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	<title>OgliastraWeb &#187; Iniziative Diocesane</title>
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	<description>Periodico Diocesano</description>
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		<title>Grest diocesano: un’estate tra speranza, gioco e comunità</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 10:50:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative Diocesane]]></category>

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		<description><![CDATA[di Sergio Mascia. Dal 9 giugno al 3 luglio, l&#8217;Oratorio Diocesano Amoris Laetitia di Tortolì ha accolto oltre 60 bambini per l&#8217;edizione 2026 del Grest, quattro settimane intense di attività, amicizia, divertimento e crescita, dedicate quest&#8217;anno al tema della speranza Il Grest è molto più di un centro estivo: è un&#8217;esperienza educativa nella quale bambini]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Sergio Mascia</strong>.</p>
<p><em>Dal <strong>9 giugno al 3 luglio</strong>, l&#8217;Oratorio Diocesano <strong>Amoris Laetitia</strong> di Tortolì ha accolto oltre <strong>60 bambini</strong> per l&#8217;edizione 2026 del Grest, quattro settimane intense di attività, amicizia, divertimento e crescita, dedicate quest&#8217;anno al tema della <strong>speranza</strong></em></p>
<p>Il Grest è molto più di un centro estivo: è un&#8217;esperienza educativa nella quale bambini e ragazzi vivono insieme giornate ricche di gioco, laboratori, sport, preghiera e condivisione. È un luogo in cui si costruiscono relazioni, si impara a stare con gli altri e si cresce attraverso esperienze concrete, accompagnati da educatori e volontari che mettono a disposizione tempo, energie e passione.</p>
<p>Il tema della speranza ha accompagnato ogni giornata. In un momento in cui anche i più piccoli vengono raggiunti dalle notizie di guerre, paure e difficoltà, abbiamo cercato di trasmettere loro un messaggio semplice ma fondamentale: la luce è sempre presente nella nostra vita e quella luce, per noi cristiani, è Gesù. Ogni giornata è iniziata con un momento di preghiera e riflessione, reso ancora più significativo dalla presenza costante di <strong>don Franco Serrau</strong>, che ci ha accompagnato con disponibilità e vicinanza.</p>
<p>Le attività sono state numerosissime e hanno coinvolto ogni spazio dell&#8217;Oratorio. I bambini hanno partecipato a laboratori creativi, letture animate, giochi musicali, visione di film a tema, tornei sportivi, attività di gruppo e momenti dedicati alla collaborazione e al rispetto reciproco. Grande entusiasmo ha riscosso il torneo di pallamano, organizzato grazie ai volontari.</p>
<p>Tra le esperienze più apprezzate c&#8217;è stata la piscina, donata dall&#8217;<strong>Associazione Alberto Riccaboni</strong>, che ha regalato ai bambini uno spazio di gioco, refrigerio e divertimento durante le giornate più calde. Al suo interno si sono svolti anche piccoli corsi di nuoto, giochi acquatici e gare guidate dal nostro bagnino.</p>
<p>Non sono mancati i momenti all&#8217;aria aperta.</p>
<p>Ogni settimana il gruppo ha raggiunto la chiesetta di <strong>San Lussorio</strong> per attività e momenti di riflessione. Particolarmente significativa è stata anche la giornata trascorsa al <strong>Bosco Selene</strong>, dove, grazie alla cooperativa <em>La nuova luna</em> presso <strong>il parco tematico storico-archeologico <a href="https://visit-ogliastra.it/impresa/parco-storico-archeologico-nur-archeopark/">Nur Archeopark</a></strong>, i bambini hanno vissuto un&#8217;affascinante esperienza tra archeologia, storia e cultura della Sardegna, partecipando a laboratori e scoprendo il valore del patrimonio storico e culturale locale.</p>
<p>Un&#8217;altra giornata è stata dedicata alla scoperta del nuovo <strong>percorso naturalistico</strong> della peschiera di Arbatax, proseguendo poi nella pineta con attività legate alla natura, al rispetto dell&#8217;ambiente e alla cura degli spazi comuni.</p>
<p>Grande interesse ha suscitato anche l&#8217;attività di <strong>tiro con l&#8217;arco</strong>, realizzata grazie alla collaborazione di un&#8217;associazione di Arzana, che ha permesso ai bambini di sperimentare uno sport nuovo in totale sicurezza.</p>
<p>Molti dei partecipanti vivevano il loro primo Grest. I primi giorni sono stati caratterizzati dalla naturale emozione di chi entra in un ambiente nuovo, ma è bastato poco perché ogni bambino trovasse il proprio posto all&#8217;interno del gruppo. È questa una delle caratteristiche più belle del Grest: creare un clima familiare in cui ciascuno possa sentirsi accolto, valorizzato e parte di una comunità.</p>
<p>Un&#8217;esperienza così ricca è stata possibile grazie al lavoro di un grande gruppo di volontari che, con competenza e generosità, hanno garantito ogni giorno l&#8217;organizzazione delle attività, la sicurezza dei bambini e la serenità delle famiglie.</p>
<p>Un ringraziamento particolare va anche alla <strong>Caritas</strong>, che ha provveduto ai pasti destinati ai volontari durante tutto il periodo dell’esperienza estiva.</p>
<p>L&#8217;Oratorio continua così a confermarsi un punto di riferimento importante per il territorio. Oltre al valore educativo e spirituale dell&#8217;esperienza, il Grest rappresenta anche un sostegno concreto per tante famiglie che, dopo la chiusura delle scuole, hanno bisogno di un ambiente sicuro, educativo e ricco di opportunità per i propri figli.</p>
<p>Al termine delle quattro settimane, i <strong>responsabili</strong> dell&#8217;oratorio, <strong>Sergio e Agata</strong>, hanno salutato bambini e genitori con parole di sincera gratitudine. Dopo un mese vissuto insieme, si diventa inevitabilmente una piccola famiglia: ci si conosce, si condividono fatiche, sorrisi, amicizie ed esperienze che lasciano un segno.</p>
<p>Prima dei saluti finali, desideriamo rivolgere il grazie più sincero ai nostri volontari. Ogni anno, con una disponibilità straordinaria, dedicano tempo, energie, pazienza e competenze ai bambini, affrontando giornate intense e impegnative sempre con il sorriso. Ogni gioco, ogni laboratorio, ogni uscita, ogni momento di preghiera e ogni sorriso dei bambini sono stati possibili grazie alla loro presenza.</p>
<p>La speranza è che quanto seminato in queste settimane continui a crescere nelle famiglie, nelle amicizie e nella vita quotidiana dei bambini. La speranza non è soltanto il tema di un&#8217;estate, ma uno stile di vita: la capacità di guardare al futuro con fiducia, di riconoscere il bene anche nelle difficoltà e di lasciarsi guidare ogni giorno dalla luce di Gesù.</p>
