In breve:

Editoriale

Seulo

8xmille in Diocesi: una firma, tanti frutti

di Pier Tomaso Deplano.

La Diocesi di Lanusei rinnova il proprio impegno verso la trasparenza amministrativa con la presentazione del rendiconto annuale relativo alle somme ricevute attraverso l’8xmille. La documentazione, trasmessa alla Conferenza Episcopale Italiana, illustra in modo puntuale gli interventi realizzati e le spese sostenute grazie alle risorse assegnate.

L’iniziativa rappresenta non solo un obbligo previsto dalle norme vigenti, ma anche un segno concreto di attenzione nei confronti dei fedeli e dei cittadini che, attraverso la propria scelta, contribuiscono a sostenere la missione della Chiesa. Rendere conto delle risorse ricevute significa infatti valorizzare un rapporto di fiducia fondato sulla chiarezza e sulla corretta gestione dei fondi.

Le somme provenienti dall’8xmille consentono ogni anno di sostenere attività pastorali, opere di carità, interventi sociali e progetti a favore delle comunità del territorio. La pubblicazione del rendiconto offre dunque l’opportunità di conoscere più da vicino come queste risorse vengano impiegate e quali benefici producano a favore delle persone e delle realtà locali. In un contesto in cui trasparenza e responsabilità rappresentano valori sempre più importanti per le istituzioni, la Diocesi di Lanusei conferma la volontà di amministrare con rigore e attenzione i fondi ricevuti, mettendo al centro il servizio alla comunità e il bene comune.

Il bilancio della diocesi offre una fotografia dettagliata dell’impiego delle risorse economiche e delle numerose attività sostenute sul territorio. Il documento non si limita, infatti, a indicare l’ammontare complessivo delle entrate, ma ne specifica con precisione la provenienza, consentendo di comprendere sia le fonti di finanziamento sia i relativi vincoli di destinazione.

Accanto ai fondi derivanti dall’8xmille, figurano contributi regionali e comunali destinati alla realizzazione di progetti specifici, finanziamenti straordinari erogati dalla Conferenza Episcopale Italiana per interventi vincolati e risorse proprie provenienti dalla diocesi e dalle parrocchie. Un sistema articolato che riflette la complessità delle attività pastorali, sociali e culturali portate avanti dall’ente ecclesiastico.

Anche nel 2025 una quota rilevante delle risorse è stata destinata alla manutenzione, alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio edilizio di culto. Gli interventi hanno riguardato chiese, oratori, aule catechistiche e canoniche, oltre al completamento di nuove strutture destinate alle attività pastorali e comunitarie.

Tra le principali voci di spesa emergono, inoltre, il sostegno economico alle famiglie e alle persone in situazione di fragilità, le iniziative pastorali rivolte ai giovani e agli adulti, i percorsi di formazione teologico-pastorale, la promozione della cultura religiosa e il supporto ai mezzi di comunicazione sociale.

Particolare rilevanza assume il progetto di recupero dell’ex colonia di Arbatax, destinata a diventare un centro di aggregazione e formazione sociale finalizzato alla prevenzione e al contrasto del disagio e delle devianze giovanili. I lavori hanno preso avvio il 6 marzo 2026 e il completamento dell’opera è previsto entro il mese di dicembre di quest’anno.

Parallelamente, proseguono le attività di progettazione e realizzazione di numerosi interventi programmati sul territorio, che interesseranno il restauro e la riqualificazione di diversi edifici di culto, con l’obiettivo di preservare il patrimonio storico e architettonico della diocesi e garantire spazi adeguati alle esigenze delle comunità locali.

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Clima estremo: quando pioggia e sole cambiano la faccia al mondo

di Augusta Cabras.

Temperature tropicali a novembre, neve e gelo nel maggio delle rose e della prima frutta primaverile. Cosa sta succedendo al clima? Siamo nel bel mezzo del cambiamento?

Negli ultimi dieci anni la Sardegna ha registrato un aumento evidente degli eventi climatici estremi: alluvioni improvvise, ondate di calore, incendi boschivi e periodi di siccità prolungata.

