Fragilità giovanile, disagio e coltelli
di Giusy Mameli.
Pochi mesi fa la morte di un giovane a La Spezia per l’accoltellamento da parte di un compagno di scuola. A Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, un tredicenne accoltella la professoressa. Non possiamo dimenticare o far finta di nulla
Chiediamoci: perché la vita è considerata così poco da non pensare neanche per un attimo che certe azioni sono disumane, ingiustificate, spesso senza rimedio? Perché non si riesce a canalizzare pulsioni, aggressività, non solo nel mondo giovanile? Perché deve prevalere l’istinto sull’umanità?
Per restare ai ragazzi: ancora oggi si va in giro con pistole, coltelli, mazze, balestre, catene? Triste elenco per chi ancora purtroppo crede che sia una giustificazione essere sotto effetto di alcool o droghe.
La gioventù spezzata in due: una, piena di futuro, entusiasmo, volontà, sogni, studio, lavoro, che si sacrifica in famiglia, volontariato, che si impegna nello sport; un’altra che appare allo sbando, ribelle, violenta, in preda a rabbia ingestibile, fuori da ogni regola.
Non saranno i metal detector nelle scuole – proposti dal Ministro e che in alcune scuole già esistono – a dare garanzie, benché in periodi difficili servano misure più drastiche o azioni mirate. Cultura e formazione saranno gli unici strumenti per promuovere una mentalità non violenta, per generare circuiti virtuosi, per vivere sereni e onestamente non su imposizione, ma per scelta di vita e di civile convivenza.
Le ingiustizie sociali sono il terreno fertile per alimentare l’odio, si pensa di non avere nulla da perdere perché si è già perso tutto: per alcuni purtroppo la violenza appare come l’unica via per dare sfogo a rabbia e frustrazioni. Certi fatti di cronaca ci hanno mostrato che violenze e illeciti vengono commessi per noia, anche da chi ha tutto apparentemente e non avrebbe da lamentarsi sotto il profilo economico, salvo poi scoprire un vuoto in certe menti, un tormento in certe disperazioni, un pudore per inconfessabili solitudini.
Ammettendo anche di subire un torto, il luogo scolastico è sacro: una sorta di terra neutra dove dovrebbero regnare amicizia, complicità, rispetto, tolleranza, disciplina, cultura, scienza, spensieratezza. Come gestire i conflitti?
Vari progetti hanno finanziato lo psicologo nelle scuole e nel periodo post pandemico è noto come il disagio psicologico e sociale sia esploso. Un recente report di Save the Children evidenzia che il porto di armi improprie da parte dei minori è raddoppiato.
Il contrasto alla violenza a scuola richiede un’attenzione speciale ai segnali premonitori di disagio, spesso anticamera di comportamenti estremi. Si sta potenziando la formazione specifica degli insegnanti, degli educatori, dei genitori e si rafforzano le varie agenzie educative, in campo sia laico che ecclesiale, attraverso programmi di educazione alla legalità, alla gestione dei conflitti, alla condivisione e al dialogo, alla promozione di fiducia, empatia, solidarietà: ne abbiamo molti esempi anche nel nostro territorio.
Armati di pistole e coltelli, tuttavia gli adolescenti appaiono sempre più disarmati di fronte alle nuove fragilità – psicologiche e relazionali – forse spaventati da un mondo esterno che non educa alla speranza, pericoloso, imprevedibile, segnato da conflitti e violenze anche all’interno delle famiglie. Siamo educatori o maleducatori? È una provocazione: essere amorevoli, ma anche severi e autorevoli, eviterà di minimizzare i fatti gravi come “ragazzate”.









.png)

Lascia un Commento