di Filippo Corrias.
Il prossimo 11 febbraio la Chiesa Cattolica celebra la XXXIV Giornata Mondiale del Malato che ha per tema La compassione del samaritano: amare portando il dolere dell’altro.
Papa Leone XIV, attraverso il tema scelto, invita i fedeli cattolici a ritrovare nella compassione la via della prossimità al mondo ferito.
La compassione, per il linguaggio biblico, non è un sentimento o un’emozioneeffimera, è invece un termine che denota il movimento, quasi una forza che trasforma spazio e tempo. In altri termini la compassione è l’amore che si ferma, tocca, accompagna e si fa carico. Proprio per questo è necessario rallentare il passo, lasciarsi toccare dal dolore e suscitare la prossimità nel cuore di molti.
Eloquenti a questo proposito sono le parole che papa Giovanni Paolo II scrisse, più di quarant’anni fa, nella Lettera Apostolica Salvifici doloris, sul senso umano della sofferenza, commentando la parabola del buon Samaritano raccontata da Luca: «La parabola del buon Samaritano indica quale debba essere il rapporto di ciascuno di noi verso il prossimo sofferente. Non ci è lecito passare oltre con indifferenza, ma dobbiamo fermarci accanto a lui. Buon Samaritano è ogni uomo, che si ferma accanto alla sofferenza di un altro uomo, qualunque essa sia. Quel fermarsi non significa curiosità, ma disponibilità. Questa è come l’aprirsi di una interiore disposizione del cuore, che ha anche la sua espressione emotiva. Buon Samaritano è ogni uomo sensibile alla sofferenza altrui, l’uomo che si commuove per la disgrazia del prossimo. Se Cristo, conoscitore dell’interno dell’uomo, sottolinea questa commozione, vuol dire che essa è importante per tutto il nostro atteggiamento di fronte alla sofferenza altrui. Bisogna, dunque, coltivare in sé questa sensibilità del cuore, che testimonia la compassione verso un sofferente. A volte questa compassione rimane l’unica o principale espressione del nostro amore e della nostra solidarietà con l’uomo sofferente.
Tuttavia, il buon Samaritano della parabola di Cristo non si ferma alla sola commozione e compassione. Queste diventano per lui uno stimolo alle azioni che mirano a portare aiuto all’uomo ferito. Buon Samaritano è, dunque, in definitiva colui che porta aiuto nella sofferenza, di qualunque natura essa sia.
Giornata Mondiale del Malato 2026. Amare portando il dolore dell’altro
di Filippo Corrias.
Il prossimo 11 febbraio la Chiesa Cattolica celebra la XXXIV Giornata Mondiale del Malato che ha per tema La compassione del samaritano: amare portando il dolere dell’altro.
Papa Leone XIV, attraverso il tema scelto, invita i fedeli cattolici a ritrovare nella compassione la via della prossimità al mondo ferito.
La compassione, per il linguaggio biblico, non è un sentimento o un’emozioneeffimera, è invece un termine che denota il movimento, quasi una forza che trasforma spazio e tempo. In altri termini la compassione è l’amore che si ferma, tocca, accompagna e si fa carico. Proprio per questo è necessario rallentare il passo, lasciarsi toccare dal dolore e suscitare la prossimità nel cuore di molti.
Eloquenti a questo proposito sono le parole che papa Giovanni Paolo II scrisse, più di quarant’anni fa, nella Lettera Apostolica Salvifici doloris, sul senso umano della sofferenza, commentando la parabola del buon Samaritano raccontata da Luca: «La parabola del buon Samaritano indica quale debba essere il rapporto di ciascuno di noi verso il prossimo sofferente. Non ci è lecito passare oltre con indifferenza, ma dobbiamo fermarci accanto a lui. Buon Samaritano è ogni uomo, che si ferma accanto alla sofferenza di un altro uomo, qualunque essa sia. Quel fermarsi non significa curiosità, ma disponibilità. Questa è come l’aprirsi di una interiore disposizione del cuore, che ha anche la sua espressione emotiva. Buon Samaritano è ogni uomo sensibile alla sofferenza altrui, l’uomo che si commuove per la disgrazia del prossimo. Se Cristo, conoscitore dell’interno dell’uomo, sottolinea questa commozione, vuol dire che essa è importante per tutto il nostro atteggiamento di fronte alla sofferenza altrui. Bisogna, dunque, coltivare in sé questa sensibilità del cuore, che testimonia la compassione verso un sofferente. A volte questa compassione rimane l’unica o principale espressione del nostro amore e della nostra solidarietà con l’uomo sofferente.
Tuttavia, il buon Samaritano della parabola di Cristo non si ferma alla sola commozione e compassione. Queste diventano per lui uno stimolo alle azioni che mirano a portare aiuto all’uomo ferito. Buon Samaritano è, dunque, in definitiva colui che porta aiuto nella sofferenza, di qualunque natura essa sia.