I dati di ARPAS, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Sardegna, della Protezione Civile e dell’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, mostrano una tendenza verso fenomeni estremi sempre più frequenti e intensi. La Sardegna è stata sempre la patria del sole, ma se consideriamo anche solo l’ultimo decennio, risulta che le ondate di calore siano aumentate e abbiano avuto una durata maggiore, con temperature sopra la media climatica del periodo di riferimento. E accanto alle ondate di calore, si contano le piogge alluvionali che per la loro forza e intensità lasciano nei territori danni ingenti e in alcuni casi anche vittime.

Secondo il Rapporto Meteo e Clima dell’ARPAS e gli studi climatici utilizzati dalla Regione Sardegna, gli eventi di pioggia estrema nell’isola sono aumentati fino al 400% rispetto a circa 35 anni fa. In pratica, nelle aree costiere della Sardegna si è passati da una media storica di 2-3 episodi estremi all’anno a oltre dieci eventi annui oggi, e specifica che il cambiamento non riguarda tanto la quantità totale di pioggia annuale, ma la sua distribuzione: le precipitazioni sono sempre più irregolari, concentrate e violente.

Oggi si alternano lunghi periodi secchi a nubifragi molto intensi in poche ore. Nel 2025 l’ARPAS ha registrato: +1,3 °C nelle temperature massime rispetto alla media climatica 1981–2010; +0,8 °C nelle temperature minime; nel giugno 2025 anomalie fino a +4,1 °C. In molte aree interne ci sono stati oltre 100 giorni all’anno sopra i 30 °C e fino a 110 notti tropicali annue (temperature minime >20 °C). Questo significa che rispetto a 20-30 anni fa il caldo non è solo più intenso, ma dura molto più a lungo. Inoltre il livello del mare lungo le coste della Sardegna è salito di circa 8 centimetri negli ultimi 25 anni.

La comunità scientifica internazionale ha dibattuto a lungo sulle cause e sulla intensità sia dell’effetto serra che dei cambiamenti climatici e il legame con l’azione dell’uomo è sempre più evidente. E allora cosa si fa? C’è modo di invertire la rotta?

In Sardegna la Strategia Regionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (SRACC 2019, attualmente aggiornata con Delibera del 22 maggio 2024, n. 14/71) affronta il tema del cambiamento climatico in un’ottica di sviluppo e con un approccio positivo. Si propone, infatti, di ripensare i modelli economici e sociali in chiave di sviluppo sostenibile e si propone di integrare gli aspetti di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici, adottando un approccio locale e territoriale per affrontare sfide globali.

Sembra dire: si parte dal piccolo e nel piccolo per affrontare un problema grande, avendo una visione integrata, senza prescindere dall’interconnessione tra le varie dimensioni della vita dell’uomo e della Terra: quella ambientale, sociale, economica e culturale. Il tema è complesso, sfaccettato, chiama in causa il singolo e le comunità, il sindaco del piccolo paese e il capo di Stato, i governi locali e le grandi potenze.

Ma se è vero che ciascuno deve fare la propria parte, assumendo comportamenti che salvaguardano l’ambiente, riducono la produzione di rifiuti e lo spreco di risorse, è anche vero che ci sono questioni che sovrastano la scelta del singolo cittadino. Parliamo ad esempio delle guerre, delle politiche agricole imposte dall’alto, dei sistemi di produzione insostenibili sotto diversi punti di vista: umano, ambientale e sociale. Se guardiamo alle guerre, gli studi confermano che le attività militari e i conflitti armati generano circa il 5,5% delle emissioni globali di gas serra, sia per l’utilizzo di combustibili fossili durante le operazioni, sia perché vengono liberate nell’aria, nel suolo e nelle acque una quantità enorme di sostanze tossiche che distruggono interi ecosistemi.

A tutti i livelli serve uno sguardo nuovo, diverso.

E lo ha detto con forza Papa Francesco, nella sua Laudato Si’: «La cultura ecologica non si può ridurre a una serie di risposte urgenti e parziali ai problemi che si presentano riguardo al degrado ambientale, all’esaurimento delle riserve naturali e all’inquinamento. Dovrebbe essere uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualità che diano forma a una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico. Diversamente, anche le migliori iniziative ecologiste possono finire rinchiuse nella stessa logica globalizzata. Cercare solamente un rimedio tecnico per ogni problema ambientale che si presenta, significa isolare cose che nella realtà sono connesse, e nascondere i veri e più profondi problemi del sistema mondiale. È possibile, tuttavia – continua Bergoglio –, allargare nuovamente lo sguardo, e la libertà umana è capace di limitare la tecnica, di orientarla, e di metterla al servizio di un altro tipo di progresso, più sano, più umano, più sociale e più integrale.