<p>Le attività dell&#8217;Oratorio si fermano ora per i mesi di luglio e agosto, ma sarà soltanto una pausa. A settembre riprenderanno tutte le proposte educative, sportive e formative che accompagneranno bambini, ragazzi e famiglie durante l&#8217;intero anno, perché l&#8217;oratorio vuole continuare a essere una casa aperta, un luogo di crescita, amicizia e comunità.</p>
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		<title>La bellezza tra arte e liturgia</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 11:14:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative Diocesane]]></category>

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		<description><![CDATA[di Pietro Sabatini. Domenica 17 maggio, nell&#8217;Auditorium Fraternità di Tortolì, si è tenuto l&#8217;ultimo incontro della Scuola di Teologia diocesana dal titolo “Fede, liturgia e arte” Il tema ha suscitato perplessità circa l’urgenza dell’argomento proposto, come mi hanno raccontato alcune persone. Don Tiziano Ghirelli, Canonico della Basilica di San Pietro ed esperto di questi argomenti,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Pietro Sabatini</strong>.</p>
<p><em>Domenica 17 maggio, nell&#8217;Auditorium Fraternità di Tortolì, si è tenuto l&#8217;ultimo incontro della <strong>Scuola di Teologia</strong> diocesana dal titolo “Fede, liturgia e arte”</em></p>
<p>Il tema ha suscitato perplessità circa l’urgenza dell’argomento proposto, come mi hanno raccontato alcune persone. <strong>Don Tiziano Ghirelli</strong>, Canonico della Basilica di San Pietro ed esperto di questi argomenti, incaricato di affrontare la riflessione su questo tema, ha iniziato il suo discorso rispondendo a queste obiezioni con una citazione di Papa Francesco: «A che serve l’arte in un mondo ferito? Non ci sono forse cose più urgenti, più concrete, più necessarie? L’arte non è un lusso, ma è una necessità dello spirito. Non è fuga, ma è responsabilità, invito all’azione, richiamo, grido. Educare alla bellezza significa educare alla speranza» (Papa Francesco, <em>omelia per il Giubileo degli artisti</em>, 16.02.2025).</p>
<p>L’arte è un linguaggio che, prima che alla ragione, parla al cuore dell’uomo. I segni, le immagini, la gestualità, i suoni, i profumi, i colori, toccano la sfera dei sensi prima delle forme verbali e, talvolta, con maggiore evidenza, esprimendosi con più incisività delle stesse parole. Lasciandoci guidare all&#8217;insegnamento del magistero, appare chiara la necessità di educare e far crescere la sensibilità artistica nel popolo di Dio. L’<em>Evangelii Gaudium</em> (n.166) ci ricorda che la «caratteristica della catechesi, sviluppatasi negli ultimi decenni, è quella dell’iniziazione mistagogica, che significa essenzialmente due cose: la necessaria progressività dell’esperienza formativa in cui interviene tutta la comunità e una rinnovata valorizzazione dei segni liturgici dell’iniziazione cristiana». Ci invita quindi ad accompagnare l’impegno dell’annuncio con una liturgia fatta di segni resi sempre più belli dalla capacità di utilizzare le diverse espressioni artistiche: la sontuosità degli edifici, la bellezza dei canti, l’eleganza dei paramenti.</p>
<p>Dalle immagini delle catacombe agli affreschi di Giotto e dei suoi contemporanei, fino alle ricchissime decorazioni barocche, la Chiesa ha sempre utilizzato l’arte per raccontare a tutti la storia della salvezza e il vangelo di Gesù. Per questo motivo l’artista, che deve produrre una sua opera per l’evangelizzazione o per la celebrazione liturgica, ha bisogno di lavorare in sintonia con i teologi, che aiutino ad armonizzare la sua ispirazione con il messaggio evangelico.</p>
<p>Il rapporto tra arte ed esperienza religiosa si può descrivere evidenziando tre livelli diversi: <strong>Arte religiosa</strong>. Sotto questo appellativo possiamo ascrivere tutte le espressioni che mirano a elevare lo spirito umano in una qualche prospettiva metafisica. <strong>Arte cristiana</strong>. Si tratta di espressioni ispirate alla storia salvifica. Nella categoria di <em>arte cristiana</em> è da includersi ogni manifestazione artistica destinata agli ambiti dell’annuncio, della catechesi, della devozione popolare e delle pie pratiche. <strong>Arte sacra o liturgica</strong>, che riguarda squisitamente e peculiarmente il culto. In questo caso le opere entrano nella dinamica celebrativa in cui è manifestata la salvezza che Dio ci dona.</p>
<p>Per imparare a distinguere i diversi livelli, don Ghirelli, citando <em>Evangelii Gaudium</em> (167), ha ricordato che la <em>formazione</em> è l’imperativo che oggi deve provocare il nostro essere credenti e il nostro essere annunciatori della <em>Buona Notizia</em> di un Dio non ci ha lasciato soli, ma che è con noi e opera a nostro vantaggio.</p>
<p>L’incontro si è concluso con una sintesi che don Ghirelli ha tratto da magistero di San Giovanni Paolo II: «L’arte sacra deve tendere a offrirci una sintesi visuale di tutte le dimensioni della nostra fede».</p>
<p>Per un approfondimento si consiglia la lettura del <em>Messaggio del Santo Padre Paolo VI agli artisti</em> a chiusura del Concilio Vaticano II, dell’8 dicembre 1965.</p>
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		<title>Formazione insegnanti di religione a Galanoli: una giornata di crescita e comunità</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Oct 2025 08:16:26 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Iniziative Diocesane]]></category>

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		<description><![CDATA[di Miria Ibba. Educare oggi: ascolto, linguaggi e scelte tra persona e futuro. In ascolto delle sensibilità spirituali, affettive e morali degli studenti Galanoli, con il suo centro di spiritualità immerso nel verde e circondato dal silenzio della natura, è stato lo scenario ideale per la giornata di formazione degli insegnanti di religione cattolica delle]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Miria Ibba</strong>.</p>
<p><em>Educare oggi: ascolto, linguaggi e scelte tra persona e futuro. In ascolto delle sensibilità spirituali, affettive e morali degli studenti</em></p>
<p><em>Galanoli</em>, con il suo centro di spiritualità immerso nel verde e circondato dal silenzio della natura, è stato lo scenario ideale per la giornata di formazione degli insegnanti di religione cattolica delle diocesi di Nuoro e Lanusei, organizzata dalle due diocesi guidate dal vescovo Antonello e autorizzato dall&#8217;Ufficio Scolastico Regionale.</p>
