In breve:

Chiesa e ricerca storica a servizio del bene comune

Inglot

a cura di Filippo Corrias.

Il Pontificio Comitato di Scienze Storiche, istituito da Pio XII il 7 aprile 1954, rivolge particolare attenzione al patrimonio storico e archivistico relativo alla storia della Chiesa. Proponiamo ai nostri lettori un dialogo con il Presidente, Padre Marek Inglot sj

Il Pontificio Comitato di Scienze Storiche è un organismo relativamente recente della Curia Romana: ha poco più di 70 anni. Quale fu l’intento di Pio XII nell’istituirlo?

La Santa Sede ha ricevuto, nel corso della prima metà del Novecento, diverse volte la proposta di istituire una propria rappresentanza in seno al CISH (Comité International des Sciences Historiques), associazione internazionale di ricerca storica fondata a Ginevra il 14 maggio 1926 – nella quale convergono attualmente 51 Comitati nazionali e 30 associazioni internazionali di storici. Questo invito venne accolto nel 1954. A seguito di ponderate riflessioni da parte dei Pontefici, Papa Pio XII, con lettera del Pro-Segretario di Stato Mons. Montini del 7 aprile 1955, istituì un proprio Comitato affinché la Santa Sede fosse rappresentata nel CISH e al contempo creò una Commissione di Storia Ecclesiastica che rappresentasse la Santa Sede presso la CIHEC (Commission Internationale d’Histoire Ecclésiastique Comparée, oggi Commission d’Histoire et d’Études du Christianisme). La lungimirante decisione di Pio XII rese possibile che la Santa Sede fosse presente nel contesto dell’associazionismo degli Studi Storici al più alto livello, riallacciandosi alla migliore tradizione della Chiesa, come sottolineato nell’Annuario Pontificio del 1955 ove, per la prima volta, si fece ufficiale menzione del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, che venne definito quale «continuazione della Commissione Cardinalizia per gli Studi Storici, fondata da Leone XIII nel 1883, (…) con il fine di collaborare allo sviluppo delle scienze storiche mediante la cooperazione internazionale».

Qual è la funzione del Pontificio Comitato nella Chiesa di oggi?

Il Pontificio Comitato è chiamato a servire le istituzioni accademiche ecclesiastiche cattoliche, così come quelle civili, prestando un’opera di consulenza scientifica, metodologica e bibliografica e collaborando nella realizzazione di pubblicazioni, ricerche storiche, manuali storiografici e Convegni Internazionali di Studi. In sintesi, il Pontificio Comitato di Scienze Storiche può costituire un ponte tra la Chiesa e la Comunità scientifica internazionale sul versante degli Studi storici, al servizio della comune ricerca della verità e a beneficio di tutti, liberi da pregiudizi e preconcetti e ispirati al rigore scientifico del metodo storico-critico.

Lei dal 2024 ricopre, per volontà di papa Francesco, il ruolo di Presidente. Qual è nel dettaglio il suo compito?

Sono stato molto onorato dalla fiducia accordatami dal Papa e cerco di assolvere al mio dovere con apertura di cuore e di mente, mettendo a frutto la mia pluridecennale esperienza in campo accademico, maturata nell’alveo internazionale dell’Università Gregoriana, laboratorio di metodologia storiografica. Il mio desiderio è quello di ispirarmi a quanto detto da Papa Francesco nel Discorso ai Membri del Pontificio Comitato di Scienze Storiche il 28 maggio 2022: «Se la storia è spesso pervasa da eventi bellici, da conflitti, lo studio della storia mi fa pensare all’ingegneria dei ponti, che rende possibili rapporti fruttuosi tra le persone, tra credenti e non credenti, tra cristiani di differenti confessioni». Nello specifico del mio quotidiano servizio, presso la nostra sede, dirigo e sovrintendo diverse consulenze storiche ai Dicasteri della Curia Romana, insieme ai numerosi progetti editoriali e di ricerca attivati con diversi Istituti scientifici nel panorama internazionale, come, per citarne soltanto alcuni, l’Istituto Storico Italiano per il Medioevo di Roma e il Centro per lo Studio comparato della Storia degli Ordini religiosi di Dresden. Coadiuvato dai 28 membri del nostro Pontificio Comitato provenienti da 14 Paesi e 3 Continenti, seguo una densissima attività convegnistica che, con ottica diacronica, copre tutto l’arco della bimillenaria Storia della Chiesa, dalle origini alla nostra complessa contemporaneità.

Benedetto XVI osservava come il positivismo e il materialismo esasperato hanno portato all’emarginazione delle scienze storiche e la storiografia stessa si trovava ad attraversare un periodo di grande crisi. Com’è il quadro vent’anni dopo quelle osservazioni?

Già Pio XII, nel Discorso del 7 settembre 1955 ai partecipanti al X Congresso Internazionale di Scienze Storiche aveva, da un lato, evidenziato i forti limiti dello storicismo positivista e del materialismo storico di matrice marxista e, dall’altro, fornito la chiave di lettura per una corretta ermeneutica della relazione tra la Chiesa e la cultura: «La Chiesa cattolica non si identifica con alcuna cultura; la sua stessa essenza glielo proibisce. È tuttavia pronta a mantenere relazioni con tutte le culture. Riconosce e lascia permanere ciò che in esse non contraddice la natura. Ma in ciascuna di esse introduce anche la verità e la grazia di Gesù Cristo, conferendo loro così una profonda somiglianza; è proprio in questo modo che contribuisce in modo più efficace alla realizzazione della pace mondiale». Oggi la ricerca storica, a mio parere, non soffre per l’influsso delle grandi ideologie ormai tramontate e perciò materia di indagine storica. Subisce invece la pressione insana di una sorta di “consumismo” scientifico che induce a moltiplicare affannosamente iniziative e pubblicazioni, a discapito della qualità della ricerca scientifica. Sarebbe preferibile non multa sed multum.

Nel 2024, papa Francesco ricevendo in udienza lei e i suoi collaboratori, tra le altre cose, ha detto anche: «C’è una relazione vitale tra la Chiesa e la storia. Mi piace pensare al rapporto tra la Chiesa e gli storici nei termini di prossimità». Com’è oggi questa relazione e questo rapporto?

Il Pontificio Comitato di Scienze Storiche può, natura e missione, rappresentare un segno di prossimità: i nostri membri appartengono a differenti atenei pontifici e a università cattoliche e civili di diverse nazioni e si collabora ordinariamente con libertà di approccio e rigorosa metodologia storica. Grazie al contestointernazionale nel quale opero sia alla Pontificia Università Gregoriana che nel Pontificio Comitato di Scienze Storiche, la mia esperienza è quella di un sinergico dialogo, alimentato da reciproco rispetto e da una comunione di intenti che si esplica in ricerche storiche svolte insieme e in una preziosa progettualità scientifica che, laddove scevra da preconcetti ideologici, vede Chiesa e storici felicemente impegnati al servizio del bene comune nel vasto campo della ricerca.

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