In breve:

Tutto quanto

Don Delussu

di Claudia Carta.
È difficile lasciar andar via Don Delussu. Una di quelle persone capaci di lasciare segni indelebili e tracce profonde. Di diventare punto di riferimento per l’acutezza del ragionamento, per la lucidità delle parole, per l’ampiezza dello sguardo, per la caratura culturale, per la dolcezza discreta.
«Sia il vostro parlare , , no, no». Ecco, la frase evangelica gli veniva naturale. Il di più non era contemplato.

Nell’uomo e nel sacerdote vibrava tutta la forza e l’ardore dell’annuncio, il richiamo costante all’impegno e alla testimonianza viva, attenta, concreta. E quante volte risuonava la sferzata davanti alla tiepidezza, all’ignavia, alla mancanza di entusiasmo e di vitalità: «Dov’è la gioia di Cristo risorto? – sottolineava spesso nelle sue omelie, sempre così incisive e totali –. Dove sono i cristiani della domenica di Pasqua? Come non vedere tutta la bellezza che ci è stata donata e che anche noi dobbiamo comunicare agli altri, invece di lamentarci sempre di tutto e tutti».

No, non aveva mezze misure, Don Delussu. Tanto meno aveva due pesi e due misure. Né barattava su nulla, sulla pastorale, sulla catechesi, sui sacramenti: «Siamo mica qui a dare caramelle», sentenziava. Fermo, determinato, sicuro di sé, testardo all’occorrenza. Profondo conoscitore dei testi sacri, della storia della Chiesa e della realtà, da appassionato sociologo quale era.

I giovani lo amavano, anche per il suo essere anticonformista, schietto, spesso oltre le righe, eppure così appassionato. Di Cristo, della vita. L’amore per la musica sacra e il canto corale era una delle sue forme di espressione più belle, semi gettati nei solchi delle comunità che hanno avuto la fortuna di averlo come guida, e che sono germogliati e tuttora fioriscono.

Uno così non si può prendere a metà. E chi lo conosceva davvero, e veramente gli voleva bene, lo apprezzava esattamente così com’era, o meglio, proprio perché era così. Vero. E di questo suo modo di essere, burrascoso e sanguigno, sapeva ridere, ridere molto. Anche se non tutti ridevano…

Infine la certezza di una presenza, la dolcezza di un sorriso e di un abbraccio, la bellezza di un incontro, l’attesa di una voce, la fragilità e la stanchezza degli anni e della malattia. Ma l’indole fiera era sempre pronta a rimettersi in piedi e rispondere a tono. Combattente infaticabile.

Ha fatto quello che ha voluto anche nell’uscire di scena, facendoci arrabbiare per non averci dato nemmeno il tempo di un ciao. Ma anche ora, vedendoci così scossi, amareggiati, tristi e piangenti, ci direbbe, per l’ennesima volta: «Siete un disastro». Ciao Don Delù.

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