<p>Circa 110 docenti si sono ritrovati insieme, non solo per un aggiornamento professionale, ma per vivere un tempo di confronto, di crescita comune e di rinnovata consapevolezza della propria missione nella scuola.</p>
<p>La giornata è stata guidata da Pierluigi Bartolomei, formatore ed educatore, che con ironia, competenza e profondità ha saputo coinvolgere l’assemblea. Non si è trattato semplicemente di ricevere nuovi contenuti, ma di ritrovare conferma nel valore della propria vocazione educativa.</p>
<p>Il relatore ha ricordato a tutti che il compito dell’insegnante di religione non si esaurisce nella trasmissione di conoscenze: è piuttosto una missione che richiede di essere testimoni, capaci di rendere visibile ciò che si insegna attraverso la vita. Nelle scuole, ogni giorno, gli insegnanti di religione entrano nel vissuto degli studenti in maniera unica e spesso silenziosa. Questo accade quando li si guarda negli occhi, quando si riconosce in loro una persona e non solo un alunno, quando l’accoglienza passa attraverso un sorriso autentico. È lì che si gioca la vera partita educativa: non nei programmi o nelle scadenze, ma nella capacità di ascoltare le fragilità dei ragazzi e di <em>prendersene cura</em>, consapevoli che spesso esse rispecchiano le stesse fragilità degli adulti.</p>
<p>La formazione ha messo in luce quanto sia decisivo, oggi più che mai, porre al centro il dialogo empatico con le nuove generazioni. Gli studenti vivono tempi complessi, attraversati da paure e incertezze, ma anche da grandi desideri di autenticità. A noi insegnanti di religione è chiesto di saperli accompagnare, non come figure distanti o giudicanti, ma come adulti che testimoniano speranza e fiducia, capaci di indicare un orizzonte di senso.</p>
<p>Non sono mancati, durante la giornata, momenti di condivisione e confronto fra i docenti, che hanno raccontato le loro esperienze scolastiche e riconosciuto l’importanza di sostenersi a vicenda. L’incontro è stato anche occasione per rivolgere un augurio speciale ai colleghi vincitori del recente concorso e a coloro che quest’anno iniziano l’anno di prova per il passaggio di ruolo.</p>
<p>È stato infine ribadito il ruolo dell’Ufficio diocesano per l’IRC (Insegnamento Religione Cattolica), che non deve essere visto soltanto come luogo amministrativo legato alle nomine, ma come un punto di riferimento stabile per i docenti. Un ufficio che si prende cura del lavoro degli insegnanti, che offre sostegno, ascolto e soluzioni, e che accompagna con attenzione il cammino di ciascuno.</p>
<p>La bellezza di questa giornata a <em>Galanoli</em>, accompagnata dalla presenza affettuosa del nostro vescovo Antonello, è stata proprio quella di sentirsi parte di una comunità. Non docenti isolati nelle proprie scuole, ma un corpo vivo che cammina insieme. La formazione, in questo senso, non è un semplice obbligo richiesto dallo Stato, ma un dono reciproco: un’occasione per rigenerarsi, per tornare in classe con uno sguardo più attento, con una rinnovata capacità di ascoltare e con la certezza che la missione dell’IRC è quella di far sentire ogni studente accolto e riconosciuto nella sua unicità.</p>
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		<title>25 maggio: festa diocesana della famiglia</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jun 2025 09:49:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative Diocesane]]></category>

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		<description><![CDATA[di Iosè Pisu. Alla festa del 25 maggio, organizzata dall’equipe dell’Ufficio pastorale familiare guidata da Don Battista Mura e dai coniugi Giuseppina Nieddu e Giovanni Pischedda, hanno partecipato circa 35 famiglie provenienti da diverse comunità della diocesi Durante la mattina i partecipanti, accolti nel Teatro Tonio Dei a Lanusei, hanno potuto ascoltare le riflessioni preziose]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Iosè Pisu</strong>.</p>
<p><em>Alla festa del 25 maggio, organizzata dall’equipe dell’Ufficio pastorale familiare guidata da Don Battista Mura e dai coniugi Giuseppina Nieddu e Giovanni Pischedda, hanno partecipato circa 35 famiglie provenienti da diverse comunità della diocesi</em></p>
<p>Durante la mattina i partecipanti, accolti nel Teatro <em>Tonio Dei</em> a Lanusei, hanno potuto ascoltare le riflessioni preziose del direttore dell’Ufficio nazionale della CEI per la pastorale della famiglia, Padre Marco Vianelli, che ha presentato una lettura originale della <em>figura simbolica di Noè</em> (Genesi 6-9), “il salva-gente” di Dio.</p>
<p>Ricordando che la Bibbia è <em>Parola di Dio</em> che sempre parla alla nostra vita, sono stati tanti gli spunti di riflessione offerti a partire dalla questione cruciale: <em>da dove viene il male?</em> <em>E cosa fa Dio di fronte al male? </em>La lettura attenta della vicenda di Noè ci dimostra come Dio, nonostante soffra per l’uso sbagliato che l’uomo fa della sua libertà, permette anche l’esistenza del male, ma non si lascia <em>paralizzare</em> da esso. Nella realtà corrotta, Dio <em>vede</em> Noè il giusto, lo sceglie, lo ama. Noè ricorda a Dio che l’umanità può ancora stupirlo nel fare il bene. Si fida di Dio, lo ascolta, crede nel sogno di Dio e lo aiuta a realizzarlo, lo segue nonostante tutti lo prendessero per pazzo e nonostante la sua fragilità.</p>
<p>Queste considerazioni e alcune domande poste da Padre Marco hanno stimolato il successivo dibattito: noi ci sentiamo <em>visti</em> da Dio? Come guardiamo il mondo che ci circonda? Qual è lo sguardo che abbiamo verso Dio? Riconosciamo il <em>sogno di Dio</em> sulla nostra famiglia? Quali sono i nostri sogni sulla famiglia? Chi sono i nostri compagni di viaggio? Ci diamo il tempo per costruire assieme i nostri sogni? Come stiamo nel “diluvio”? Chi porta o ha portato nella nostra vita segni di speranza? Come rendiamo grazie nella nostra vita e di cosa? Cosa abbiamo provato nel prenderci cura dei nostri genitori? Chi si prende cura della nostra vulnerabilità? Domande che, se accolte, aiutano a trovare la via per affrontare i vari “diluvi familiari” odierni.</p>
<p>Al pomeriggio – dopo il pranzo condiviso nel salone dell’istituito salesiano –, accompagnati dal vescovo Antonello, tutti si sono recati in pellegrinaggio penitenziale verso la Cattedrale, chiesa Giubilare della diocesi. Dopo la riflessione sul brano tratto dall’evangelista Giovanni, sono seguite le confessioni e la Santa Messa presieduta dal vescovo e concelebrata da alcuni sacerdoti presenti.</p>