La liberazione dal paradigma tecnocratico imperante avviene di fatto in alcune occasioni. Per esempio, quando comunità di piccoli produttori optano per sistemi di produzione meno inquinanti, sostenendo un modello di vita, di felicità e di convivialità non consumistico. O quando la tecnica si orienta prioritariamente a risolvere i problemi concreti degli altri, con l’impegno di aiutarli a vivere con più dignità e meno sofferenze. E ancora quando la ricerca creatrice del bello e la sua contemplazione riescono a superare il potere oggettivante in una sorta di salvezza che si realizza nel bello e nella persona che lo contempla. L’autentica umanità, che invita a una nuova sintesi, sembra abitare in mezzo alla civiltà tecnologica, quasi impercettibilmente, come la nebbia che filtra sotto una porta chiusa. Sarà una promessa permanente, nonostante tutto, che sboccia come un’ostinata resistenza di ciò che è autentico?».

 

Copertina

Scuola: solo numeri?

di Fabiana Carta.

La scuola italiana si prepara a una profonda riorganizzazione. Il piano di dimensionamento scolastico avviato dal Governo ridisegna la rete degli istituti in tutto il Paese: circa 700 istituzioni scolastiche soppresse e 1.400 posti in meno tra dirigenti scolastici e direttori dei servizi generali e amministrativi.

Il principio su cui si basa la riforma è semplice: ogni scuola autonoma dovrà avere in media almeno 938 studenti. Da questo parametro deriva il numero di istituti che ogni Regione può mantenere con un proprio dirigente e una propria segreteria. L’obiettivo è adeguare il sistema al calo demografico. Il piano ha previsto 627 tagli tra presidi e personale amministrativo in tre anni. Toscana, Emilia Romagna, Umbria e Sardegna hanno contestato i criteri del piano, rifiutando di tagliare 69 dirigenze scolastiche e, dopo le pronunce della Corte Costituzionale favorevoli al Governo, sono state commissariate.

La radice del problema è la denatalità: il calo delle nascite si traduce in classi più piccole, a volte minuscole, sparse su territori vastissimi. Negli ultimi anni sono già state chiuse oltre 2.600 scuole tra infanzia e primaria e le proiezioni indicano un ulteriore calo nei prossimi dieci anni.

Un trend che colpisce soprattutto le aree interne, dove classi piccole e plessi distanti rendono sempre più difficile mantenere istituti autonomi: Nuorese e Ogliastra pagano il prezzo più alto. Cinque accorpamenti su nove in tutta la Sardegna: a Nuoro e provincia c’è stato l’accorpamento tra IC 1 Podda e IC 2 Borrotzu, tra Liceo Giorgio Asproni e Liceo Sebastiano Satta, la soppressione dell’autonomia scolastica di Orgosolo accorpata a Oliena; non va meglio in Ogliastra: Ilbono e Arzana accorpati con Lanusei e Villagrande, Tertenia accorpata con Bari Sardo.

Quando più scuole vengono accorpate, perdono autonomia e finiscono sotto un’unica dirigenza. Il risultato potrebbe essere una gestione sempre più complessa: dirigenti chiamati a seguire plessi anche distanti 40 o 50 chilometri, con presenze inevitabilmente più rare nei territori periferici. Una scelta che rischia di indebolire ulteriormente le aree interne. Il timore è che il dimensionamento, nato per adattare la scuola al calo degli studenti, finisca per accelerare lo svuotamento dei territori più fragili. Una spirale già nota: meno servizi, meno lavoro, meno popolazione. E una scuola sempre più lontana dalle comunità che dovrebbe tenere unite. Nel nostro territorio cresce la contestazione e la preoccupazione per il futuro: i sindaci di Ilbono e Tertenia preparano un ricorso.

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Pace con tutti e per tutti

di Stefania Pusceddu.

