Iniziative Diocesane
Grest diocesano: un’estate tra speranza, gioco e comunità
di Sergio Mascia.
Dal 9 giugno al 3 luglio, l’Oratorio Diocesano Amoris Laetitia di Tortolì ha accolto oltre 60 bambini per l’edizione 2026 del Grest, quattro settimane intense di attività, amicizia, divertimento e crescita, dedicate quest’anno al tema della speranza
Il Grest è molto più di un centro estivo: è un’esperienza educativa nella quale bambini e ragazzi vivono insieme giornate ricche di gioco, laboratori, sport, preghiera e condivisione. È un luogo in cui si costruiscono relazioni, si impara a stare con gli altri e si cresce attraverso esperienze concrete, accompagnati da educatori e volontari che mettono a disposizione tempo, energie e passione.
Il tema della speranza ha accompagnato ogni giornata. In un momento in cui anche i più piccoli vengono raggiunti dalle notizie di guerre, paure e difficoltà, abbiamo cercato di trasmettere loro un messaggio semplice ma fondamentale: la luce è sempre presente nella nostra vita e quella luce, per noi cristiani, è Gesù. Ogni giornata è iniziata con un momento di preghiera e riflessione, reso ancora più significativo dalla presenza costante di don Franco Serrau, che ci ha accompagnato con disponibilità e vicinanza.
Le attività sono state numerosissime e hanno coinvolto ogni spazio dell’Oratorio. I bambini hanno partecipato a laboratori creativi, letture animate, giochi musicali, visione di film a tema, tornei sportivi, attività di gruppo e momenti dedicati alla collaborazione e al rispetto reciproco. Grande entusiasmo ha riscosso il torneo di pallamano, organizzato grazie ai volontari.
Tra le esperienze più apprezzate c’è stata la piscina, donata dall’Associazione Alberto Riccaboni, che ha regalato ai bambini uno spazio di gioco, refrigerio e divertimento durante le giornate più calde. Al suo interno si sono svolti anche piccoli corsi di nuoto, giochi acquatici e gare guidate dal nostro bagnino.
Non sono mancati i momenti all’aria aperta.
Ogni settimana il gruppo ha raggiunto la chiesetta di San Lussorio per attività e momenti di riflessione. Particolarmente significativa è stata anche la giornata trascorsa al Bosco Selene, dove, grazie alla cooperativa La nuova luna presso il parco tematico storico-archeologico Nur Archeopark, i bambini hanno vissuto un’affascinante esperienza tra archeologia, storia e cultura della Sardegna, partecipando a laboratori e scoprendo il valore del patrimonio storico e culturale locale.
Un’altra giornata è stata dedicata alla scoperta del nuovo percorso naturalistico della peschiera di Arbatax, proseguendo poi nella pineta con attività legate alla natura, al rispetto dell’ambiente e alla cura degli spazi comuni.
Grande interesse ha suscitato anche l’attività di tiro con l’arco, realizzata grazie alla collaborazione di un’associazione di Arzana, che ha permesso ai bambini di sperimentare uno sport nuovo in totale sicurezza.
Molti dei partecipanti vivevano il loro primo Grest. I primi giorni sono stati caratterizzati dalla naturale emozione di chi entra in un ambiente nuovo, ma è bastato poco perché ogni bambino trovasse il proprio posto all’interno del gruppo. È questa una delle caratteristiche più belle del Grest: creare un clima familiare in cui ciascuno possa sentirsi accolto, valorizzato e parte di una comunità.
Un’esperienza così ricca è stata possibile grazie al lavoro di un grande gruppo di volontari che, con competenza e generosità, hanno garantito ogni giorno l’organizzazione delle attività, la sicurezza dei bambini e la serenità delle famiglie.
Un ringraziamento particolare va anche alla Caritas, che ha provveduto ai pasti destinati ai volontari durante tutto il periodo dell’esperienza estiva.
L’Oratorio continua così a confermarsi un punto di riferimento importante per il territorio. Oltre al valore educativo e spirituale dell’esperienza, il Grest rappresenta anche un sostegno concreto per tante famiglie che, dopo la chiusura delle scuole, hanno bisogno di un ambiente sicuro, educativo e ricco di opportunità per i propri figli.