<p>Il vescovo nell’omelia, ricordando il senso del giubileo, ha ringraziando a nome della Chiesa tutte le famiglie «per quello che siete e per quello che fate», riconoscendone il valore fondante della società, nonostante le difficoltà che si incontrano, considerate segno prezioso di speranza per il mondo.</p>
<p>Secondo l’invito di Papa Francesco nella bolla di indizione dell’anno giubilare, lasciamo che le nostre case e i legami che le abitano siano attratti dalla speranza e che, questa stessa, attraverso di noi «diventi contagiosa per quanti la desiderano». Portiamo nel cuore questa certezza, sicuri che Dio Padre continua ad amare e sostenere la famiglia<em>, testimone di speranza e di riconciliazione</em>.</p>
<p>Ringraziamo tutti coloro che, a vario titolo, hanno contribuito a rendere bella questa giornata.</p>
<p>L’Ufficio di pastorale familiare anche quest’anno organizza <strong>dall’1 al 3 agosto il campo famiglie a Bau Mela</strong> aperto a tutte le famiglie della diocesi. Per informazioni rivolgersi al proprio parroco o contattare i seguenti recapiti: 347.2383787 (<em>Pinuccia</em>); 347.1929665 (<em>Iosè</em>). Invitiamo tutti a divulgare questa iniziativa.</p>
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		<title>Scuola di Teologia. La diplomazia nella Chiesa e i rapporti con gli USA</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Mar 2025 22:12:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative Diocesane]]></category>

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		<description><![CDATA[di Pietro Sabatini. Domenica 16 febbraio si è svolto a Lanusei il secondo incontro della Scuola di teologia dal titolo: “La Chiesa nella storia. La diplomazia vaticana e i rapporti con gli Stati Uniti”. Relatore dell&#8217;incontro è stato don Roberto Regoli, docente di Storia contemporanea a Roma Un tema coraggioso che ha certo assunto un]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Pietro Sabatini</strong>.</p>
<p><em>Domenica 16 febbraio si è svolto a Lanusei il secondo incontro della Scuola di teologia dal titolo: “La Chiesa nella storia. La diplomazia vaticana e i rapporti con gli Stati Uniti”. Relatore dell&#8217;incontro è stato don Roberto Regoli, docente di Storia contemporanea a Roma</em></p>
<p>Un tema coraggioso che ha certo assunto un carattere di attualità, dopo l&#8217;elezione del Presidente americano Donald Trump e il cambiamento della politica statunitense, di cui siamo spettatori. Forse questo ha convinto tante persone e l&#8217;Aula Magna del Seminario diocesano a Lanusei si è riempita.</p>
<p>Nella prima parte dell&#8217;incontro, don Roberto Regoli ha parlato dell’importanza e dell&#8217;originalità della diplomazia ecclesiastica, che da molti, anche all’interno della Chiesa, viene messa in discussione. Il corpo diplomatico Vaticano è uno dei più antichi del mondo ed è un <em>unicum</em> per quanto riguarda le confessione religiose. Nasce e si sviluppa nel tempo, come conseguenza dell’evangelizzazione che ha diffuso nel mondo la Chiesa Cattolica. Ciò ha reso necessaria un&#8217;azione di difesa dei cattolici sparsi in ogni luogo della terra. Le relazioni diplomatiche hanno garantito in molte situazioni, anche particolarmente difficili, la libertà di culto ai battezzati e ultimamente, dagli anni Trenta dell&#8217;Ottocento, la libertà di culto di ogni credente, quale che sia la sua religione. La presenza di una Nunziatura in una nazione garantisce un dialogo paritario con i governi, che gruppi di cittadini non potrebbero ottenere né pretendere.</p>
<p>Compreso il valore della diplomazia ecclesiastica, il docente della Gregoriana ha raccontato le peculiarità della cultura religiosa dell’America, che nasce profondamente cristiana. I Padri Pellegrini – considerati i primi coloni inglesi a occupare la costa atlantica dell’America settentrionale – erano stati scacciati dall’Inghilterra per le loro convinzioni religiose e speravano di trovare una nuova terra dove poter vivere liberamente la loro fede in Cristo.</p>
<p>Questa radice cristiana è molto forte ancora oggi: anche il presidente Trump e i suoi ministri hanno giurano sulla Bibbia, la fedeltà alla costituzione. Componente religiosa che non impedisce la laicità dello Stato. Ma a differenza degli Stati europei – che hanno introdotto la laicità per <em>escludere</em> la Chiesa e la religione dal potere politico – negli USA la laicità vuole allontanare il potere politico dalla sfera religiosa, che ha forte influenza nella vita delle persone. Questo modo di concepire i rapporti tra stato e religione, di matrice protestante, creò molta difficoltà alla Chiesa cattolica, abituata a dialogare paritariamente con i regnanti europei.</p>
<p>Prima del 1945, ci furono alcuni timidi tentativi di relazione tra governo USA e Vaticano, che risultarono deboli e poco significativi. Solo dopo la seconda guerra mondiale, le due amministrazioni cominceranno un dialogo convinto e produttivo. A favorirlo, le trasformazioni della Chiesa cattolica, che sposò il modello delle democrazie liberali, accorciando le distanze che l&#8217;avevano divisa del governo americano. C&#8217;è poi l&#8217;importante impegno condiviso della lotta al comunismo. Sarà il presidente Ronald Reagan nel 1984 a sollecitare la Santa Sede per l&#8217;apertura della Nunziatura a Washington. È nota la stima e l’amicizia tra il presidente Reagan e il Papa San Giovanni Paolo II.</p>
<p>Il pensiero va al presente, che non è oggetto di studi storici e dipende dalle scelte e dai comportamenti di tutti noi. È sotto gli occhi di tutti un cambiamento negli equilibri internazionali. Dopo la caduta del muro di Berlino, la politica mondiale aveva assunto un carattere unipolare, in cui gli Stati Uniti avevano il massimo prestigio. Oggi il mondo globalizzato ha più protagonisti e la politica cerca di adeguarsi a questa trasformazione. Viviamo un tempo di profondi cambiamenti in cui è difficile prevedere che cosa accadrà.</p>
<div class='shareaholic-canvas' data-app-id='26121299' data-app='share_buttons' data-title='Scuola di Teologia. La diplomazia nella Chiesa e i rapporti con gli USA' data-link='https://www.ogliastraweb.it/scuola-di-teologia-la-diplomazia-nella-chiesa-e-i-rapporti-con-gli-usa/' data-summary=''></div>]]></content:encoded>
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		<title>Trent’anni del Premio letterario San Giorgio Vescovo</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Dec 2024 11:39:54 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Iniziative Diocesane]]></category>

