In politica servono persone preparate e moralmente motivate
a cura di Filippo Corrias.
Da sempre la Chiesa ha svolto un ruolo prezioso nella formazione culturale, morale e sociale di chi si impegna attivamente in politica. È ancora così? Cosa è cambiato e cosa si può fare ancora oggi per favorire formazione e partecipazione attiva? Ne abbiamo parlato con don Roberto Caria, professore associato di Teologia Morale Sociale alla Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna
«Coloro che hanno responsabilità politiche non devono dimenticare o sottovalutare la dimensione morale della rappresentanza, che consiste nell’impegno di condividere le sorti del popolo e nel cercare la soluzione dei problemi sociali».
È un passaggio del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa. La disaffezione dei cittadini alla politica è dovuta al fatto che i politici hanno abdicato a queste responsabilità?
Quando un contesto politico manifesta i suoi limiti e le sue carenze non si deve puntare il dito solo sui rappresentanti eletti dal popolo, ma la responsabilità è di tutti. Il cedimento morale non è solo dei politici ma di tutta la società, e ne siamo responsabili a tutti i livelli, individuali e istituzionali, anche noi come Chiesa cattolica.
Detto questo, è fuorviante cadere nel disfattismo, tantomeno nell’antipolitica (quest’ultima fortemente propagandata in Italia negli ultimi trent’anni almeno dal 1992). La disaffezione a servire il bene comune – che ha priorità sul bene privato – è frutto di idee e pratiche distorte, che hanno portato al ripiegamento individualistico su se stessi e sul proprio utile. Si è creata la mentalità, nello Stato e nella Chiesa, che le istituzioni non vanno servite, ma sfruttate! Ecco il decadimento culturale. La ripartenza morale deve coinvolgere tutti gli uomini di buona volontà, sia nella vita privata che pubblica, per lavorare con passione per il bene comune, soprattutto a vantaggio dei più giovani e degli anziani.
«I partiti sono chiamati a interpretare le aspirazioni della società civile offrendo ai cittadini la possibilità effettiva di concorrere alla formazione delle scelte politiche». C’è, a suo parere, questa formazione a livello nazionale e locale?
La formazione alle scelte politiche alte oggi non c’è, semplicemente perché le decisioni sulle grandi questioni economiche sono già prese nei poteri – soprattutto dell’alta finanza – che condizionano e ricattano le scelte degli Stati. Il discorso è articolato e non è possibile svilupparlo ora. Per fare un riferimento che ci tocca da vicino, in Sardegna è evidente come la scelta di usare il territorio regionale per la speculazione energetica di alcune multinazionali è già stabilita. Ai sardi rimarrebbe la possibilità di opporsi su qualcosa, ma alla fine non riusciamo a essere uniti perché in tanti pensano solo al proprio interesse, piccolo o grande che sia.
In generale, siamo in una fase storica in cui è necessario ripensare anche la rappresentanza politica, per favorire un reale coinvolgimento di tutti nelle scelte politiche più importanti.
Come la Chiesa, in particolare la Chiesa locale, può incentivare i fedeli alla formazione e alla partecipazione politica?
Prima di tutto vivendo al suo interno un’autentica giustizia e favorendo la partecipazione delle persone alla vita istituzionale. Poi mostrandosi lealmente super partes nell’agone politico, senza cercare privilegi, ma collaborando con coloro che seriamente vogliono servire la loro patria, ai vari livelli istituzionali dello Stato, dal piccolo comune fino al Presidente della Repubblica. Non è più l’epoca della Democrazia Cristiana e di uno schieramento unico del cristiano nella dialettica politica, ma in qualunque partito o movimento si riconosca, il vero cristiano si deve adoperare a portare la virtù nella vita democratica. Oggi la realtà politica è molto articolata e complessa, richiede persone preparate e moralmente motivate, non si può giudicare ciò che accade solo emotivamente o per previa appartenenza faziosa. Purtroppo il mondo mediatico favorisce solo la divisione faziosa e polarizzata tra due estremi, come hanno dimostrato in modo eclatante gli anni 2020-2022.
San Paolo VI affermava che la politica è una delle forme più alte di carità. Quali sono le sfide più urgenti a cui la politica deve dare risposte?
L’avverbio “urgente” non lo userei, è troppo abusato dalla propaganda quando deve costringere i popoli a scelte rapide che avvantaggiano pochi. La ricostruzione di un tessuto morale buono richiede saggezza e pazienza. La vita politica è fatta da tutti a vari livelli: chi governa deve pensare al bene dei suoi cittadini, non agli interessi di pochi. Tutti, poi, siamo chiamati a collaborare al bene comune, che è di ordine materiale e spirituale, attraverso una vita virtuosa, sia nel privato che nel pubblico. Dobbiamo uscire dal sentimentalismo caritatevole per dedicarci con serietà alla virtù della giustizia in tutti gli ambiti. Essere giusti, difendere il diritto naturale e positivo, è la base per essere veramente caritatevoli e creare un contesto politico in cui la concordia sia la sua anima. La concordia, ci insegna San Tommaso d’Aquino, è la capacità di unire le volontà, pur nella diversità delle opinioni, per orientare tutto al bene comune. Sempre San Tommaso ci insegna che alla giustizia appartiene anche la dimensione religiosa di ogni persona: l’abbandono della fede in Dio e la deviazione verso pratiche superstiziose di ogni tipo è una delle cause del cedimento morale di questi tempi.
Al livello generale, il trionfo del neoliberismo come filosofia economica ha stravolto le priorità tra politica ed economia: la politica è divenuta ancella dell’economia finanziaria, mentre dovrebbe essere il contrario. Le istituzioni, lo Stato in primis, sono ridotte ad aziende che devono badare prima di tutto al pareggio di bilancio e al profitto di pochi privati. Ci sarebbero ancora tante cose da dire, ma per dirne una che riguarda l’Italia, ritengo che sia maturo il tempo per smettere il teatrino da guerra civile continua – fomentato da poteri forti e dal mondo mediatico – tra antifascismo e fascismo. Bisogna fare pace con tutta la storia del proprio Paese e pensare ad affrontare insieme, pur nelle diversità delle opinioni, i problemi reali delle persone e delle famiglie. Oggi ci sono tirannidi, più subdole ma riconoscibili, verso le quali le persone libere e virtuose possono tenersi distanti senza lasciarsi catturare nella rete.









.png)

Lascia un Commento