permanere nel delirio di onnipotenza, rifiutando di riconoscere quello che sono, siamo.</p>
<p>Pacificarsi con la verità è un compito quaresimale. Senza pause, senza silenzio meditativo, senza Parola di Dio che mi legga in profondità, saranno solo ripetitivi giorni da calendario liturgico. Quanti di noi faranno cadere la propria maschera per indossare l’abito essenziale?</p>
<p>Spianiamo nuovamente le strade, rimuoviamo gli ostacoli. Abbandonare i nostri <em>arlecchinismi</em> sarà il primo passo per radicarci nella verità. Buon tempo quaresimale.</p>
<p><strong>+ Antonello Mura</strong></p>
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		<title>Lettori, Accoliti e Cateschisti. Un percorso di formazione  in vista della loro istituzione</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 10:02:13 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[di Mons. Antonello Mura. Credo sia giunto il tempo di avviare in Diocesi un percorso che preveda la possibilità di istituire il ministero del Lettore, dell’Accolito e del Catechista, sia per gli uomini che per le donne, secondo quanto stabilito dal Magistero della Chiesa. Questo percorso, inoltre, permetterà, in prospettiva, scegliendo tra le persone di]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Mons. Antonello Mura</strong>.<br />
Credo sia giunto il tempo di avviare in Diocesi un percorso che preveda la possibilità di istituire il ministero del Lettore, dell’Accolito e del Catechista, sia per gli uomini che per le donne, secondo quanto stabilito dal Magistero della Chiesa. Questo percorso, inoltre, permetterà, in prospettiva, scegliendo tra le persone di sesso maschile, di individuare quanti, solo<span id="more-4337"></span>dopo aver ricevuto i ministeri istituiti del Lettore e dell’Accolito, potranno proseguire il Percorso verso il sacramento dell’Ordine, nel grado del diaconato (permanente).</p>
<p>Parliamo di Scuola perché la proposta, che avrà comunque – in vista dei ministeri – dei limiti di età per la partecipazione, comporterà dei Corsi da frequentare, affidate a un docente per ogni disciplina, che potrebbero svolgersi anche in video conferenza, prevedendo sempre una verifica finale. I candidati per il ministero di Lettore, Accolito e Catechista, dovranno essere presentati dal parroco, mentre altri – liberamente – potranno partecipare ai Corsi, alimentando la propria formazione culturale e spirituale, scegliendo anche tra le discipline ritenute più necessarie. Alcuni Corsi potranno essere proposti come Seminari di studi, raggruppando le ore di insegnamento in due giorni consecutivi (sabato-domenica). I docenti, scelti tra i sacerdoti diocesani o religiosi &#8211; ma anche tra i laici &#8211; saranno chiamati a orientare il loro insegnamento privilegiando la dimensione ecclesiologica.</p>
<p>Per quanto riguarda l’istituzione del ministero del Catechista, la proposta intende valorizzare, con un percorso adeguato, la figura di un coordinatore o coordinatrice per ciascuna parrocchia – come è stato suggerito dai Vescovi italiani &#8211; così da favorire, accanto al parroco, un lavoro in sintonia. Il ministero sarà chiamato a diventare un punto di riferimento per tutta l’azione evangelizzatrice della comunità parrocchiale. Ogni conferimento di un ministero dovrà essere accompagnato da un percorso specifico di preparazione, in linea con i compiti che lo stesso servizio intende offrire.</p>
<p>Il percorso di studio sarà accompagnato da un rinnovato cammino di fede, che comporta necessariamente la valorizzazione della dimensione spirituale e quella della carità. Ogni candidato sarà chiamato a partecipare attivamente alla vita della comunità, rafforzando la propria formazione personale e acquisendo, tra gli altri aspetti, la capacità di relazionarsi con la parrocchia in modo autentico e concreto.</p>