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		<description><![CDATA[di Anna Maria Piga. Lanusei 11 novembre 2024: trentesima edizione Premio letterario San Giorgio Vescovo, ideato dal vescovo Antioco Piseddu per sollecitare i giovani alla ricerca della storia dell’Ogliastra e riscriverla con prospettive future Fortemente incoraggiato dal vescovo Antonello che ne ha suggerito l’apertura a tutta l’Isola: “Sardegna, storie e territorio da raccontare” è infatti]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Anna Maria Piga</strong>.</p>
<p><em>Lanusei 11 novembre 2024: trentesima edizione Premio letterario San Giorgio Vescovo, ideato dal vescovo Antioco Piseddu per sollecitare i giovani alla ricerca della storia dell’Ogliastra e riscriverla con prospettive future</em></p>
<p>Fortemente incoraggiato dal vescovo Antonello che ne ha suggerito l’apertura a tutta l’Isola: “<em>Sardegna, storie e territorio da raccontare</em>” è infatti il tema lanciato dal concorso organizzato dalla Diocesi di Lanusei tramite l&#8217;Associazione Culturale <em>San Giorgio Vescovo</em>.</p>
<p>La premiazione nell’aula magna del seminario vescovile, presenti autorità e pubblico affezionato, è avvenuta con la lettura del verbale redato dalla Giuria presieduta da Anna Maria Piga e composta dai giurati Alessandra Carta, Giorgio Mameli e Giacomo Mameli, che ha esaminato attentamente i lavori pervenuti, esprimendo un giudizio unanime.</p>
<p><strong>Il premio “Opere edite”</strong> viene assegnato al libro di <strong>Graziella Monni</strong> “<em>Il medico di Caller</em>”, edito da Solferino, collana Affreschi. Apprezzato dai migliori critici dei giornali nazionali. Attraverso una scrittura piana e lineare, dosando realtà storica e fantasia, l’autrice è riuscita a tradurre nelle sue pagine <em>lo spirito di un’epoca</em> inserendosi a pieno titolo nella scia della migliore tradizione del romanzo storico moderno.</p>
<p>Letture del libro della Monni sono state fatte dall’attore regista Silvano Vargiu, anticipando ai presenti parti significative del racconto.</p>
<p><strong>Sezione “Tesi di Laurea”. </strong>Il Premio è stato assegnato alla tesi in “Tecniche di ripresa” della studentessa <strong>Letizia Dessì</strong> dell&#8217;Accademia di Belle Arti “Mario Sironi” di Sassari dal titolo: “<em>Uomo, natura e industria tra distacco e nostalgia. Alcuni esempi di cinema sperimentale e di poesia. Con un focus sulle opere di Pietro Basoccu e Daniele Atzeni</em>”.</p>
<p>La tesi di Letizia Dessì è stata apprezzata per chiarezza espositiva e incisività scientifica. Supportata da una bibliografia ampia, l’opera dimostra una solida padronanza degli argomenti trattati. Affrontando il rapporto tra progresso e trasformazioni del pianeta, la tesi sviluppa un&#8217;analisi accurata, basata su una filmografia selezionata che evidenzia, attraverso contrasti visivi, l’impatto del progresso sul paesaggio naturale. In questo contesto, la Sardegna, devastata dai “Piani di Rinascita” rimasti solo elettorali, emerge attraverso l’analisi fotografica di Pietro Basoccu, che testimonia il fallimento dell’industrializzazione in Ogliastra, ma senza disconoscere il ruolo dinamico dell&#8217;industria per il progresso civile ed economico. Giudizi, quelli della Dessì, avvalorati anche dalle opere cinematografiche di Daniele Atzeni, che offrono una riflessione critica sul mito del progresso.</p>
<p><strong>Sezione Scuole e Associazioni Culturali. </strong>Il premio viene assegnato all&#8217;unanimità al romanzo breve <em>Il viaggio di Bonaria, </em>esito del laboratorio di scrittura creativa dell’<strong>Università</strong> <strong>della Terza età <em>Ogliastra</em></strong> sezione di <strong>Tortolì</strong>. Il viaggio di Bonaria dei “<em>Ragazzi della Terza</em>” è un racconto corale, scritto con la penna, la ragione e il cuore. Gli autori, testimoni degli eventi narrati, desiderano trasformare l&#8217;attuale situazione, sostenendola con una nostalgica riflessione e riportandola in vita attraverso il racconto storico. La Cartiera di Arbatax rappresenta il grande sogno che, una volta realizzato, poteva portare benessere e serenità, ma che è poi – per manifeste incapacità manageriali senza etica – è naufragato tristemente, lasciando rovine.</p>
<p>Gli intermezzi musicali eseguiti da Gaia Piras, giovanissima e bravissima allieva della Scuola civica di musica, hanno aggiunto colore alla bella serata. Interventi dell’antropologo Daniele Ligas, docente della Accademia Belle Arti Mario Sironi di Sassari, che ha ringraziato per aver dato giusta visibilità all’Accademia, e del Sindaco di Lanusei Davide Burchi che si è congratulato per «l’ottima iniziativa targata Lanusei».</p>
<p>Le conclusioni e i saluti del vescovo Antonello Mura hanno sottolineato la condivisa importanza dell’evento.</p>
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		<title>Festa della famiglia e serata sinodale</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jul 2024 11:10:41 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Iniziative Diocesane]]></category>

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		<description><![CDATA[di Giuseppina Nieddu e Giovanni Pischedda. Domenica 16 giugno, nella cornice dell’Auditorium Fraternità di Tortolì, si è svolta la festa diocesana della famiglia, seguita dalla serata sinodale diocesana L’accoglienza delle circa quaranta famiglie è stata fatta dall’equipe famiglie e dai volontari Caritas. Dopo aver salutato e ringraziato i partecipanti, il vescovo Antonello Mura ha iniziato]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Giuseppina Nieddu e Giovanni Pischedda</strong>.</p>
<p><em>Domenica 16 giugno, nella cornice dell’Auditorium Fraternità di Tortolì, si è svolta la festa diocesana della famiglia, seguita dalla serata sinodale diocesana</em></p>
<p>L’accoglienza delle circa quaranta famiglie è stata fatta dall’equipe famiglie e dai volontari Caritas. Dopo aver salutato e ringraziato i partecipanti, il vescovo Antonello Mura ha iniziato l’incontro con un momento di preghiera, incentrato sul brano evangelico di Matteo (Mt 8,28-34) che racconta di Gesù nel paese dei Gadareni (luogo non tanto geografico, quanto interiore), invitando alla riflessione su alcune domande che scaturiscono dal testo: <em>chi è quest’uomo?</em> <em>Chi siamo noi? Quale posto abbiamo nella Chiesa? </em>Gesù è venuto a scomodarci: noi come i mandriani fuggiamo per non perdere le nostre comodità e «lo preghiamo di allontanarsi dal nostro territorio»?</p>