A Macomer si invoca la pace, in marcia e in comunione di preghiera.
Alla XXXIX Marcia della Pace, organizzata dalla delegazione regionale della Caritas, in collaborazione con il Csv Sardegna Solidale, la diocesi di Alghero-Bosa e il Comune di Macomer, sono arrivati numerosi da tutta l’isola: oltre 800 persone che hanno marciato per le vie del centro, a gran voce, con slogan e striscioni.
Hanno unito le forze e le voci la Chiesa Sarda, le associazioni, la scuola, le autorità regionali e locali per chiedere la pace nel mondo, «una pace disarmata e disarmante», come sottolineato nel tema dato da Papa Leone XIV alla LIX Giornata mondiale della pace di quest’anno: «La Pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante».
Un tema quanto mai attuale in tempi di conflitti e tensioni e di un’impressionante corsa al riarmo.
«È inutile parlare di una pace che disarma se non è disarmata in partenza – ammette Mons. Mauro Maria Morfino, vescovo di Alghero-Bosa che ha presieduto la marcia –. Talvolta parliamo di pace, vogliamo pace, ma tutto prepara alla conflittualità. C’è una corsa sfrenata ad armarsi pensando che più si è armati e più ci sarà pace e purtroppo è il contrario. La pace si costruisce con un cuore disarmato perché diversamente si costruisce guerra».
Con piccoli gesti, come una marcia, si vuole dire basta con le armi, con l’odio e con le ingiustizie nel mondo, ma anche nella nostra terra, come sottolinea il delegato regionale di Caritas Sardegna, don Marco Statzu: «La marcia è un appuntamento importante che si ripete ogni anno e ci ricorda che c’è ancora tanto bisogno di pace. La pace si costruisce attraverso la ricerca della giustizia sociale anche nel nostro territorio. Siamo invitati a riflettere su questi temi a informarci e a essere attenti al mondo che ci circonda».
E così, uno a fianco all’altro, vescovi, sacerdoti, religiose, amministratori, volontari, famiglie, giovani, hanno camminato insieme, ascoltato la riflessione e pregato per il mondo intero ferito da tante guerre. «Grazie a chi ha fatto concretamente un passo di pace per essere qui oggi, dimostrando di credere che la pace sia il presente e il futuro della nostra umanità – ha detto Mons. Antonello Mura, presidente della Conferenza
Episcopale Sarda –. La Sardegna è una terra che ha animato nei secoli tante persone e tante persone hanno parlato della Sardegna come luogo di pace. Nonostante tutto siamo persone che amano la pacificazione. Credo che questa marcia permetta di comprendere ancora una volta che la Sardegna si schiera da una parte e che i passi della stessa marcia portano in una direzione unica che è quella di sperare che il mondo si converta».
Tutti d’accordo, insomma, a non arrendersi ai conflitti, ma consapevoli che la pace va costruita passo dopo passo, ogni giorno. Per Mons. Roberto Carboni, arcivescovo di Oristano e vescovo di Ales-Terralba: «Il fatto che questa sia la XXXIX marcia significa che siamo perseveranti. Non ci stanchiamo di chiedere ciò che è essenziale e importantissimo per l’umanità, soprattutto in questo momento: il dono della pace. Nonostante possa sembrare una piccola cosa è un avvenimento importante per le nostre diocesi: è la voce della gente che desidera la pace, è una voce che si leva come invocazione a Dio. I vescovi si uniscono al popolo di Dio per chiedere questo dono. Attraverso la preghiera e la riflessione bisogna costruire sentieri di pace».
Tanti i sindaci che non sono voluti mancare, tra questi, in prima fila il sindaco di Macomer Riccardo Uda: «Che senso ha la nostra partecipazione qui oggi? Dobbiamo partire da questo momento per seminare la pace. La città di Macomer può farsi portatrice di un messaggio che dalla Sardegna può parlare al mondo».
In un giorno così importante, la Regione ha voluto manifestare a fianco della comunità sarda: era presente il presidente del Consiglio Regionale, Piero Comandini: «Un segno di speranza che vuole essere forte soprattutto in questo momento. Tante persone hanno sentito la voglia di uscire da casa, parliamo di persone che non sono state costrette a marciare con noi. Ancora più dell’ideologia e della politica, il grande valore della pace unisce molto di più di quanto i potenti possono pensare».
Tanti anche i giovani in cammino con striscioni colorati, sorrisi e canti, animati dal desiderio di rendersi protagonisti di un cambiamento di mentalità e di impegnarsi attivamente per costruire la pace.
In un momento delicato per l’Iran è ancora più significativa la testimonianza offerta dal Cardinale Dominique Joseph Mathieu, arcivescovo di Teheran-Ispahan dei Latini in Iran, che ha presieduto la veglia di preghiera nella Chiesa Beata Vergine Maria Regina delle Missioni. A tutti consegna un messaggio di pace con una riflessione profonda che parte dall’esperienza di una terra teatro di scontri dove però si continua a sperare: «Non possiamo rimanere radicati in certe opinioni fisse che considerano solo guerre e conflitti, che vedono solo il male nel nostro quotidiano. Siamo chiamati a essere portatori di vita, di pace, a metterci in moto per credere in un mondo migliore possibile dovunque su questa terra. Perché in ciascun uomo c’è qualcosa di buono e di bello. Anche se proprio in questi giorni si ricorda proprio l’Iran per i suoi conflitti in termini di forza, anche con conseguenze sulla scacchiera mondiale, vi posso assicurare che anche in questa terra tanta gente aspira alla pace e vuole collaborare alla pace mondiale».
E ha concluso: «Da Francescano riprendo queste parole di San Francesco: “quando non si può testimoniare con la parola si può testimoniare con la vita, con la presenza”. E sappiamo quanto è importante la presenza. Le presenze sono importanti, lo vedete nelle vostre famiglie, nel lavoro. Essere testimonianza di amore, essere testimonianza di Cristo che si è fatto la nostra porta interna. Con piccoli gesti si può trasformare una nazione».