<p>Dal mese di dicembre scorso è stata avviata in Diocesi, su questi temi, una consultazione di tutti i sacerdoti. La bozza della proposta sarà quindi verificata e aggiornata con suggerimenti e richieste. Al termine della consultazione, il Vescovo provvederà all’istituzione della Scuola per i ministeri, passaggio che riteniamo fondamentale per confermare e incrementare un cammino di Chiesa missionaria e sinodale.</p>
<div class='shareaholic-canvas' data-app-id='26121299' data-app='share_buttons' data-title='Lettori, Accoliti e Cateschisti. Un percorso di formazione in vista della loro istituzione' data-link='https://www.ogliastraweb.it/lettori-accoliti-e-cateschisti-un-percorso-di-formazione-in-vista-della-loro-istituzione/' data-summary=''></div>]]></content:encoded>
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		<title>Come Dio si fa largo in mezzo a noi</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Dec 2025 11:19:37 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[di Mons. Antonello Mura. Indimenticabili quelle campane, libere e non programmate, che accompagnavano (accompagnano?) le grandi feste dei nostri paesi. Natale era una di queste. Sconfiggevano nell’aria tutti irumori e squarciavano il cielo, festanti e ostinate, richiamando e convocando un popolo. Campane libere, perché senza orologi prestabiliti, ma solo braccia e funi, fino a farle]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Mons. Antonello Mura</strong>.<br />
Indimenticabili quelle campane, libere e non programmate, che accompagnavano (accompagnano?) le grandi feste dei nostri paesi. Natale era una di queste. Sconfiggevano nell’aria tutti i<span id="more-4302"></span>rumori e squarciavano il cielo, festanti e ostinate, richiamando e convocando un popolo.<br />
Campane libere, perché senza orologi prestabiliti, ma solo braccia e funi, fino a farle sgolare.<br />
Le campane che suonano a festa per Natale erano (sono?) l’indice di una gioia naturale, spontanea, libera appunto. Puntuali ogni anno, come quel <em>Gloria a Dio e pace in terra </em>che non solo era cantato, ma quasi gridato, perché atteso e benaugurante.</p>
<p>Oggi tutto si muove molto in anticipo: uno scontato schema pubblicitario, seppur illuminato e colorato – dappertutto c’è la scritta “natale”… – ma privo di un pensiero, di un messaggio, di una passione che non sia quella del guadagno e del consumo.<br />
La paura, ma anche la crisi delle persone più interiormente sensibili, è che proprio il Natale, quello di Gesù, sia ancora una volta dimenticato, soffocato, emarginato, confinato nelle “stalle” delle persone semplici e spontanee. Alcuni hanno raccontato che anni fa, arrivati in un paese asiatico di questi tempi, vedendo i luoghi abbelliti a festa, domandarono se si festeggiasse la nascita di Gesù; a quel punto gli interpellati, stralunando gli occhi, chiesero: «E chi è Gesù?».</p>
<p>Ecco perché la libertà dello spirito, a Natale, va alimentata, non soffocata. Per ritrovare una festa libera da <em>clic</em> programmati, da riti scontati, da itinerari senza storia reale.</p>
<p>Bello rileggere il nudo racconto della notte di Natale, togliendo Gesù dai presepi e dalle mangiatoie, che sembrano troni. Un racconto vivo, di un Dio che nell’umanità si fa largo in questo modo: «Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c&#8217;era posto nell&#8217;alloggio. C&#8217;erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all&#8217;aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro greggi».<br />
Un racconto senza parole di protagonisti, a parte gli angeli. A parlare sono gli occhi, con un’indicazione ben precisa degli stessi angeli: <em>Fate attenzione al segno</em>. Un bambino, la mangiatoia e le fasce. E da quel momento i pastori, quell’annuncio, se lo incollano davvero agli occhi.</p>
<p>Chi ci guiderà a incontrare il Dio che viene? Quali segni ci saranno dati per non esiliarlo dal nostro mondo? Quali <em>mangiatoie</em> e quali <em>fasce</em> sceglie Dio oggi, perché possiamo vederlo, e magari toccarlo?<br />
Nel racconto, quando riappaiono delle parole sono quelle dei pastori: «E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro».<br />
