«Esterzili può vivere della sua cultura». Francesca Melis Boi
di Maria Franca Campus.
Viene voglia di andarlo a visitare questo paesino del centro Sardegna abbarbicato tra Ogliastra, Barbagia e sud dell’Isola. Non è facile presentare un paese a distanza, al telefono, specie se si tratta di un luogo remoto come Esterzili. Eppure Francesca Melis Boi riesce ad annullare i chilometri e restituisce del suo paese natio un quadro in movimento, vivo e magico. Un racconto fresco ed entusiasta che presenta una realtà attaccata alle proprie radici, ma soprattutto al proprio esserci. Sarà perché con le parole ci sa fare – di professione fa la giornalista – ma sarà soprattutto perché il racconto viene dritto dal cuore. E al cuore arriva.
Francesca Melis è nata e cresciuta ad Esterzili. All’età di 15 anni si è trasferita a Cagliari per frequentare il liceo classico. Ha conseguito la laurea in antropologia ed etnologia, poi il master in comunicazione e giornalismo a Roma che le ha permesso di coronare il suo sogno e fare la professione che le piace. Oggi lavora nella redazione cagliaritana de L’Unione Sarda. Ma rientra spesso alle pendici del monte Santa Vittoria dove vive sua mamma e dove per lei è sempre casa.
È stata vice presidente della Pro Loco per tanti anni. Un’associazione che ha riunito e continua a riunire giovani pronti a impegnarsi per la comunità. «Ho iniziato quando era presidente Bianca Depau, che oggi non c’è più – spiega –. Grazie a lei un gruppo di ragazzi aveva ricostituito la Pro Loco» che oggi sta realizzando un percorso fotografico attraverso il recupero di foto antiche e organizza diverse manifestazioni nel borgo montano. Una le sta particolarmente a cuore: Parole, musica e colori: «Era nata da un’idea condivisa con la sindaca Gianna Melis, anche lei oggi non c’è più», ricorda Francesca. E il pensiero va nitido a quel marzo 2018 quando davanti al fuoco, tra inverno e primavera, dalla voglia di fare era nata l’idea di una rassegna che mettesse al centro la cultura. «Abbiamo pensato alla presentazione di libri, alla realizzazione di murales e alla musica, il linguaggio universale che unisce tutti».
Era l’atto di nascita di una tre giorni di cultura che Gianna Melis non ha fatto in tempo a inaugurare ma che ogni anno la ricorda. «Adorava le piante grasse e in sua memoria, in ogni edizione ne regaliamo una agli ospiti. Sono convinta che Esterzili possa vivere della sua cultura», afferma scandendo le parole in maniera così ferma che è impossibile non crederci. Lei ci crede. Perché Esterzili vanta un patrimonio archeologico di grande valore. Basta aprire qualsiasi pagina Internet che lo riguardi per ritrovarsi un lungo elenco di siti che accolgono templi come il rinomato sa Domu ‘e Urxia, tombe dei giganti, domus de janas, nuraghi. È di qualche mese fa l’avvio di una nuova campagna di scavi nel sito di epoca romana Cort ‘e Lucetta, «dove – ha raccontato Francesca in un suo articolo – venne ritrovata la famigerata Tavola di Bronzo di Esterzili, un documento epigrafico risalente al 69 d.C.».
Ma il punto di forza di questo borgo, come ama chiamarlo la giovane giornalista «è il suo senso di comunità», quell’attaccamento che fa rientrare i suoi abitanti sparsi per il mondo e nell’Isola. «Esterzili ha conosciuto un imponente fenomeno migratorio negli anni 60 e 70 quando intere famiglie si sono trasferite, loro malgrado, a Bagnoreggio, nel Lazio, per continuare a dedicarsi alla pastorizia e all’allevamento. Oggi con quella località esiste un forte legame suggellato da un gemellaggio ufficiale. Negli anni 80, invece, molti esterzilesi sono andati a cercare lavoro a Milano nel settore della ristorazione».
L’auspicio di Francesca è che qualche talento della cucina abbia il coraggio di investire qui, perché in mezzo a tante risorse culturali manca un punto di ristoro per i visitatori. Ascoltare Francesca è come scorrere un video in streaming senza annunci pubblicitari. È una carrellata di eventi, scorci, volti, storie che catturano e incuriosiscono. Fugge dalla definizione di Esterzili “paese che sta morendo” preferisce dire che galleggia. Anche se da quattro anni non è nato nessun bambino, l’ultimo arrivato è Edoardo nel 2021. Ma ci sono tanti segnali che invitano a resistere. «Questa amministrazione, guidata dal sindaco Renato Melis, ha rifatto il campo sportivo. Per qualcuno si tratta di una cattedrale nel deserto, ma secondo me è una scelta che funziona: grazie a questo intervento è stata ricostituita la squadra locale e la domenica tutti, compresa mia mamma che ha 86 anni, vanno al campo a seguire la partita e lì si crea quella socialità che fa bene».
Così come fa bene un parroco accogliente come don Alfredo, la presenza di un’attenta comunità per minori che garantisce un futuro a chi è più fragile di altri, l’assistenza della telemedicina garantita nella farmacia del paese con la dottoressa Barbara Puddu e poi la musica dei cori, quello parrocchiale e quello di Fra Antonio Maria, i balli e il lavoro di ricerca del gruppo Sant’Antoni ‘e su fogu, l’impegno culturale dell’associazione Il magazzeno, l’attività di Protezione Civile e Ambulanza e non ultima la presenza della Stazione dei carabinieri.









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