In breve:

Il volto e la voce

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di Claudia Carta.
Sono trascorsi 22 anni – era il 4 febbraio 2004 – da quando un ambizioso e intraprendente studente di Harvard, che risponde al nome di Mark Zuckerberg, ha letteralmente stravolto il modo di comunicare, o meglio di socializzare: da allora, Facebook sfiora i tre miliardi di accessi, disponibile in oltre 111 lingue, divenendo il social network più diffuso al mondo.Dalla lettera a Whatsapp, dalla cornetta del telefono alla video chiamata, fino ad arrivare ai nostri volti e alle nostre voci che possono essere (o non essere) qualunque cosa grazie all’Intelligenza Artificiale.

Quanto è cambiata la comunicazione. E quanto stiamo cambiando – più o meno consapevolmente – anche noi insieme con lei. Ho usato una parola, consapevolezza. La lego volentieri ad altre: conoscenza, formazione, educazione, pensiero critico. Al tutto unisco creatività e passione quanto basta. È vero: sa un po’ di ricetta, ma fermo restando che un bravo chef sa far bene anche dosando a occhio, non si può prescindere dagli ingredienti, fondamentali in questo caso, non solo per una comunicazione autentica, vagliata, rispettosa dei fatti e delle fonti, utile a tutti, ma anche capace di mettere sempre al centro l’uomo (con i propri talenti) che è, al tempo stesso, autore e fruitore di siffatta comunicazione.

Diciamolo: siamo sempre più pigri in un mondo – anche il nostro personalissimo – che corre dieci volte più di noi. E, qualche volta, avere un chatbot per amico risolve parecchi problemi: per intenderci, uno che parla, risponde, fa (quasi) tutto ciò che gli chiedi, togliendoti la fatica (e il gusto?) di farlo tu. Intendiamoci: utilissimo e infinitamente creativo. Ma, scommettiamo che, sotto sotto, al risultato finale mancherà qualcosa? Eh già. Mancherà l’anima. Perché la soluzione trovata da Chat GPT potrà anche essere definita e “perfetta” (parliamone), ma sarà anonima e senza cuore.

Pensiamo ai capolavori dell’arte, della musica, della letteratura. Sono i capolavori dell’ingegno umano, le cui abilità passano anche dai moti dell’anima, dalla gioia come dalla sofferenza, dalla forza e dalla fragilità, dallo studio e dall’impegno. Un discorso infinito.

Ci aiuta Leone XIV: «Rinunciare al processo creativo e cedere alle macchine le proprie funzioni mentali e la propria immaginazione significa seppellire i talenti che abbiamo ricevuto al fine di crescere come persone in relazione a Dio e agli altri. Significa nascondere il nostro volto e silenziare la nostra voce. Abbiamo bisogno che il volto e la voce tornino a dire la persona. Abbiamo bisogno di custodire il dono della comunicazione come la più profonda verità dell’uomo, alla quale orientare anche ogni innovazione tecnologica».

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