Se finalmente abbiamo trovato risposte vere a domande vere, sentiamoci anche noi invitati (e <em>inviati</em>) a dare la notizia che Dio è nato, che lui è il segno più atteso e più importante per la nostra umanità, rendendo così gloria a Dio e donando pace a noi, amati dal Signore.</p>
<p>E le campane, allora, per noi suonino sempre più libere. Buon Natale!</p>
<p><strong>+ Antonello Mura</strong></p>
<div class='shareaholic-canvas' data-app-id='26121299' data-app='share_buttons' data-title='Come Dio si fa largo in mezzo a noi' data-link='https://www.ogliastraweb.it/come-dio-si-fa-largo-in-mezzo-a-noi/' data-summary=''></div>]]></content:encoded>
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		<title>Chiesa e cultura, quale rapporto?</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Oct 2025 07:42:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Mons. Antonello Mura. Si tratta di un tema che ritorna costantemente nelle riflessioni ecclesiali, accompagnato però da un senso di sconforto. Anche il Cammino sinodale l’ha indicato come prioritario, grazie soprattutto alla spinta dei laici, preoccupati di prendere atto che i credenti stanno facendo enorme fatica a dare senso alla dimensione culturale dentro la]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Mons. Antonello Mura</strong>.<br />
Si tratta di un tema che ritorna costantemente nelle riflessioni ecclesiali, accompagnato però da un senso di sconforto. Anche il <em>Cammino sinodale</em> l’ha indicato come prioritario, grazie soprattutto alla spinta dei laici, preoccupati di prendere atto che i credenti stanno facendo enorme fatica a dare senso alla dimensione culturale dentro la Chiesa.<br />
Lascia un po’ sconsolati verificare, salvando le eccezioni, una diminuita capacità riflessiva, il venir meno di spazi per<span id="more-4268"></span>l’elaborazione del pensiero e per la condivisione di idee, come anche l’isolamento elitario dello studio e della ricerca.</p>
<p>Sembra prevalere, nei confronti del mondo attuale, un piccolo o grande senso d’inferiorità, oppure – non meno preoccupante – tutta una serie di atteggiamenti di trascuratezza, che sfiorano l’indifferenza.</p>
<p>Anche quando si concretizzano scenari di collaborazione, sembra emergere la difficoltà strutturale a entrare in dialogo e quindi comprendere i fenomeni culturali complessi ai quali la realtà ci sta abituando. Allora, per evitare di disorientarci, scegliamo talvolta di rifugiarci in uno stile consolatorio, abitudinario, spesso devozionale: una rassicurante chiusura nell’autoreferenzialità.</p>
<p>Gli uomini di cultura ci appaiono lontani, oppure li allontaniamo, opponendo loro le nostre consolidate opinioni, evitando un confronto approfondito, che richiederebbe comunque riflessione seria e convinzioni mature.</p>
<p>C’è anche il rischio che, di fronte alle problematiche tutt’altro che semplici di oggi, noi rispondiamo con certezze labili, scontate, dando l’impressione di essere sempre sulla difensiva, forse per paura delle domande che ci verrebbero rivolte.</p>
<p>Domandiamoci: perché, anche nelle comunità parrocchiali, si fa tanta fatica ad approfondire temi culturali, compresi quelli ecclesiali? Perché ci manca il coraggio di affrontarli con l’aiuto di competenze specifiche, creando così occasioni per aiutare a pensare e a dialogare?</p>
<p>Oggi più che mai è necessario affermare che non basta diventare cultori amatoriali, schiavi talvolta dello stile dei <em>social</em>, per consolidare l’indispensabile legame tra cultura e fede.</p>
<p>Abbiamo bisogno di credenti preparati, capaci, anche con l’autoformazione, oltre che con iniziative comunitarie, di diventare portatori di una sensibilità culturale aggiornata, attenta, non certo spaventata di fronte alla realtà. Persone che dimostrano, anche intellettualmente, e non solo nel cuore, una freschezza evangelica fiduciosa, disposta a rischiare il confronto e il dialogo con tutti.</p>