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Cuorgiver. Accanto a te, con il cuore

di Claudia Carta.

Si chiama Cuorgiver e parla di ascolto, cura e presenza che scaldano.

È il nuovo progetto realizzato grazie alla quinta edizione del Bando Socio-Sanitario promosso dalla Fondazione CON IL SUD per l’annualità 2023 a sostegno dei caregiver – persone che quotidianamente assistono familiari con bisogni di cura elevati – e prevede percorsi di supporto volti ad alleviarne il carico assistenziale e a potenziare i servizi per gli assistiti.

Il progetto – che vede in sala di regia la Cooperativa Sociale Amos in una rete di dieci partners, tra cui la Diocesi di Lanusei – è scritto e ideato attraverso una programmazione attenta ai bisogni del territorio e focalizzata su obiettivi e azioni da mettere in campo. Si rivolge a 50 caregiver familiari di persone con demenza senile, Alzheimer o autismo e ha una durata complessiva di 36 mesi.

Anima del progetto.

Il progetto ha già avviato il centro di ascolto e di aiuto per tutte le persone che vivono una condizione di fragilità, malessere e sofferenza dovuta alla malattia di un familiare e al conseguente impegno nell’assistenza e nella cura. L’individuazione dei beneficiari avviene in collaborazione con gli enti responsabili dei servizi sociali e il centro d’ascolto della Caritas.

Il centro – aperto tre giorni alla settimanaa Tortolì, nell’aula 4 dell’Auditorium Fraternità, presso gli spazi Caritas: martedì mattina dalle 9.30 alle 13; mercoledì e giovedì dalle 15.30 alle 18.30 – oltre a essere un punto di confronto e conforto per le famiglie (grazie alla presenza delle operatrici delle Associazioni  Nel mondo di Giò e La soffitta di Peo, con esperienza nel campo) – in cui viene fornita assistenza, informazioni sui diritti del malato, orientamento ai servizi e alle risorse sanitarie e mediche presenti sul territorio – è anche un osservatorio in cui saranno raccolti dati statistici rispetto ai bisogni dei caregiver e dei malati, nell’ottica di dare una risposta sempre più coerente e puntuale alle loro esigenze. A sostegno dei familiari che assistono viene offerto anche un adeguato supporto psicologico grazie all’Associazione La soffitta di Peo.

Per riaccendere, in chi si prende cura di un familiare non autosufficiente, l’interesse nei confronti della cultura e dare loro nuove occasioni di socializzazione e svago, sono già iniziate alcune attività culturali e musicali (le iniziative spaziano dalla musica, al teatro, allo sport, alle letture a domicilio), a cui seguiranno visite guidate ai musei del territorio e convegni sul tema dei caregiver.

Da gennaio sono previste, inoltre, attività di animazione e formazione ai cargiver, alle imprese e agli enti pubblici del territorio sul tema del welfare aziendale, al fine di creare un’infrastruttura stabile e solida che possa aiutare i caregiver a usufruire di altri servizi per i propri familiari, evitando di uscire completamente dal mondo del lavoro.

