In breve:

L’agonia delle periferie: Ussassai ed Esterzili

Periferie

di Claudia Carta
Barbagia di Seulo. Montagna. Poco più di 400 anime Ussassai, circa 500 Esterzili. Non certo un vociare di bambini e ragazzi, né un via vai di coppie giovani ad animare le comunità. Anziani. Tanti. Ma tutti, tutti, hanno comunque diritto a godere dei servizi essenziali. Proprio quelli che, invece, stanno venendo a mancare. E non da oggi.

Sul fronte scuola, Francesco Usai, primo cittadino di Ussassai è diretto: «La situazione è tutt’altro che rosea – afferma – anzi, si può dire drammatica, a causa del generale, nazionale, calo demografico. Ormai le nuove coppie che hanno figli, oltretutto poche qui in paese, si contano sulle dita di una mano e così i numeri dei bambini frequentanti la scuola: 6 alla primaria, 5 alla secondaria di Primo grado, altri 3 sono iscritti a Seui».

Se Ussassai piange, Esterzili non ride: «I numeri sono impietosi – fa notare il sindaco Renato Melis – e la comunità viene da anni di crescita quasi pari allo zero. La scuola dell’infanzia è di fatto chiusa; il Comune per garantire servizio e istruzione ha attivato un progetto con fondi comunali che consente a 3 iscritti di non doversi spostare e dare garanzie in loco al nucleo familiare. Ci auspichiamo, al riguardo, una sensibilità da parte della Regione almeno per sostenere economicamente il servizio ora interamente a carico delle casse comunali; la primaria ha una classe unica per un totale di 16 alunni, manca la prima elementare; classe unica anche alla secondaria di prima grado con 9 ragazzi. C’è da dire – aggiunge Melis – che il Comune in questi anni ha speso ingenti risorse proprie e ministeriali per adeguare, a livello impiantistico, l’edificio in modo da garantire gli standard utili alle nuove esigenze di didattica in pluriclasse».

I numeri. Sì, perché sono i numeri a dettare le regole del gioco nella presenza/assenza dei plessi scolastici. Peccato che questo gioco non faccia divertire nessuno, nemmeno i bambini, ancor meno i genitori, in un territorio che ha specificità territoriali vincolanti: «Il dimensionamento fatto su base nazionale – sottolinea Francesco Usai – è per i nostri territori una condanna, poiché tiene conto puramente dei numeri, non considerando le distanze tra paesi e, soprattutto, la viabilità. Non si possono equiparare borghi come Ussassai e Seui a paesi o centri dell’area metropolitana di Cagliari o della stessa provincia cagliaritana, servita da mezzi di trasporto pubblico decisamente più presenti e performanti rispetto ai collegamenti di Arst con orari a dir poco devastanti».

Gli fa eco con lo stesso rammarico Renato Melis: «Siamo la zona più disagiata dell’Isola – rimarca – soprattutto per sanità e scuola. Serve testare nuove modalità di conduzione della didattica per infanzia e primaria che mettano al centro l’esigenza per una famiglia di non doversi spostare, perché il rischio è che l’intero nucleo familiare si trasferisca definitivamente altrove. Così il paese muore».

Sull’importanza fondamentale della scuola quale polo di crescita, di formazione della coscienza civica, di progresso culturale e sociale, i due sindaci sono fermamente convinti. Ecco perché privare i territori del baluardo scolastico è un oltraggio a futuro di bambini e famiglie: «La scuola è il primo avamposto di socialità per un piccolo paese – dice ancora il sindaco di Esterzili –, insostituibile, vitale. Un paese, seppure prettamente anziano, ha più forza se attorno ha anche solo minimamente un servizio scolastico di base, così come il medico o una società sportiva». Concetto, questo, riprese fortemente anche da Usai: «Una comunità per crescere e non scomparire deve poggiare saldamente su una base che consta di tre elementi essenziali: istruzione, sanità, collegamenti. Mancando la prima, il fenomeno spopolamento la fa da padrone e ciò spiega l’eterna emorragia di abitanti».

Restando sulla scuola, le criticità saltano agli occhi: «Il disagio maggiore – rileva il sindaco di Ussassai – è dato dalla distanza da altri centri in cui siano presenti scuole superiori (Lanusei, Jerzu o addirittura Tortoli), legato a un inesistente servizio di trasporto pubblico. Questo non favorisce certo la decisione di restare a vivere qui. Se poi aggiungiamo i tempi di percorrenza o addirittura gli orari – basti pensare che la prima corriera parte alle 6.30 del mattino, la successiva alle 7.15, il rientro non prima delle 15.30 –, capiamo cosa significhi per uno studente o una famiglia lo stress e la fatica giornaliera, fisica oltre che mentale per poter poi studiare alla sera, a cui sono sottoposti. Da qui a decidere perfino di abbandonare lo studio il passo è breve».

Date le premesse, che tipo di futuro è ipotizzabile per i due centri montani della Barbagia di Seulo, propaggini estreme dell’Ogliastra e della diocesi lanuseina? Le tinte sono, ancora una volta, oscure: «Se il plesso di Ussassai resti aperto o meno – chiosa Francesco Usai – è ciò che mi chiedo ogni autunno/inverno quando, in concomitanza con le iscrizioni nelle scuole per l’anno successivo, i dirigenti impietosamente tracciano una linea, a seconda del numero degli iscritti, decretandone, vista la mancanza di alunni, la chiusura, anche a dispetto delle vibranti proteste di amministratori e genitori». Pochi sogni anche sul versante esterzilese: «Purtroppo le sedi che possono migliorare la condizione dei bassi numeri sono troppo distanti per le fasce di età fino ai 13 anni – conferma Renato Melis – e quelle più vicine hanno praticamente lo stesso andamento delle nascite, ovvero attorno allo zero. Una cosa è certa: senza scuola e medico di base il paese non può avere futuro, perché una famiglia giovane non potrà mai decidere di stabilirsi».

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