Come custodire questa “magnifica umanità”
di Mons. Antonello Mura.
Straordinario il titolo della prima enciclica di papa Leone XIV: Magnifica humanitas (MH). Immediatamente evoca uno sguardo e una lettura dell’umanità senza barriere e senza pregiudiziali. Evitando paure e disarmando contrapposizioni irrazionali. Leone XIV, con questo atto magisteriale,ci aiuta a liberarci da astrazioni e intransigenze che non renderebbero ragione del ruolo e della presenza della Chiesa nella storia. Siamo in epoche molto diverse da quelle di Leone XIII, ma la Chiesa ha lo stesso desiderio evangelico di offrire liberamente sapienza.
«Se a suo tempo Leone XIII parlava di “nuove questioni” (Rerum novarum), oggi non possiamo semplicemente ripetere i suoi preziosi insegnamenti, ma dobbiamo chiedere a Dio la saggezza per interpretare le grandi tendenze del nostro tempo» (MH 4).
Oggi come allora si tratta di leggere e interpretare quanto sta avvenendo nel mondo, sentendosene parte e contribuendo a dialogare con le scienza e le tecnologie. Non si tratta, come si legge in qualche avventato commento, di rischiare di tradire la fede, ma di camminare con l’umanità e nell’umanità tenendo fermi i propri princìpi che, ricorda il Papa, sono la Scrittura e la Tradizione.
«Desideriamo entrare in dialogo con tutti gli uomini e le donne del nostro tempo, insieme ai quali prendiamo parte agli avvenimenti, alle domande e alle aspirazioni dell’umanità» (MH 2). Non pochi commentatori hanno visto riecheggiare in queste parole quelle altrettanto straordinarie della Gaudium et spes, una delle Costituzioni del Concilio Vaticano II, nella quale la Chiesa afferma che «nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore» (n. 1).
Questa magnifica umanità va amata e custodita, sia nel lavoro come riflettendo sulle conseguenze dell’Intelligenza Artificiale (IA). C’è un umanesimo da recuperare, che passa dalla parola, dal volto, dalle mani e dal cuore di esseri umani: «Quando la parola viene simulata, essa non costruisce una relazione, ma una sua parvenza. L’imitazione artificiale della relazione di cura o di accompagnamento può diventare pericolosa» (MH 100).
Per questo le scelte di mercato e il progresso tecnologico, compresa l’IA, non potranno mai sostituire la dignità di ogni essere umano e il valore del suo lavoro.
Non bisogna perdere di vista, quindi, la costruzione di un mondo «a misura d’uomo» che, anche nel percorso di conoscenza, comporta una necessaria e ineludibile esperienza del limite. Questo non significa chiusura alle scoperte o a nuovi traguardi (genetica, robotica, tecnologia, intelligenza artificiale), quanto la conferma che «è proprio nel nostro essere limitati che trovano spazio la compassione, la sincera inquietudine di fronte ai bisogni degli altri, la generosità che sorprende anche in mezzo all’oscurità e al fallimento» (MH 119). «Dobbiamo ricordare che l’umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite» (MH 118).
«Evitiamo, dunque – scrive il Papa – la «sindrome di Babele»: l’idolatria del profitto che sacrifica i deboli, l’uniformità che appiattisce le differenze, la pretesa di un linguaggio unico – anche digitale – capace di tradurre tutto, persino il mistero della persona, in dati e prestazioni» (MH 10). Un’enciclica da leggere e su cui riflettere, che ci aiuta a credere nella storia perché essa continua a essere illuminata da una Sapienza che la guida.
✠Antonello Mura









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