<p>I saluti e i ringraziamenti sono quelli di don Battista Mura, coordinatore dell’Ufficio di pastorale familiare che ha ricevuto gli auguri dei presenti per i suoi 22 anni di sacerdozio. Il responsabile dell’equipe, Giovanni Pischedda, ha poi presentato la coppia ospite che ha dato la sua testimonianza sulla <em>ministerialità</em> degli sposi: Luisa Mura e Stefano Fadda, fondatori dell’associazione di promozione sociale <em>Profumo di Nardo</em>, a Quartu S. Elena.</p>
<p>Luisa e Stefano si sono formati nella parrocchia della Sacra Famiglia a Milano come operatori di pastorale familiare organizzati dalla CEI e dall’Istituto Giovanni Paolo II di Roma. Importanti per la loro crescita spirituale sono stati vari sacerdoti: Don Sergio Nicolli che ha proposto loro di accompagnarlo in Trentino nel progetto <em>Una famiglia in canonica</em>; Don Renzo Bonetti in un percorso di catechesi familiare e di teologia nuziale; Don Carlo Rocchetta col quale hanno intrapreso e scoperto la spiritualità della tenerezza nel Centro Famiglia <em>Casa della Tenerezza</em> di Perugia.</p>
<p>Con la nascita del loro figlio Domenico, sono poi rientrati a Quartu, dove hanno fondato <em>Profumo di Nardo</em>. La coppia ha aiutato la riflessione, raccontando la propria esperienza di vita “in canonica”, sottolineando come ogni famiglia cristiana debba essere un soggetto consapevole dei doni ricevuti e capace di assolvere ai propri compiti ecclesiali e sociali in quanto battezzati. Ogni coppia cristiana – come Aquila e Priscilla che accolgono a casa Paolo e condividono con lui la passione per l’annuncio del Vangelo nella prima comunità cristiana – dovrebbe sentirsi ed essere riconosciuta corresponsabile, assieme ai pastori, della missione salvifica della Chiesa.</p>
<p>Dopo un tempo di dialogo vivace tra i partecipanti, il vescovo ha presieduto la celebrazione eucaristica; nell’omelia ha evidenziato come ogni piccolo seme del regno di Dio gettato, racchiuda in sé la speranza che possa germogliare e portare frutto in abbondanza; di questo tempo di attesa ne è emblema la pazienza del contadino. Il momento di convivialità, grazie al servizio generoso dei volontari Caritas, ha concluso una bella mattina di incontro, confronto e crescita.</p>
<p>Il <strong>prossimo appuntamento </strong>sarà l’esperienza del <strong>campo diocesano famiglie ad Arbatax</strong>, presso la Colonia Madonna d’Ogliastra, dal 3 al 4 agosto. Per informazioni e iscrizioni, contattare i seguenti recapiti: tel. 3472383787 (<strong>Pinuccia</strong>) – 3471929665 (<strong>Iosè</strong>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LA SERATA SINODALE<br />
</strong></p>
<p>Preghiera, silenzio, canto e dibattito hanno animato la serata sinodale, naturale proseguimento della Festa della famiglia celebrata al mattino. Dall’ascolto del brano di Luca e da quel «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso», è partito il commento del vescovo per l’interiorizzazione della Parola, a cui si sono aggiunte le parole di Papa Francesco sulla missione e sull’essere Chiesa, quelle dei vescovi sul Sinodo. E proprio sul cammino sinodale nelle parrocchie, sui temi ecclesiali decisivi da affrontare nel concreto, sull’appartenenza di ciascuno alla Chiesa e ai suoi compiti e sulla Chiesa profetica si è incentrato il dibattito tra i partecipanti e il vescovo Antonello, il quale ha sottolineato che l’unità va incoraggiata sempre, che è importante creare momenti di incontro e confronto chiarificatori, che spesso si assiste a realtà parrocchiali dove manca lo spirito di squadra e che occorre concentrarsi per creare una parrocchia profetica capace di guardare al futuro, e di creare momenti e temi adatti a ogni fascia d’età. (<strong><em>c.c.</em></strong>)</p>
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		<title>L’universalità e il diritto di accesso alle cure</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jan 2024 15:13:46 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Iniziative Diocesane]]></category>

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		<description><![CDATA[di Virgilio Mura. “Signore non ho nessuno che mi immerga nella piscina” (Gv 5,7) La cura per la vita umana a tutti i livelli è uno dei tratti caratteristici del ministero di Gesù. Questa cura è estesa a tutti, a chiunque Egli incontri e, direttamente o indirettamente, chieda il suo intervento, senza preclusioni dettate dalle]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Virgilio Mura</strong>.</p>
<p><em>“Signore non ho nessuno che mi immerga nella piscina” (Gv 5,7)</em></p>
<p>La cura per la vita umana a tutti i livelli è uno dei tratti caratteristici del ministero di Gesù. Questa cura è estesa a tutti, a chiunque Egli incontri e, direttamente o indirettamente, chieda il suo intervento, senza preclusioni dettate dalle barriere sociali, culturali o religiose. È proprio tale cura – attuata nell’azione terapeutica di Gesù – il segno visibile che il tempo messianico della salvezza è presente. Alla domanda «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?», Gesù risponde rimandando ai segni di questa cura di Dio per la vita: «Andate e riferite…ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti resuscitano, ai poveri è annunciata la buona novella» (cfr. Lc 7,20-22). Dentro questo orizzonte ampio, può essere riletto anche Gv 5,1-18, che – in uno stile tipico dell’evangelista – congiunge un racconto di guarigione e la disputa che da esso scaturisce, con la finalità di rivelare l’identità misteriosa di Gesù e suscitare la fede in Lui.</p>
<p><strong>Il racconto di guarigione (vv. 1-9).</strong></p>
<p>La collocazione temporale è generica: si tratta di una, non meglio precisata, “festa dei giudei” che giustifica la presenza di Gesù a Gerusalemme.<br />
In seguito, diventerà rilevante il fatto che essa “è di sabato”. Più dettagliata è l’ambientazione topografica. Il narratore allude a una zona di Gerusalemme in prossimità della “porta delle pecore”, che avrebbe dato il nome alla piscina (chiamata in ebraico Betzatà) alimentata periodicamente da una corrente d’acqua proveniente o da una sorgente a intermittenza o da acqua ferma, che in certi momenti veniva spinta dentro la vasca, al fine di aumentarne il valore curativo.</p>
<p>Sotto i portici della piscina – come in un grande ambulatorio a cielo aperto – staziona un grande numero di malati di ogni genere – “<em>ciechi, zoppi e paralitici</em>” – che sperano di poter essere toccati dalla potenza risanatrice dell’acqua agitata: tutti ritengono di essere degni di cura. A colpire lo sguardo attento del Maestro è la situazione disperata di un uomo che da trentotto anni è paralizzato: Gesù si sofferma sulla sua condizione di immobilità, ne intuisce il perdurare nel tempo e gli pone la domanda tesa a fargli esprimere la sua interiorità «Vuoi guarire?». Quell’uomo malato è “unico” davanti a Lui e non “uno tra i tanti”.</p>