Al termine delle quattro settimane, i responsabili dell’oratorio, Sergio e Agata, hanno salutato bambini e genitori con parole di sincera gratitudine. Dopo un mese vissuto insieme, si diventa inevitabilmente una piccola famiglia: ci si conosce, si condividono fatiche, sorrisi, amicizie ed esperienze che lasciano un segno.
Prima dei saluti finali, desideriamo rivolgere il grazie più sincero ai nostri volontari. Ogni anno, con una disponibilità straordinaria, dedicano tempo, energie, pazienza e competenze ai bambini, affrontando giornate intense e impegnative sempre con il sorriso. Ogni gioco, ogni laboratorio, ogni uscita, ogni momento di preghiera e ogni sorriso dei bambini sono stati possibili grazie alla loro presenza.
La speranza è che quanto seminato in queste settimane continui a crescere nelle famiglie, nelle amicizie e nella vita quotidiana dei bambini. La speranza non è soltanto il tema di un’estate, ma uno stile di vita: la capacità di guardare al futuro con fiducia, di riconoscere il bene anche nelle difficoltà e di lasciarsi guidare ogni giorno dalla luce di Gesù.
Le attività dell’Oratorio si fermano ora per i mesi di luglio e agosto, ma sarà soltanto una pausa. A settembre riprenderanno tutte le proposte educative, sportive e formative che accompagneranno bambini, ragazzi e famiglie durante l’intero anno, perché l’oratorio vuole continuare a essere una casa aperta, un luogo di crescita, amicizia e comunità.
La bellezza tra arte e liturgia
di Pietro Sabatini.
Domenica 17 maggio, nell’Auditorium Fraternità di Tortolì, si è tenuto l’ultimo incontro della Scuola di Teologia diocesana dal titolo “Fede, liturgia e arte”
Il tema ha suscitato perplessità circa l’urgenza dell’argomento proposto, come mi hanno raccontato alcune persone. Don Tiziano Ghirelli, Canonico della Basilica di San Pietro ed esperto di questi argomenti, incaricato di affrontare la riflessione su questo tema, ha iniziato il suo discorso rispondendo a queste obiezioni con una citazione di Papa Francesco: «A che serve l’arte in un mondo ferito? Non ci sono forse cose più urgenti, più concrete, più necessarie? L’arte non è un lusso, ma è una necessità dello spirito. Non è fuga, ma è responsabilità, invito all’azione, richiamo, grido. Educare alla bellezza significa educare alla speranza» (Papa Francesco, omelia per il Giubileo degli artisti, 16.02.2025).
L’arte è un linguaggio che, prima che alla ragione, parla al cuore dell’uomo. I segni, le immagini, la gestualità, i suoni, i profumi, i colori, toccano la sfera dei sensi prima delle forme verbali e, talvolta, con maggiore evidenza, esprimendosi con più incisività delle stesse parole. Lasciandoci guidare all’insegnamento del magistero, appare chiara la necessità di educare e far crescere la sensibilità artistica nel popolo di Dio. L’Evangelii Gaudium (n.166) ci ricorda che la «caratteristica della catechesi, sviluppatasi negli ultimi decenni, è quella dell’iniziazione mistagogica, che significa essenzialmente due cose: la necessaria progressività dell’esperienza formativa in cui interviene tutta la comunità e una rinnovata valorizzazione dei segni liturgici dell’iniziazione cristiana». Ci invita quindi ad accompagnare l’impegno dell’annuncio con una liturgia fatta di segni resi sempre più belli dalla capacità di utilizzare le diverse espressioni artistiche: la sontuosità degli edifici, la bellezza dei canti, l’eleganza dei paramenti.
Dalle immagini delle catacombe agli affreschi di Giotto e dei suoi contemporanei, fino alle ricchissime decorazioni barocche, la Chiesa ha sempre utilizzato l’arte per raccontare a tutti la storia della salvezza e il vangelo di Gesù. Per questo motivo l’artista, che deve produrre una sua opera per l’evangelizzazione o per la celebrazione liturgica, ha bisogno di lavorare in sintonia con i teologi, che aiutino ad armonizzare la sua ispirazione con il messaggio evangelico.
