In breve:

Magnifica Humanitas. Una Lettera per la vita di tutti: leggiamola

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di Luca Peyron.
Thomas Edison disse: «Renderemo l’elettricità tanto economica che solamente i ricchi useranno le candele». Così è stato. Oggi l’Intelligenza Artificiale sembra apparentemente altrettanto economica per l’utente finale che tutti la usano,a sproposito e a proposito. Ma al posto delle candele che cosa sarà sacrificato? Innanzitutto la capacità cognitiva, di pensare e dunque scegliere, scoprire, vedere. E con buona pace di chi produce candele, non è esattamente lo stesso.

Leone XIV ne è talmente consapevole che prima di scrivere la sua prima Enciclica, già un anno fa, scelse il nome pontificale a motivo dell’Intelligenza Artificiale. È la sfida di questo tempo, come per Leone XIII la sfida fu la rivoluzione industriale.

Magnifica Humanitas non è semplicemente la sua prima Enciclica è, come da tradizione dei Papi, il manifesto del suo pontificato ove la storia e lo Spirito Santo chiedono a Francis Robert Prevost di essere quanto mai pontifex, pontefice, ponte e pontiere in un mondo di fossati, gole profonde, burroni scoscesi e abissi impenetrabili e insidiosi.

Il Papa non dà una definizione di Intelligenza Artificiale, ci restituisce la definizione di umano e di umanità: quella che Cristo ci ha rivelato. La sua non è una Enciclica tecnica, è una lettera scritta al cuore dell’umano per ricordargli che non è una macchina, che non è la tecnica il suo fine, ma semplicemente un suo mezzo.

L’Intelligenza Artificiale oggi è potere, potenza, geopolitica ed economia, educazione e democrazia. Fede. Qualunque espressione dell’umano che ci possa venire in mente è toccato da queste tecnologie, a partire dalle parole con cui esprimiamo noi stessi e il mondo che ci circonda. Intelligenza, creatività, amore, relazioni, corpo: ogni parola che ha densità oggi è sfrangiata, consumata. Ci aggrappiamo alle pagine del vocabolario per dire che l’umano è diverso, che non è macchina, ma i successi della macchina ci fanno scivolare su quelle stesse pagine che via via si strappano. I confini si fanno sottili, i poteri invasivi, la differenza tra ieri e domani così ampia e veloce che è difficile dire cosa lasciare e cosa portarsi dietro. Il mondo si fa sempre più complesso, ma paradossalmente porta con sé antiche e nuove finte promesse di semplicità. Che creano continuamente nemici che spesso sono solo fantasmi.

Leone non fa un elenco di pericoli o rischi, piuttosto ricorda i beni che possiamo perdere per meno di un piatto di lenticchie. Più che puntare il dito contro qualcosa o qualcuno offre una mano all’essere umano smarrito in questo vortice di novità che gli fanno perdere orientamento e restituiscono nausea.

Non vi racconterò cosa Magnifica Humanitas contiene perché il testo non ci è stato donato per essere riassunto, non è stato pubblicato per farne un manifesto o un post sui social media. E nemmeno un pezzo su questo giornale. È una lettera, va letta, non ridotta a punti; meditata, non compitata. Ascoltata e agitata. Sono qui solo per recapitarla, per dire che leggerla ha a che fare con la fede e con la vita, con il passato e il futuro, ma soprattutto con il presente e le sue scelte, con i piccoli e i grandi, la scuola e la famiglia, il lavoro e la fede.

Buona lettura, datevi del tempo per farlo, da soli o insieme ad altri. Alla luce del sole o di una lampadina. Il gioco vale la candela, perché in gioco, per la prima volta nella storia, ci sono i giocatori stessi. Noi, Magnifica Humanitas da custodire al tempo dell’Intelligenza Artificiale.

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