<p>Restituito alla sua dignità, l’uomo è ora in grado di esternare il suo desiderio. L’appellativo “<em>Signore…</em>” è un’invocazione di chi sa bene che per le sue sole forze la guarigione diventa impossibile. È di fronte al desiderio di vita di quest’uomo e alla constatazione della <em>non-curanza </em>e dell’impotenza umana che Gesù decide di intervenire con la sua parola potente e autoritativa: «<em>Alzati, prendi la tua barella e cammina</em>».</p>
<p>Di fatto Gesù è preoccupato di aprire alla riflessione religiosa quest’uomo, partendo da un’esperienza di felicità semplicemente umana; la guarigione è segno di una salvezza che si dà pienamente nella riconciliazione e in una conseguente vita nuova, libera dal peccato.</p>
<p><strong> </strong><strong>Giornata del Malato in Diocesi</strong></p>
<p><strong>Venerdì 9 febbraio</strong>, alle <strong>ore 16.00</strong>, nel <strong>Santuario</strong> della Madonna d’Ogliastra in <strong>Lanusei</strong>, in collaborazione con l’Unitalsi, avrà luogo la Santa Messa presieduta dal vescovo Antonello.</p>
<p><strong>Preghiera per la XXXII Giornata Mondiale del Malato</strong></p>
<p>Padre, ricco di misericordia,<br />
guarda le nostre ferite,<br />
risana i cuori afflitti<br />
e guida i nostri passi.<br />
Fa’ che nella sofferenza<br />
non ci sentiamo soli,<br />
che qualcuno prenda le nostre mani<br />
e ci doni quella pace che,<br />
attraverso Cristo, viene da Te.<br />
Facci respirare già su questa terra,<br />
per il dono dello Spirito Santo,<br />
quell’aria di cielo<br />
che un giorno godremo con Te. <strong><em>Amen.</em></strong></p>
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		<title>Il saluto ai Frati Cappuccini nella festa della Patrona diocesana</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2022 09:26:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative Diocesane]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno stralcio dell’omelia del vescovo Antonello nella celebrazione dello scorso 7 ottobre al Santuario di Lanusei, dedicato alla Madonna del Rosario. Siamo qui per onorare la festa liturgica della nostra Patrona, la Vergine del Rosario, ma siamo anche qui per una celebrazione di gratitudine al Signore e alla Vergine per la presenza dei Frati Minori]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Uno stralcio dell’omelia del vescovo Antonello nella celebrazione dello scorso 7 ottobre al Santuario di Lanusei, dedicato alla Madonna del Rosario.</em></p>
<p>Siamo qui per onorare la festa liturgica della nostra Patrona, la Vergine del Rosario, ma siamo anche qui per una celebrazione di gratitudine al Signore e alla Vergine per la presenza dei Frati Minori Cappuccini per 43 anni in questo Santuario diocesano.</p>
<p>Gratitudine che si unisce al rammarico per la loro partenza, ma che non ci porta o ci fa rimanere in un rammarico sterile e persino irrispettoso ma piuttosto, come credenti, ci interroga sulle vie misteriose nelle quali il Signore ci fa passare anche contro la nostra volontà.</p>
<p>Senza fede tutto appare incomprensibile, affidato al caso, agli opportunismi, alle scelte umane, solo umane. Senza fede siamo, di fronte alla realtà, <em>laudativi</em> se tutto va bene, <em>lamentosi</em> se non ci va bene, a volte anche rabbiosi perché non comprendiamo quanto accade.</p>
<p>Con la fede siamo prima di tutto pieni di gratitudine verso la vita, apprezziamo quanto abbiamo avuto, talvolta senza meritarlo, e gioiamo <em>non</em> per quello che ci viene tolto <em>ma</em> per il tempo che l’abbiamo ricevuto in dono.</p>
<p>Sento, anche a nome vostro, di dire grazie a chi ha deciso 43 anni fa di venire in questo luogo, oggi a te Padre Filippo Betzu, e prima di te a coloro che come padri Provinciali hanno pensato e voluto la presenza dei Cappuccini in questa Diocesi. Penso, anche a nome vostro, di dire grazie ai numerosi frati che hanno servito e amato la Chiesa presente a Lanusei. In particolare ricordo i cinque parroci che si sono succeduti: padre Marco Locche, padre Andrea Manca, padre Federico Furcas, padre Maurizio Picchedda e, infine, tu, padre Enrico Mascia, testimone ultimo e per questo ancora più apprezzato della presenza della vita religiosa in questa terra. Terra che si trova ora a prendere atto che non solo non avremo più voi Cappuccini, ma che stiamo perdendo il dono prezioso della vita consacrata maschile.</p>
<p>Dobbiamo solo affliggerci? Dobbiamo solo lamentarci e protestare? Se abbiamo un po’ di fede, prima di tutto ringraziamo e chiediamo a Dio e alla Vergine fortezza e perseveranza, chiediamo luce, chiediamo di aumentare la nostra fede e contemporaneamente invochiamo altri segni di amore per questa Chiesa come quello che 43 anni fa è apparso in mezzo a noi.</p>
<p>Come nessuno di noi poteva decidere allora di farvi venire, nessuno di noi oggi può impedirvi di fare queste scelte, sempre motivate, crediamo – anche dopo aver ascoltato le nostre obiezioni – da uno sguardo di fede che, prima di tutto rispettiamo, anche quando non lo condividiamo.</p>
<p>Certo, anche questa vicenda dimostra quanto l’immagine della Chiesa faccia fatica a essere compresa, quanto sia lontana la Chiesa dai lontani e quanto i lontani siano anche dentro la Chiesa!</p>
<p>Quanto dobbiamo lavorare, allora! Senza dare niente per scontato, senza pensare che tutti sappiano cos’è la vita religiosa e quale sia la differenza tra <em>consacrato religioso</em> e <em>presbiterio diocesano</em>, senza dare per scontato quindi che sia chiaro cosa significa il rapporto tra una Diocesi e un ordine religioso nella Chiesa e, aggiungo, senza dare per scontato cosa sia la Chiesa!</p>
<p>Maria ci accompagni come Madre in questo percorso, lei ci dia le istruzioni giuste per non perderci in inutili viaggi di fantasia che non tengono conto del tempo che viviamo, delle vocazioni che diminuiscono, delle scelte necessarie per sopravvivere che riguardano tutti. Maria ci insegni a essere discepoli consapevoli con la luce della fede. Impariamo da Elisabetta, quando accoglie Maria con parole forti, capaci di alleviare ogni preoccupazione. Impariamo da Maria che dopo le parole di Elisabetta si scioglie intonando una lode e cantando. Nella Chiesa si cresce così, intonando lode, cantando la gioia di sentirsi comunità, incoraggiandosi a vicenda. […]</p>