Il rapporto tra arte ed esperienza religiosa si può descrivere evidenziando tre livelli diversi: Arte religiosa. Sotto questo appellativo possiamo ascrivere tutte le espressioni che mirano a elevare lo spirito umano in una qualche prospettiva metafisica. Arte cristiana. Si tratta di espressioni ispirate alla storia salvifica. Nella categoria di arte cristiana è da includersi ogni manifestazione artistica destinata agli ambiti dell’annuncio, della catechesi, della devozione popolare e delle pie pratiche. Arte sacra o liturgica, che riguarda squisitamente e peculiarmente il culto. In questo caso le opere entrano nella dinamica celebrativa in cui è manifestata la salvezza che Dio ci dona.
Per imparare a distinguere i diversi livelli, don Ghirelli, citando Evangelii Gaudium (167), ha ricordato che la formazione è l’imperativo che oggi deve provocare il nostro essere credenti e il nostro essere annunciatori della Buona Notizia di un Dio non ci ha lasciato soli, ma che è con noi e opera a nostro vantaggio.
L’incontro si è concluso con una sintesi che don Ghirelli ha tratto da magistero di San Giovanni Paolo II: «L’arte sacra deve tendere a offrirci una sintesi visuale di tutte le dimensioni della nostra fede».
Per un approfondimento si consiglia la lettura del Messaggio del Santo Padre Paolo VI agli artisti a chiusura del Concilio Vaticano II, dell’8 dicembre 1965.
Formazione insegnanti di religione a Galanoli: una giornata di crescita e comunità
di Miria Ibba.
Educare oggi: ascolto, linguaggi e scelte tra persona e futuro. In ascolto delle sensibilità spirituali, affettive e morali degli studenti
Galanoli, con il suo centro di spiritualità immerso nel verde e circondato dal silenzio della natura, è stato lo scenario ideale per la giornata di formazione degli insegnanti di religione cattolica delle diocesi di Nuoro e Lanusei, organizzata dalle due diocesi guidate dal vescovo Antonello e autorizzato dall’Ufficio Scolastico Regionale.
Circa 110 docenti si sono ritrovati insieme, non solo per un aggiornamento professionale, ma per vivere un tempo di confronto, di crescita comune e di rinnovata consapevolezza della propria missione nella scuola.
La giornata è stata guidata da Pierluigi Bartolomei, formatore ed educatore, che con ironia, competenza e profondità ha saputo coinvolgere l’assemblea. Non si è trattato semplicemente di ricevere nuovi contenuti, ma di ritrovare conferma nel valore della propria vocazione educativa.
Il relatore ha ricordato a tutti che il compito dell’insegnante di religione non si esaurisce nella trasmissione di conoscenze: è piuttosto una missione che richiede di essere testimoni, capaci di rendere visibile ciò che si insegna attraverso la vita. Nelle scuole, ogni giorno, gli insegnanti di religione entrano nel vissuto degli studenti in maniera unica e spesso silenziosa. Questo accade quando li si guarda negli occhi, quando si riconosce in loro una persona e non solo un alunno, quando l’accoglienza passa attraverso un sorriso autentico. È lì che si gioca la vera partita educativa: non nei programmi o nelle scadenze, ma nella capacità di ascoltare le fragilità dei ragazzi e di prendersene cura, consapevoli che spesso esse rispecchiano le stesse fragilità degli adulti.
La formazione ha messo in luce quanto sia decisivo, oggi più che mai, porre al centro il dialogo empatico con le nuove generazioni. Gli studenti vivono tempi complessi, attraversati da paure e incertezze, ma anche da grandi desideri di autenticità. A noi insegnanti di religione è chiesto di saperli accompagnare, non come figure distanti o giudicanti, ma come adulti che testimoniano speranza e fiducia, capaci di indicare un orizzonte di senso.
Non sono mancati, durante la giornata, momenti di condivisione e confronto fra i docenti, che hanno raccontato le loro esperienze scolastiche e riconosciuto l’importanza di sostenersi a vicenda. L’incontro è stato anche occasione per rivolgere un augurio speciale ai colleghi vincitori del recente concorso e a coloro che quest’anno iniziano l’anno di prova per il passaggio di ruolo.
È stato infine ribadito il ruolo dell’Ufficio diocesano per l’IRC (Insegnamento Religione Cattolica), che non deve essere visto soltanto come luogo amministrativo legato alle nomine, ma come un punto di riferimento stabile per i docenti. Un ufficio che si prende cura del lavoro degli insegnanti, che offre sostegno, ascolto e soluzioni, e che accompagna con attenzione il cammino di ciascuno.
