In breve:

…e sentirai la strada far battere il tuo cuore

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di Claudia Carta.

Mi ritorna in testa l’incipit di un vecchio canto: «Avevo tanta voglia di viaggiare. Tu mi dicesti: “Vai!” e io partii…». Il fatto che la canzone non mi piacesse è totalmente secondario. Mi piace, invece, e mi viene naturale accostare a quei pochi versi, l’esperienza di vita che i nostri sei seminaristi stanno vivendo.

Un viaggio lo è di sicuro, la voglia di viaggiare c’è ed è stata talmente forte da aver mosso il primo passo. Ma soprattutto quel “Vai” detto da quel Tu.

Qualcuno – come Antonio Carta di Jerzu – lo avevamo incontrato nel 2016 durante il suo anno propedeutico, a mostrarci il biglietto di questo viaggio. Oggi lo ritroviamo pronto a essere ordinato diacono: «In questi otto anni di vita ecclesiale vissuti tra la fraternità della comunità seminaristica, la facoltà teologica e la molteplicità delle esperienze pastorali parrocchiali– spiega –, posso affermare di aver più volte fatto esperienza di un Dio che è Amore. Un Dio sempre pronto a tendere la mano ogni qual volta ho rischiato di precipitare nel baratro del mio egoismo e che sempre mi ha stretto, e mi stringe, in un abbraccio paterno e materno, di infinita tenerezza. Nel cammino di direzione spirituale di questi anni ho imparato che ogni giorno il rapporto col Signore cambia. A volte cresce, si intensifica. A volte diminuisce, affievolendosi. Mai resta uguale». Vocazione, dunque, assume davvero un significato pieno e dinamico: «Significa mettersi in ascolto e in dialogo, ogni giorno, col Dio di Gesù Cristo che chiama ciascuno a costruire il suo Regno, già qui e ora, nella concretezza di ogni giorno».

Questo è un viaggio che però spesso arriva dopo altri viaggi, altre esperienze, altre vite. Ingegneri, professionisti, avvocati… Si è tante persone, fino a quando il desiderio di essere se stessi in modo totalizzante diventa dirompente. È il caso di Paolo Balzano, di Lanusei, Accolito da due mesi: «Sono entrato in seminario dopo una vita di lavoro e studio, una scelta singolare – dice –. Mi rendevo conto che il Signore mi chiedeva di mettermi in cammino, di cambiare tutto, di stare di più con i fratelli. Avevo tanto, ma mi mancava la vera realizzazione. Non sapevo come fare, ero cosciente della mia vocazione presbiterale fin da quando ero ragazzo, però non avevo mai acconsentito a viverla, c’era sempre stato qualcosa che mi aveva fatto rinviare. Finché non avvenne qualcos’altro. Capii questo: non potevo fare tutto da solo! Mi affidai al mio parroco, il caro Don Minuccio, e poi al vescovo Antonello, che mi propose il seminario. Rimasi perplesso all’inizio, tuttavia mi fidai del suo consiglio, che non comprendevo appieno, e oggi penso di aver fatto bene. Ho avuto molto più di quanto potessi immaginare. Ecco, Maria meditava in silenzio i fatti di Gesù, che forse non poteva comprendere, è andata avanti amando, anche sotto la croce. Il nostro cammino, il cammino che è la vita, può essere così». E per definire questo cammino, Paolo sceglie tre parole: «Gioia, dono, perseveranza».

Anche Francesco Romano di Perdasdefogu macina chilometri di discernimento, formazione e preghiera. Ora è Lettore. Una scintilla, la sua, nata nel cuore dell’Azione Cattolica: «Stando con i bambini ho capito che il Signore mi chiamava a donarmi tutto a lui in un modo particolare. In AC ho sperimentato la gioia del dare, con il tempo ho visto quanta gioia, sempre più grande, il Signore dona a chi offre tutto sé stesso. Così ho deciso di mettermi nelle sue mani per riuscire a portare a tutti, a mia volta, quell’amore con cui mi sono sentito amato e quella gioia che aveva solo iniziato a farmi gustare». La bellezza del cammino, poi, è data anche dai compagni di strada. E Francesco lo sa bene: «Non sempre è tutto semplice – aggiunge –, ma il Signore provvede anche attraverso i compagni a ricordarci che non ci lascia soli. I compagni di seminario sono come una grande famiglia, non la si sceglie ma ti capita, ed è bello ricordarsi come tutti, sebbene diversi tra noi, siamo là a condividere un percorso perché amati e chiamati, e questo anche nel piccolo della nostra realtà aiuta a sperimentare la bellezza della Chiesa, che va oltre la propria parrocchia e la propria diocesi».