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		<title>Una Chiesa per tutti e con tutti. La lezione della Pastorale del turismo</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2022 10:16:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Fatti]]></category>
		<category><![CDATA[Iniziative Diocesane]]></category>

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		<description><![CDATA[di Claudia Carta. «È il segno di un&#8217;estate che vorrei potesse non finire mai». Melodie note o pensieri ad alta voce. Scegliete voi. A non cambiare è il respiro profondo e la sua portata emotiva, lo spessore culturale e la pregnanza sociale, l’incontro e il confronto, l’ascolto, le domande e le risposte, il dubbio e]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Claudia Carta</strong>.</p>
<p>«<em>È il segno di un&#8217;estate che vorrei potesse non finire mai</em>». Melodie note o pensieri ad alta voce. Scegliete voi. A non cambiare è il respiro profondo e la sua portata emotiva, lo spessore culturale e la pregnanza sociale, l’incontro e il confronto, l’ascolto, le domande e le risposte, il dubbio e la riflessione, la gag e lo spettacolo, la musica e l’arte. Il mese di agosto appena trascorso ripone in archivio l’edizione numero otto della Pastorale del turismo per la diocesi di Lanusei, la terza per quella sorella di Nuoro.</p>
<p>Un tutto armonico? Perché no, almeno nelle intenzioni, perché in un evento di tale portata – che ha annoverato al suo interno 19 giornate ospitate all’aperto, nell’<em>Anfiteatro Caritas</em> di Tortolì e nell’<em>Area</em> <em>Fraterna</em> de La Caletta (Siniscola), con ben 22 protagonisti noti al grande pubblico, fra radio, televisione e teatro, vita politica, ambiente universitario, mondo della comunicazione e dello spettacolo, che si sono distinti per il loro operato e la loro professionalità, per la loro arte e la loro fede, per la capacità di trasmettere messaggi e contenuti positivi, perché hanno avviato idee imprenditoriali nuove, rispettose dell’ambiente e della sostenibilità – vuole pensato, strutturato e progettato. Esattamente come recitava lo slogan di quest’anno: “<em>Osservare. Pensare. Progettare.  Qual è la tua proposta?</em>”.</p>
<p>E le diocesi – con in testa il vescovo Antonello Mura, irrefrenabile visionario e instancabile realista – non hanno mani smesso di offrirla questa proposta. La Chiesa che fa turismo? <em>Sì</em>. La Chiesa che propone eventi e spettacoli? <em>Sì</em>. La Chiesa che porta fuori la gente – fuori dalle proprie case, dalle proprie ristrettezze mentali, dalle proprie gabbie ideologiche, dalle proprie abitudini e dai suoi clichè – e la fa sedere in piazza, dove è naturale stare insieme, l’uno accanto a l’altro ad ascoltare, vedere, mangiare, pregare? <em>Si</em>. Perché? <em>Ma perché no?</em> La Chiesa non è <em>Chiesa</em> solo all’ora della Messa, del catechismo, dei ritiri e dei pellegrinaggi, delle adorazioni eucaristiche, dei seminari. La Chiesa è spirito che abbraccia la vita, la impregna del suo messaggio di speranza e di luce e ne attraversa in maniera capillare ogni aspetto del suo svolgersi, fuori dai templi e dall’ombra dei campanili. La Chiesa incontra anche chi in quei templi non ci entra mai e lo fa attraverso la multiforme esperienza della cultura che però legge con sguardo universale, cristiano. «La Chiesa non toglie nulla ad altri spettacoli estivi e ad altre iniziative – ha sottolineato il vescovo –. Aggiunge a esse la sua attenzione alle persone, la necessità di riflettere sulle sorti dell’umanità, il desiderio di unire lo sguardo all’umano con la visione di fede. Sempre con tanta simpatia e condivisione».</p>
<p>L’informazione e la comunicazione, la giustizia, l’economia, la tutela dell’ambiente, il lavoro, la guerra, la pace e l’accoglienza, e ancora la musica e il cinema sono tasselli di una quotidianità che ci interroga e ci chiama in causa perché ognuno faccia la sua parte, ognuno presenti la sua proposta per la crescita e il bene dei singoli e della comunità, di ogni comunità.</p>
<p>«Tre verbi non casuali, quelli dello slogan 2022 – ha aggiunto Mura – in un tempo che sperimenta, all’opposto, smarrimento e sfiducia nel futuro. Un tema che chiede di non rimanere in disparte, ma di prendere parte a questo tempo con idee e proposte, non con sterili lamentele».</p>
<p>L’autorevolezza e le riflessioni di Massimo Franco, del presidente della Cei Matteo Zuppi, dell’ex magistrato Gherardo Colombo, di Ernesto Olivero, di Brunello Cucinelli, di Nello Scavo e Rosanna Virgili, di Domenico Scanu, Filippo Rodriguez e Paola Locci, unite alle testimonianze o alle parole in musica dei Gen Verde, di Neri Marcorè, Luca Barbarossa, Dori Ghezzi, Dario Vergassola e Giovanni Scifoni, sono spunti, provocazioni, semi gettati che possono suscitare interrogativi e aprire terreni di confronto continuo.</p>
<p>Ecco perché ogni anno quella della Pastorale del turismo – «espressione non facile e per certi versi non immediata», ha fatto notare ancora mons. Mura – diventa un’esperienza avvolgente e totalizzante, offerta a tutti gratuitamente, che lascia sempre un pizzico di dispiacere nel momento in cui il sipario viene giù, ma al tempo stesso genera in ciascuno il desiderio profondo di rincontrarsi e l’attesa per un nuovo progetto tutto da scrivere nel quale, come ogni formula vincente, alcune costanti restano, diventando solide certezze: il momento dell’accoglienza che quest’anno ha visto coinvolte le comunità di Arbatax, Seui, Osini, Ilbono, Lotzorai, Baunei, per l’Ogliastra, e Siniscola, Olzai, Orosei, Fonni, per il nuorese: vetrine di un territorio che vuole essere, per chi lo abita e per chi decide di trascorrere in esso alcuni giorni di riposo, fonte inesauribile di conoscenza, di scoperta e di bellezza; i cortometraggi del progetto <em>Camineras</em>, a cura di Vincenzo Ligios e le professionalità degli artisti locali a impreziosire ogni serata.</p>
<p>Un investimento importante di chi crede nelle potenzialità immense di questa terra, sotto tutti i punti di vista. Una macchina organizzativa che da otto anni mette in campo volontari, tecnici, giovani, seminaristi, collaboratori diocesani, religiose, sacerdoti. Chi non riesce a coglierne la portata, l’innegabile valore umano, l’attualità e l’unicità della proposta, arrivando perfino a boicottarla – aggiungo forse solo perché avanzata da una Chiesa e dal suo pastore – annaspa fra limiti e pregiudizi. Ma solo “<em>dove c’è una mente aperta, ci sarà sempre una terra di scoperta</em>”.</p>
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