La bellezza di questa giornata a Galanoli, accompagnata dalla presenza affettuosa del nostro vescovo Antonello, è stata proprio quella di sentirsi parte di una comunità. Non docenti isolati nelle proprie scuole, ma un corpo vivo che cammina insieme. La formazione, in questo senso, non è un semplice obbligo richiesto dallo Stato, ma un dono reciproco: un’occasione per rigenerarsi, per tornare in classe con uno sguardo più attento, con una rinnovata capacità di ascoltare e con la certezza che la missione dell’IRC è quella di far sentire ogni studente accolto e riconosciuto nella sua unicità.
25 maggio: festa diocesana della famiglia
di Iosè Pisu.
Alla festa del 25 maggio, organizzata dall’equipe dell’Ufficio pastorale familiare guidata da Don Battista Mura e dai coniugi Giuseppina Nieddu e Giovanni Pischedda, hanno partecipato circa 35 famiglie provenienti da diverse comunità della diocesi
Durante la mattina i partecipanti, accolti nel Teatro Tonio Dei a Lanusei, hanno potuto ascoltare le riflessioni preziose del direttore dell’Ufficio nazionale della CEI per la pastorale della famiglia, Padre Marco Vianelli, che ha presentato una lettura originale della figura simbolica di Noè (Genesi 6-9), “il salva-gente” di Dio.
Ricordando che la Bibbia è Parola di Dio che sempre parla alla nostra vita, sono stati tanti gli spunti di riflessione offerti a partire dalla questione cruciale: da dove viene il male? E cosa fa Dio di fronte al male? La lettura attenta della vicenda di Noè ci dimostra come Dio, nonostante soffra per l’uso sbagliato che l’uomo fa della sua libertà, permette anche l’esistenza del male, ma non si lascia paralizzare da esso. Nella realtà corrotta, Dio vede Noè il giusto, lo sceglie, lo ama. Noè ricorda a Dio che l’umanità può ancora stupirlo nel fare il bene. Si fida di Dio, lo ascolta, crede nel sogno di Dio e lo aiuta a realizzarlo, lo segue nonostante tutti lo prendessero per pazzo e nonostante la sua fragilità.
Queste considerazioni e alcune domande poste da Padre Marco hanno stimolato il successivo dibattito: noi ci sentiamo visti da Dio? Come guardiamo il mondo che ci circonda? Qual è lo sguardo che abbiamo verso Dio? Riconosciamo il sogno di Dio sulla nostra famiglia? Quali sono i nostri sogni sulla famiglia? Chi sono i nostri compagni di viaggio? Ci diamo il tempo per costruire assieme i nostri sogni? Come stiamo nel “diluvio”? Chi porta o ha portato nella nostra vita segni di speranza? Come rendiamo grazie nella nostra vita e di cosa? Cosa abbiamo provato nel prenderci cura dei nostri genitori? Chi si prende cura della nostra vulnerabilità? Domande che, se accolte, aiutano a trovare la via per affrontare i vari “diluvi familiari” odierni.
Al pomeriggio – dopo il pranzo condiviso nel salone dell’istituito salesiano –, accompagnati dal vescovo Antonello, tutti si sono recati in pellegrinaggio penitenziale verso la Cattedrale, chiesa Giubilare della diocesi. Dopo la riflessione sul brano tratto dall’evangelista Giovanni, sono seguite le confessioni e la Santa Messa presieduta dal vescovo e concelebrata da alcuni sacerdoti presenti.
Il vescovo nell’omelia, ricordando il senso del giubileo, ha ringraziando a nome della Chiesa tutte le famiglie «per quello che siete e per quello che fate», riconoscendone il valore fondante della società, nonostante le difficoltà che si incontrano, considerate segno prezioso di speranza per il mondo.
Secondo l’invito di Papa Francesco nella bolla di indizione dell’anno giubilare, lasciamo che le nostre case e i legami che le abitano siano attratti dalla speranza e che, questa stessa, attraverso di noi «diventi contagiosa per quanti la desiderano». Portiamo nel cuore questa certezza, sicuri che Dio Padre continua ad amare e sostenere la famiglia, testimone di speranza e di riconciliazione.
Ringraziamo tutti coloro che, a vario titolo, hanno contribuito a rendere bella questa giornata.