A oggi sono stati accolti 15 caregiver. Entro il triennio si pensa possano essere 50.

Possono accedere gratuitamente ai servizi del progetto tutte le persone che assistono un proprio familiare in maniera continuativa e che necessitano di ascolto, aiuto e orientamento.

I Partner.

Una partnership coesa e variegata per esperienze, identità e mission:

La Cooperativa Sociale Amos; la Diocesi di Lanusei; la Caritas diocesana; la Cooperativa Sociale SchemaLibero; la Asl Ogliastra n.4; il Comune di Girasole; l’Associazione Culturale Nel mondo di Giò; l’Organizzazione di Volontariato La soffitta di Peo; la Società Cooperativa Oleaster Servizi Culturali integrati; Piccolo Principe.

Il Logo.

Semplice. Immediato. Profondo.

Un logo che sappia dire l’essenza del progetto Cuorgiver. Due mani che si cercano, si toccano con delicatezza, si uniscono a creare un cuore, perché la cura è questione di amore.

Cura emotiva, ma aiuto concreto, pratico, nella diversità di storie, situazioni e difficoltà.

Sullo sfondo un contrasto di colori caldi e freddi, che se da un lato evidenziano la pluralità di incontri, persone, necessità, dall’altro mettono in relazione e in equilibrio sensibilità affettiva e affidabilità, creando un’atmosfera accogliente, positiva, fiduciosa.

E mentre il nome del progetto gioca con l’assonanza fra Cuorgiver e Caregiver – richiamando l’idea di chi dà il cuore, sottolineando così il valore affettivo della cura – il payoffAccanto a te, con il cuore” rafforza l’idea di vicinanza emotiva e presenza costante, esprimendo il messaggio che il progetto è, sì, supporto reale, pratico, tecnico, ma prima di tutto profondamente umano.

Giovani

Le ragioni del cuore. Giornata Diocesana Giovani a Bari Sardo

di Francesco Orrù.

«Ci sono ragioni che il cuore non capisce e sentimenti che la ragione non comprende; occorre mettere insieme cuore e ragione perché risaltino insieme nella nostra vita».

Con queste parole il vescovo Antonello ha voluto concludere il dialogo con i giovani, momento centrale della giornata diocesana tenutasi a Bari Sardo lo scorso 23 novembre, solennità di Cristo Re, in comunione con tutte le diocesi del mondo che dedicano questa ricorrenza agli incontri diocesani dei giovani.

Momenti di incontro, di preghiera, di riflessione e di amicizia, mani che si sono strette con gioia nella recita del Padre Nostro e che si sono incontrate di nuovo tra musica e balli.

Tanti i ragazzi provenienti dalle comunità della nostra Diocesi, invitati a riflettere sul tema che li accompagnerà durante tutti gli incontri di quest’anno pastorale: le relazioni. Mai come oggi siamo chiamati ad abbandonare il folle narcisismo della nostra società per ritrovare il baricentro al di fuori di noi stessi, dove lo ha posto Cristo: a metà strada tra me e il prossimo. Trovare questa misura non è certo semplice, e le tante domande in merito poste da ragazzi e ragazze lo hanno dimostrato. La risposta non può essere che il Comandamento Nuovo (Mt. 22, 34-40), l’amore totale che prende tre direzioni: Dio, il prossimo e me stesso.

Il diacono Don Antonio Carta, delegato per la Pastorale Giovanile, lo ha descritto nella sua catechesi come «un’indicazione verso la vera felicità, un percorso che ci guida nelle relazioni della vita. Come Dio ci ama totalmente anche quando non ci sentiamo abbastanza, così siamo chiamati ad amare noi stessi come sue creature e a vedere nelle relazioni con gli altri le stelle che ci guidano quando il cielo della vita sembra oscurarsi».

Un amore che da Dio deve riflettersi su di noi se vuole illuminare anche il nostro prossimo, «siate positivi, stimatevi e amate con rispetto: volersi bene è contagioso» così ha risposto Monsignor Antonello ad alcuni dei quesiti carichi di curiosità e di vita vissuta posti dai ragazzi.

Per i giovani della nostra Diocesi un invito alla riflessione guidati dalla Parola di Dio, un motivo per essere cristiani nella vita di ogni giorno e lì, nelle relazioni che la affollano, sperimentare l’amore, la ragione del cuore.