<p>Dobbiamo imparare, ancora una volta – perché la Chiesa ha una storia costante di incarnazione della Parola nelle culture di ogni tempo e di ogni luogo – a non guardare con sospetto a tutto ciò che favorisce la riflessione critica e l’autonomia di giudizio, perché il cammino di fede non ne verrà minacciato. Certo, una parrocchia non può far tutto, tanto più se è piccola, ma questo conferma quanto sia necessario entrare in sintonia tra più comunità, creando occasioni territoriali e coinvolgendone i protagonisti più sensibili.</p>
<p>Guardare con simpatia chi studia, chi fa domande e approfondisce, valorizzare talenti, carismi e doni, usare linguaggi comprensibili per <em>formare</em>, sta diventando un’altra urgenza del nostro cammino quotidiano di cristiani. E abbiamo dei ritardi da recuperare.</p>
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		<title>Le strade missionarie che passano dalle tecnologie</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Oct 2025 10:23:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Mons. Antonello Mura. La Chiesa, nel suo compito missionario, ha molte strade da percorrere per raggiungere le persone, tra esse «ci sono anche quelle digitali, affollate di umanità, spesso ferita: uomini e donne che cercano una salvezza o una speranza» [Francesco,Messaggio per la 58ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, 2014]. Il nostro convegno diocesano]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Mons. Antonello Mura.</strong><br />
La Chiesa, nel suo compito missionario, ha molte strade da percorrere per raggiungere le persone, tra esse «ci sono anche quelle digitali, affollate di umanità, spesso ferita: uomini e donne che cercano una salvezza o una speranza» [Francesco,<span id="more-4249"></span><em>Messaggio per la 58ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali</em>, 2014].</p>
<p>Il nostro convegno diocesano del prossimo 18 ottobre, intende riflettere su queste “strade missionarie”, verificando itinerari e provocando progetti, anche con l’aiuto di esperti relatori.</p>
<p>Sembra perfino inutile ricordare che la Chiesa sta partecipando a una vera e propria rivoluzione socio-culturale, nata dalla cultura digitale, sentendosi in essa non solo provocata, ma anche trasformata.</p>
<p>Se per la Chiesa comunicare il Vangelo è un compito primario, diventa prioritario anche conoscere i linguaggi, le pratiche e le piattaforme digitali nelle quali tutti siamo inseriti. Conoscerle consapevolmente, apprezzandone le opportunità ed evitandone i rischi. Anche la cultura digitale è infatti un ambiente di vita.</p>
<p>La Chiesa non può, né deve, chiamarsi fuori dalle tecnologie dell’informazione odierne, anzi deve creare le condizioni per proporre «riconoscimento, formazione e accompagnamento» (<em>Relazione di sintesi</em> del Sinodo dei Vescovi 2023, n. 17) per quanti sono chiamati a svolgere questo compito, che non è sbagliato definire <em>missionario</em>. Si tratta infatti di raggiungere non solo chi non è battezzato, ma anche chi, pur battezzato, si è allontanato, e chi – per vari motivi – non ha precedentemente vissuto una bella esperienza della Chiesa.</p>
<p>Il compito della missione ecclesiale e dei suoi missionari è quello di stare all’interno della realtà digitale con consapevolezza, competenza, saggezza e temperanza. Siccome abbiamo un tesoro di valori cristiani da far emergere, essi hanno bisogno, anche con l’aiuto delle nuove tecnologie, di essere messi in luce, rifiutando le banalità e le ovvietà, investendo nel recupero delle relazioni autentiche e creando reti di solidarietà. La nostra voce deve sostituire ciò che certi <em>mass media</em> tacciono, mettendo in circolo le <em>vere</em> e buone notizie.</p>
<p>Non si potrà tornare indietro, perché le conoscenze e le tecniche andranno avanti. Più importante sarà trasformare il mondo virtuale in un &#8220;mondo virtuoso&#8221;, valorizzando le potenzialità degli <em>strumenti</em> per metterli a servizio del Vangelo, quindi delle persone, non ultimi dei più deboli e dei malati, di chi è solo.</p>
