Clima estremo: quando pioggia e sole cambiano la faccia al mondo
di Augusta Cabras.
Temperature tropicali a novembre, neve e gelo nel maggio delle rose e della prima frutta primaverile. Cosa sta succedendo al clima? Siamo nel bel mezzo del cambiamento?
Negli ultimi dieci anni la Sardegna ha registrato un aumento evidente degli eventi climatici estremi: alluvioni improvvise, ondate di calore, incendi boschivi e periodi di siccità prolungata.
I dati di ARPAS, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Sardegna, della Protezione Civile e dell’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, mostrano una tendenza verso fenomeni estremi sempre più frequenti e intensi. La Sardegna è stata sempre la patria del sole, ma se consideriamo anche solo l’ultimo decennio, risulta che le ondate di calore siano aumentate e abbiano avuto una durata maggiore, con temperature sopra la media climatica del periodo di riferimento. E accanto alle ondate di calore, si contano le piogge alluvionali che per la loro forza e intensità lasciano nei territori danni ingenti e in alcuni casi anche vittime.
Secondo il Rapporto Meteo e Clima dell’ARPAS e gli studi climatici utilizzati dalla Regione Sardegna, gli eventi di pioggia estrema nell’isola sono aumentati fino al 400% rispetto a circa 35 anni fa. In pratica, nelle aree costiere della Sardegna si è passati da una media storica di 2-3 episodi estremi all’anno a oltre dieci eventi annui oggi, e specifica che il cambiamento non riguarda tanto la quantità totale di pioggia annuale, ma la sua distribuzione: le precipitazioni sono sempre più irregolari, concentrate e violente.
Oggi si alternano lunghi periodi secchi a nubifragi molto intensi in poche ore. Nel 2025 l’ARPAS ha registrato: +1,3 °C nelle temperature massime rispetto alla media climatica 1981–2010; +0,8 °C nelle temperature minime; nel giugno 2025 anomalie fino a +4,1 °C. In molte aree interne ci sono stati oltre 100 giorni all’anno sopra i 30 °C e fino a 110 notti tropicali annue (temperature minime >20 °C). Questo significa che rispetto a 20-30 anni fa il caldo non è solo più intenso, ma dura molto più a lungo. Inoltre il livello del mare lungo le coste della Sardegna è salito di circa 8 centimetri negli ultimi 25 anni.
La comunità scientifica internazionale ha dibattuto a lungo sulle cause e sulla intensità sia dell’effetto serra che dei cambiamenti climatici e il legame con l’azione dell’uomo è sempre più evidente. E allora cosa si fa? C’è modo di invertire la rotta?
In Sardegna la Strategia Regionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (SRACC 2019, attualmente aggiornata con Delibera del 22 maggio 2024, n. 14/71) affronta il tema del cambiamento climatico in un’ottica di sviluppo e con un approccio positivo. Si propone, infatti, di ripensare i modelli economici e sociali in chiave di sviluppo sostenibile e si propone di integrare gli aspetti di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici, adottando un approccio locale e territoriale per affrontare sfide globali.
Sembra dire: si parte dal piccolo e nel piccolo per affrontare un problema grande, avendo una visione integrata, senza prescindere dall’interconnessione tra le varie dimensioni della vita dell’uomo e della Terra: quella ambientale, sociale, economica e culturale. Il tema è complesso, sfaccettato, chiama in causa il singolo e le comunità, il sindaco del piccolo paese e il capo di Stato, i governi locali e le grandi potenze.
Ma se è vero che ciascuno deve fare la propria parte, assumendo comportamenti che salvaguardano l’ambiente, riducono la produzione di rifiuti e lo spreco di risorse, è anche vero che ci sono questioni che sovrastano la scelta del singolo cittadino. Parliamo ad esempio delle guerre, delle politiche agricole imposte dall’alto, dei sistemi di produzione insostenibili sotto diversi punti di vista: umano, ambientale e sociale. Se guardiamo alle guerre, gli studi confermano che le attività militari e i conflitti armati generano circa il 5,5% delle emissioni globali di gas serra, sia per l’utilizzo di combustibili fossili durante le operazioni, sia perché vengono liberate nell’aria, nel suolo e nelle acque una quantità enorme di sostanze tossiche che distruggono interi ecosistemi.
A tutti i livelli serve uno sguardo nuovo, diverso.
E lo ha detto con forza Papa Francesco, nella sua Laudato Si’: «La cultura ecologica non si può ridurre a una serie di risposte urgenti e parziali ai problemi che si presentano riguardo al degrado ambientale, all’esaurimento delle riserve naturali e all’inquinamento. Dovrebbe essere uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualità che diano forma a una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico. Diversamente, anche le migliori iniziative ecologiste possono finire rinchiuse nella stessa logica globalizzata. Cercare solamente un rimedio tecnico per ogni problema ambientale che si presenta, significa isolare cose che nella realtà sono connesse, e nascondere i veri e più profondi problemi del sistema mondiale. È possibile, tuttavia – continua Bergoglio –, allargare nuovamente lo sguardo, e la libertà umana è capace di limitare la tecnica, di orientarla, e di metterla al servizio di un altro tipo di progresso, più sano, più umano, più sociale e più integrale.
La liberazione dal paradigma tecnocratico imperante avviene di fatto in alcune occasioni. Per esempio, quando comunità di piccoli produttori optano per sistemi di produzione meno inquinanti, sostenendo un modello di vita, di felicità e di convivialità non consumistico. O quando la tecnica si orienta prioritariamente a risolvere i problemi concreti degli altri, con l’impegno di aiutarli a vivere con più dignità e meno sofferenze. E ancora quando la ricerca creatrice del bello e la sua contemplazione riescono a superare il potere oggettivante in una sorta di salvezza che si realizza nel bello e nella persona che lo contempla. L’autentica umanità, che invita a una nuova sintesi, sembra abitare in mezzo alla civiltà tecnologica, quasi impercettibilmente, come la nebbia che filtra sotto una porta chiusa. Sarà una promessa permanente, nonostante tutto, che sboccia come un’ostinata resistenza di ciò che è autentico?».









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