L’Ufficio di pastorale familiare anche quest’anno organizza dall’1 al 3 agosto il campo famiglie a Bau Mela aperto a tutte le famiglie della diocesi. Per informazioni rivolgersi al proprio parroco o contattare i seguenti recapiti: 347.2383787 (Pinuccia); 347.1929665 (Iosè). Invitiamo tutti a divulgare questa iniziativa.
Scuola di Teologia. La diplomazia nella Chiesa e i rapporti con gli USA
di Pietro Sabatini.
Domenica 16 febbraio si è svolto a Lanusei il secondo incontro della Scuola di teologia dal titolo: “La Chiesa nella storia. La diplomazia vaticana e i rapporti con gli Stati Uniti”. Relatore dell’incontro è stato don Roberto Regoli, docente di Storia contemporanea a Roma
Un tema coraggioso che ha certo assunto un carattere di attualità, dopo l’elezione del Presidente americano Donald Trump e il cambiamento della politica statunitense, di cui siamo spettatori. Forse questo ha convinto tante persone e l’Aula Magna del Seminario diocesano a Lanusei si è riempita.
Nella prima parte dell’incontro, don Roberto Regoli ha parlato dell’importanza e dell’originalità della diplomazia ecclesiastica, che da molti, anche all’interno della Chiesa, viene messa in discussione. Il corpo diplomatico Vaticano è uno dei più antichi del mondo ed è un unicum per quanto riguarda le confessione religiose. Nasce e si sviluppa nel tempo, come conseguenza dell’evangelizzazione che ha diffuso nel mondo la Chiesa Cattolica. Ciò ha reso necessaria un’azione di difesa dei cattolici sparsi in ogni luogo della terra. Le relazioni diplomatiche hanno garantito in molte situazioni, anche particolarmente difficili, la libertà di culto ai battezzati e ultimamente, dagli anni Trenta dell’Ottocento, la libertà di culto di ogni credente, quale che sia la sua religione. La presenza di una Nunziatura in una nazione garantisce un dialogo paritario con i governi, che gruppi di cittadini non potrebbero ottenere né pretendere.
Compreso il valore della diplomazia ecclesiastica, il docente della Gregoriana ha raccontato le peculiarità della cultura religiosa dell’America, che nasce profondamente cristiana. I Padri Pellegrini – considerati i primi coloni inglesi a occupare la costa atlantica dell’America settentrionale – erano stati scacciati dall’Inghilterra per le loro convinzioni religiose e speravano di trovare una nuova terra dove poter vivere liberamente la loro fede in Cristo.
Questa radice cristiana è molto forte ancora oggi: anche il presidente Trump e i suoi ministri hanno giurano sulla Bibbia, la fedeltà alla costituzione. Componente religiosa che non impedisce la laicità dello Stato. Ma a differenza degli Stati europei – che hanno introdotto la laicità per escludere la Chiesa e la religione dal potere politico – negli USA la laicità vuole allontanare il potere politico dalla sfera religiosa, che ha forte influenza nella vita delle persone. Questo modo di concepire i rapporti tra stato e religione, di matrice protestante, creò molta difficoltà alla Chiesa cattolica, abituata a dialogare paritariamente con i regnanti europei.
Prima del 1945, ci furono alcuni timidi tentativi di relazione tra governo USA e Vaticano, che risultarono deboli e poco significativi. Solo dopo la seconda guerra mondiale, le due amministrazioni cominceranno un dialogo convinto e produttivo. A favorirlo, le trasformazioni della Chiesa cattolica, che sposò il modello delle democrazie liberali, accorciando le distanze che l’avevano divisa del governo americano. C’è poi l’importante impegno condiviso della lotta al comunismo. Sarà il presidente Ronald Reagan nel 1984 a sollecitare la Santa Sede per l’apertura della Nunziatura a Washington. È nota la stima e l’amicizia tra il presidente Reagan e il Papa San Giovanni Paolo II.
Il pensiero va al presente, che non è oggetto di studi storici e dipende dalle scelte e dai comportamenti di tutti noi. È sotto gli occhi di tutti un cambiamento negli equilibri internazionali. Dopo la caduta del muro di Berlino, la politica mondiale aveva assunto un carattere unipolare, in cui gli Stati Uniti avevano il massimo prestigio. Oggi il mondo globalizzato ha più protagonisti e la politica cerca di adeguarsi a questa trasformazione. Viviamo un tempo di profondi cambiamenti in cui è difficile prevedere che cosa accadrà.