C’è, insomma, chi inizia a intravedere un traguardo – ammesso e non concesso che ci si senta arrivati – chi è a metà dell’itinerario e chi si è appena mosso dai nastri di partenza.

Ivan Loi, anche lui di Perdasdefogu, si guarda intorno, guarda i ragazzi che oggi volessero fare la sua stessa scelta. Le idee sembrano chiare su cosa dire loro: «Diventare sacerdote è una bella sfida – ammette –, potersi offrire interamente al Signore e ai fratelli, in un secolo dove regna sovrano l’egoismo e la poca volontà di farsi prossimi. Interrogarsi sulla volontà di Dio per noi, chiedersi quotidianamente: “Signore, che cosa vuoi che io sia e che cosa io faccia per Te”? Ricordarsi di essere servi, per Dio, e per gli uomini. Mi è molto cara una frase che citava il Beato Giovanni Paolo I durante un’omelia che mi accompagna tutt’ora nel cammino propedeutico: “Il Sacerdote deve esser pane, deve lasciarsi mangiare interamente dalla gente, mettersi a disposizione, farsi servo per compiere a pieno la Volontà di Dio”. Dove si serve, si regna».

E Ivan che sacerdote vorrebbe essere? «Quello che il Signore riterrà più opportuno – risponde –, chiedendogli la grazia, attraverso il mio futuro servizio sacerdotale, di poter attirare i più smarriti a Gesù, vivendo appieno ciò che predicherò, assimilando totalmente la Parola, comprendendola, vivendola e diffondendola».

Chi è abituato alla bellezza – dell’arte e della cultura – e che ha voluto attingere per la sua vita a una bellezza ancora più grande è Gian Michele Ladu di Lotzorai a cui il vescovo ha riservato un’esperienza di discernimento nella Penisola, vicino Roma: «Il contesto dei mie studi e i miei interessi legati alla storia dell’arte e ai beni artistici hanno fatto da cornice alla mia vita – racconta – anche se il Signore già dall’infanzia mi aveva messo in cuore il desiderio di intraprendere la strada per il sacerdozio. Un proposito che negli ultimi tempi non si era per niente assopito, anzi sembrava aver preso ad ardere ancora più voracemente. Sono tante le esperienze e le persone che mi hanno aiutato lungo il cammino di discernimento. Ricordo con sincera stima la figura di Mons. Mario Mereu che ha accompagnato la mia adolescenza e la mia crescita umana incoraggiandomi, sostenendomi con l’esempio e la preghiera. Lo scorso settembre – continua – ho iniziato l’anno propedeutico al seminario presso la comunità di Nuovi Orizzonti a Frosinone. Sento forte l’azione dello Spirito Santo che, grazie anche al carisma dell’associazione, mi sta facendo assaporare diverse esperienze umane e spirituali molto forti».

È giovanissimo Daniele Scattu di Lanusei, ma sa bene cosa questa scelta significhi per lui: «Trovo ancora una volta la risposta quotidiana ai tanti interrogativi che mi sono posto e il desiderio di vederli orientati verso una direzione, quella della maggiore conoscenza di Dio, secondo le mie sensibilità e il sostegno spirituale che mi accompagna. A noi seminaristi è chiesto di farci cooperatori del progetto di Dio che è la Chiesa, un nuovo strumento di creazione per cui Dio scommette su noi: è il Signore che crea e agisce». E sottolinea l’importanza della famiglia e degli amici: «La famiglia svolge un ruolo fondamentale, generando al primo desiderio di fede e continuando a incarnare quel comandamento che è il totale dono di sé agli altri. I miei amici, nella loro vicinanza, continuano ad accompagnarmi, a confrontarsi con me, anche in modo critico, a testimonianza di quanto, donando il nostro tempo agli altri, riceviamo tanto».

E il ritornello di quel vecchio canto torna ancora una volta per dire che: «…la strada è tanto lunga e tanto dura, però con te nel cuore non ho paura».

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