La bellezza tra arte e liturgia
di Pietro Sabatini.
Domenica 17 maggio, nell’Auditorium Fraternità di Tortolì, si è tenuto l’ultimo incontro della Scuola di Teologia diocesana dal titolo “Fede, liturgia e arte”
Il tema ha suscitato perplessità circa l’urgenza dell’argomento proposto, come mi hanno raccontato alcune persone. Don Tiziano Ghirelli, Canonico della Basilica di San Pietro ed esperto di questi argomenti, incaricato di affrontare la riflessione su questo tema, ha iniziato il suo discorso rispondendo a queste obiezioni con una citazione di Papa Francesco: «A che serve l’arte in un mondo ferito? Non ci sono forse cose più urgenti, più concrete, più necessarie? L’arte non è un lusso, ma è una necessità dello spirito. Non è fuga, ma è responsabilità, invito all’azione, richiamo, grido. Educare alla bellezza significa educare alla speranza» (Papa Francesco, omelia per il Giubileo degli artisti, 16.02.2025).
L’arte è un linguaggio che, prima che alla ragione, parla al cuore dell’uomo. I segni, le immagini, la gestualità, i suoni, i profumi, i colori, toccano la sfera dei sensi prima delle forme verbali e, talvolta, con maggiore evidenza, esprimendosi con più incisività delle stesse parole. Lasciandoci guidare all’insegnamento del magistero, appare chiara la necessità di educare e far crescere la sensibilità artistica nel popolo di Dio. L’Evangelii Gaudium (n.166) ci ricorda che la «caratteristica della catechesi, sviluppatasi negli ultimi decenni, è quella dell’iniziazione mistagogica, che significa essenzialmente due cose: la necessaria progressività dell’esperienza formativa in cui interviene tutta la comunità e una rinnovata valorizzazione dei segni liturgici dell’iniziazione cristiana». Ci invita quindi ad accompagnare l’impegno dell’annuncio con una liturgia fatta di segni resi sempre più belli dalla capacità di utilizzare le diverse espressioni artistiche: la sontuosità degli edifici, la bellezza dei canti, l’eleganza dei paramenti.
Dalle immagini delle catacombe agli affreschi di Giotto e dei suoi contemporanei, fino alle ricchissime decorazioni barocche, la Chiesa ha sempre utilizzato l’arte per raccontare a tutti la storia della salvezza e il vangelo di Gesù. Per questo motivo l’artista, che deve produrre una sua opera per l’evangelizzazione o per la celebrazione liturgica, ha bisogno di lavorare in sintonia con i teologi, che aiutino ad armonizzare la sua ispirazione con il messaggio evangelico.
Il rapporto tra arte ed esperienza religiosa si può descrivere evidenziando tre livelli diversi: Arte religiosa. Sotto questo appellativo possiamo ascrivere tutte le espressioni che mirano a elevare lo spirito umano in una qualche prospettiva metafisica. Arte cristiana. Si tratta di espressioni ispirate alla storia salvifica. Nella categoria di arte cristiana è da includersi ogni manifestazione artistica destinata agli ambiti dell’annuncio, della catechesi, della devozione popolare e delle pie pratiche. Arte sacra o liturgica, che riguarda squisitamente e peculiarmente il culto. In questo caso le opere entrano nella dinamica celebrativa in cui è manifestata la salvezza che Dio ci dona.
Per imparare a distinguere i diversi livelli, don Ghirelli, citando Evangelii Gaudium (167), ha ricordato che la formazione è l’imperativo che oggi deve provocare il nostro essere credenti e il nostro essere annunciatori della Buona Notizia di un Dio non ci ha lasciato soli, ma che è con noi e opera a nostro vantaggio.
L’incontro si è concluso con una sintesi che don Ghirelli ha tratto da magistero di San Giovanni Paolo II: «L’arte sacra deve tendere a offrirci una sintesi visuale di tutte le dimensioni della nostra fede».
Per un approfondimento si consiglia la lettura del Messaggio del Santo Padre Paolo VI agli artisti a chiusura del Concilio Vaticano II, dell’8 dicembre 1965.









.png)

Lascia un Commento