Trent’anni del Premio letterario San Giorgio Vescovo
di Anna Maria Piga.
Lanusei 11 novembre 2024: trentesima edizione Premio letterario San Giorgio Vescovo, ideato dal vescovo Antioco Piseddu per sollecitare i giovani alla ricerca della storia dell’Ogliastra e riscriverla con prospettive future
Fortemente incoraggiato dal vescovo Antonello che ne ha suggerito l’apertura a tutta l’Isola: “Sardegna, storie e territorio da raccontare” è infatti il tema lanciato dal concorso organizzato dalla Diocesi di Lanusei tramite l’Associazione Culturale San Giorgio Vescovo.
La premiazione nell’aula magna del seminario vescovile, presenti autorità e pubblico affezionato, è avvenuta con la lettura del verbale redato dalla Giuria presieduta da Anna Maria Piga e composta dai giurati Alessandra Carta, Giorgio Mameli e Giacomo Mameli, che ha esaminato attentamente i lavori pervenuti, esprimendo un giudizio unanime.
Il premio “Opere edite” viene assegnato al libro di Graziella Monni “Il medico di Caller”, edito da Solferino, collana Affreschi. Apprezzato dai migliori critici dei giornali nazionali. Attraverso una scrittura piana e lineare, dosando realtà storica e fantasia, l’autrice è riuscita a tradurre nelle sue pagine lo spirito di un’epoca inserendosi a pieno titolo nella scia della migliore tradizione del romanzo storico moderno.
Letture del libro della Monni sono state fatte dall’attore regista Silvano Vargiu, anticipando ai presenti parti significative del racconto.
Sezione “Tesi di Laurea”. Il Premio è stato assegnato alla tesi in “Tecniche di ripresa” della studentessa Letizia Dessì dell’Accademia di Belle Arti “Mario Sironi” di Sassari dal titolo: “Uomo, natura e industria tra distacco e nostalgia. Alcuni esempi di cinema sperimentale e di poesia. Con un focus sulle opere di Pietro Basoccu e Daniele Atzeni”.
La tesi di Letizia Dessì è stata apprezzata per chiarezza espositiva e incisività scientifica. Supportata da una bibliografia ampia, l’opera dimostra una solida padronanza degli argomenti trattati. Affrontando il rapporto tra progresso e trasformazioni del pianeta, la tesi sviluppa un’analisi accurata, basata su una filmografia selezionata che evidenzia, attraverso contrasti visivi, l’impatto del progresso sul paesaggio naturale. In questo contesto, la Sardegna, devastata dai “Piani di Rinascita” rimasti solo elettorali, emerge attraverso l’analisi fotografica di Pietro Basoccu, che testimonia il fallimento dell’industrializzazione in Ogliastra, ma senza disconoscere il ruolo dinamico dell’industria per il progresso civile ed economico. Giudizi, quelli della Dessì, avvalorati anche dalle opere cinematografiche di Daniele Atzeni, che offrono una riflessione critica sul mito del progresso.
Sezione Scuole e Associazioni Culturali. Il premio viene assegnato all’unanimità al romanzo breve Il viaggio di Bonaria, esito del laboratorio di scrittura creativa dell’Università della Terza età Ogliastra sezione di Tortolì. Il viaggio di Bonaria dei “Ragazzi della Terza” è un racconto corale, scritto con la penna, la ragione e il cuore. Gli autori, testimoni degli eventi narrati, desiderano trasformare l’attuale situazione, sostenendola con una nostalgica riflessione e riportandola in vita attraverso il racconto storico. La Cartiera di Arbatax rappresenta il grande sogno che, una volta realizzato, poteva portare benessere e serenità, ma che è poi – per manifeste incapacità manageriali senza etica – è naufragato tristemente, lasciando rovine.
Gli intermezzi musicali eseguiti da Gaia Piras, giovanissima e bravissima allieva della Scuola civica di musica, hanno aggiunto colore alla bella serata. Interventi dell’antropologo Daniele Ligas, docente della Accademia Belle Arti Mario Sironi di Sassari, che ha ringraziato per aver dato giusta visibilità all’Accademia, e del Sindaco di Lanusei Davide Burchi che si è congratulato per «l’ottima iniziativa targata Lanusei».
Le conclusioni e i saluti del vescovo Antonello Mura hanno sottolineato la condivisa importanza dell’evento.









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