<p>Chi è impegnato nella missione della Chiesa non dovrà, per citare un esempio, assumere nella rete digitale lo stile dell’aggressività, perché sa di ispirarsi a un Dio di pace, di amore e di misericordia. Lo schermo di un computer o di un cellulare, sempre per rimanere nell’esempio, non può giustificare la bacheca di quei cattolici che fanno trapelare astio e disprezzo verso gli altri.</p>
<p>Anche nell’educazione delle nuove generazioni serve una nuova alleanza con la scuola e le famiglie. Al convegno, su questo tema, parleremo dei patti digitali che si stanno affermando come necessari e urgenti.</p>
<p>Concludendo: se testimoniare Gesù Cristo in ogni cultura è il compito della Chiesa, chiedersi come farlo all’interno della cultura digitale diventa un impegno attuale e improrogabile.</p>
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		<title>La Pastorale del Turismo è una scelta ecclesiale</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jul 2025 07:30:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Mons. Antonello Mura. In questo periodo, ogni anno: undici anni per la Diocesi di Lanusei e sei per quella di Nuoro, ritorna la domanda: perché la Chiesa presenta un programma di pastorale del turismo? La stessa domanda, insieme alla risposta (quest’ultima dipendeanche dagli interlocutori…), viene certamente posta con l’intento di capire, come anche (inutile]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Mons. Antonello Mura</strong>.<br />
In questo periodo, ogni anno: undici anni per la Diocesi di Lanusei e sei per quella di Nuoro, ritorna la domanda: perché la Chiesa presenta un programma di pastorale del turismo?<br />
La stessa domanda, insieme alla risposta (quest’ultima dipende<span id="more-4244"></span>anche dagli interlocutori…), viene certamente posta con l’intento di capire, come anche (inutile negarlo) di scuotere la testa, ma entrambe sono comunque da approfondire, in vista di un bell’esercizio di dialogo e di comprensione di quanto viene proposto.<br />
Il senso ecclesiale della pastorale del turismo, che prevede certamente momenti spirituali e di preghiera, sta però nella capacità della Chiesa locale di avvicinare fraternamente le persone in un tempo di relax, proponendo riflessione e distensione, con l’intento di mantenere cuore e mente collegate. Quest’anno ci guida il tema della speranza, lasciandoci in dote il desiderio di averla con noi, ma non dimenticando il rischio di perderla.</p>
<p><em>Cercasi speranza</em> è un appello, oltre che una necessità; un incitamento, non solo un conforto. La Chiesa, che vive quest’anno il suo giubileo, vuole accogliere e ascoltare testimoni di speranza, qualunque sia la loro vocazione o il loro lavoro: cantautori; musicisti; cineasti; genitori; medici; animatori di vita e di recupero di chi la vita la perde; rappresentanti di popoli sfiniti dalla guerra; gruppi internazionali con sguardi ampi; e così via.<br />
La scelta (ecclesiale) è di metterli al centro della nostra estate, rendendo calda l’atmosfera grazie all’accoglienza, l’attenzione e la sensibilità, accettando che non sia solo la temperatura meteorologica a determinarla. Esercizio di ascolto libero, e occasione di essere Chiesa in ascolto. Anche quando non tutti la pensano come noi.<br />
I contenuti nasceranno quindi dalla vita delle persone, dalle loro storie e dalla loro ricerca. In questo caso di speranza, ma non solo. Perché anche la fede cammina insieme alla speranza.</p>
<p>Non a caso, i luoghi per vivere questi momenti sono autenticamente nostri. Creati e custoditi per questo. Con un livello organizzativo non improvvisato e con un’attenzione ai dettagli spontanea, ma sempre programmata.<br />
Donne e uomini volontari, con sguardo cordiale, ecclesiale anche in questo. Lo stile della pastorale del turismo è, vuole essere, uno stile di Chiesa. Indipendentemente dagli ospiti e non solo per gli ospiti. Bello vedere comunità, parroci e sindaci che portano nella pastorale del turismo il loro territorio, che escono di casa per guardare oltre, per guardare ad altri.<br />
Anche gli aspetti tecnici entrano in questo dinamismo: ricercatezza e cura dei particolari, rappresentazioni in linea con le nuove esigenze, utilizzo delle tecnologie. Tutti ingredienti e strumenti indispensabili. La Chiesa anche in questo è stata maestra, da sempre.</p>
<p><em>Cercasi speranza</em>, più che uno slogan, è il viaggio che anima chi crede nel futuro. Anche della Chiesa.</p>
<p>✠<strong>Antonello Mura</strong></p>
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		<title>La pastorale del turismo è una scelta ecclesiale</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jul 2025 07:20:12 +0000</pubDate>
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In questo periodo, ogni anno: undici anni per la Diocesi di Lanusei e sei per quella di Nuoro, ritorna la domanda: perché la Chiesa presenta un programma di pastorale del turismo? La stessa domanda, insieme alla risposta (quest’ultima dipende<span id="more-4213"></span>anche dagli interlocutori…), viene certamente posta con l’intento di capire, come anche (inutile negarlo) di scuotere la testa, ma entrambe sono comunque da approfondire, in vista di un bell’esercizio di dialogo e di comprensione di quanto viene proposto.<br />
Il senso ecclesiale della pastorale del turismo, che prevede certamente momenti spirituali e di preghiera, sta però nella capacità della Chiesa locale di avvicinare fraternamente le persone in un tempo di relax, proponendo riflessione e distensione, con l’intento di mantenere cuore e mente collegate. Quest’anno ci guida il tema della speranza, lasciandoci in dote il desiderio di averla con noi, ma non dimenticando il rischio di perderla.</p>
<p><em>Cercasi speranza</em> è un appello, oltre che una necessità; un incitamento, non solo un conforto. La Chiesa, che vive quest’anno il suo giubileo, vuole accogliere e ascoltare testimoni di speranza, qualunque sia la loro vocazione o il loro lavoro: cantautori; musicisti; cineasti; genitori; medici; animatori di vita e di recupero di chi la vita la perde; rappresentanti di popoli sfiniti dalla guerra; gruppi internazionali con sguardi ampi; e così via.<br />
La scelta (ecclesiale) è di metterli al centro della nostra estate, rendendo calda l’atmosfera grazie all’accoglienza, l’attenzione e la sensibilità, accettando che non sia solo la temperatura meteorologica a determinarla. Esercizio di ascolto libero, e occasione di essere Chiesa in ascolto. Anche quando non tutti la pensano come noi.<br />
I contenuti nasceranno quindi dalla vita delle persone, dalle loro storie e dalla loro ricerca. In questo caso di speranza, ma non solo. Perché anche la fede cammina insieme alla speranza.<br />
Non a caso, i luoghi per vivere questi momenti sono autenticamente nostri. Creati e custoditi per questo. Con un livello organizzativo non improvvisato e con un’attenzione ai dettagli spontanea, ma sempre programmata.<br />
Donne e uomini volontari, con sguardo cordiale, ecclesiale anche in questo. Lo stile della pastorale del turismo è, vuole essere, uno stile di Chiesa. Indipendentemente dagli ospiti e non solo per gli ospiti. Bello vedere comunità, parroci e sindaci che portano nella pastorale del turismo il loro territorio, che escono di casa per guardare oltre, per guardare ad altri.</p>
<p>Anche gli aspetti tecnici entrano in questo dinamismo: ricercatezza e cura dei particolari, rappresentazioni in linea con le nuove esigenze, utilizzo delle tecnologie. Tutti ingredienti e strumenti indispensabili. La Chiesa anche in questo è stata maestra, da sempre.<br />
<em>Cercasi speranza</em>, più che uno slogan, è il viaggio che anima chi crede nel futuro. Anche della Chiesa.</p>
<p>✠<strong>Antonello Mura</strong></p>
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