In breve:

“Ora vado sulla mia strada con l’amore tuo che mi guida”

Antonio

di Antonio Carta.

Il seminarista di Jerzu, Antonio Carta, verrà ordinato diacono il prossimo 21 aprile. Abbiamo raccolto le sue sensazioni ed emozioni in preparazione a questo giorno così importante nel suo percorso verso il sacerdozio

C’è chi alla parola coincidenza preferisce la parola Dio-incidenza.

Anche a me piace giocare con queste parole, forse perché più volte nella vita ho fatto esperienza del fatto che le coincidenze, in realtà, siano delle carezze di Dio nella quotidianità. Le Dio-incidenze sono una prova della sua esistenza; sono il suo modo di governare l’intero universo.
Per una serie di Dio-incidenze fatte di persone incontrate al momento giusto, di scelte sbagliate, di traguardi raggiunti, di errori commessi, di successi gustati, di pianti amari versati, di belle amicizie vissute, mi ritrovo oggi ad attendere di essere ordinato diacono il prossimo 21 aprile.
Io non ho fatto altro che rispondere: «Eccomi» a una chiamata. Il resto lo ha fatto chi da sempre mi ha pensato, Colui che intende da lontano i miei pensieri, che mi ha tessuto nel grembo di mia madre e che conosce ogni mia parola prima ancora che sia pronunciata (cfr. Sal 139).

Spesso si sente parlare del diaconato – o del presbiterato – come di un traguardo. Io non credo di essere arrivato al traguardo della vita, preferisco piuttosto vedere il ministero ordinato come una nuova partenza, un nuovo inizio. Altri parlano del ministero come di un sogno che finalmente si è realizzato. Io non condivido nemmeno questa visione. Il sacramento dell’Ordine non è semplicemente un mio sogno o un mio desiderio, per quanto alto o nobile possa essere. Anzitutto è un sacramento, ossia un segno sensibile, tangibile ed efficace della grazia operata da Dio nella vita di chi lo accoglie. È poi la risposta a una chiamata, a una vocazione, che parte da Dio e non da me stesso.
Diventare diacono non significa assumere semplicemente una funzione o una carica. Con il sacramento dell’Ordine si riceve una missione da concretizzare nella quotidianità con i fratelli e le sorelle posti accanto.
Il diacono è un servitore. Rappresenta Cristo che è venuto nel mondo non per farsi servire, ma per servire e per dare la propria vita in riscatto per molti (Mt 20,28). Il diacono è un annunciatore della Buona Notizia che è il Vangelo e impegna la sua vita soprattutto in ambito caritativo per testimoniare il Dio che Caritas est, che è Amore.
In questi giorni di preparazione mi piace pregare il Dio della vita con le parole di un canto che volentieri suonavo la domenica mattina alla conclusione della Santa Messa: «Fa’ che chi mi guarda non veda che Te/ Fa che chi mi ascolta non senta che Te/ E chi pensa a me, fa che nel cuore pensi a Te/ E trovi quell’amore che hai dato a me».
Faccio mie queste parole. Desidero davvero essere un suo riflesso in questo mondo.
Chiedo al Signore che nel mio ministero «ispiri sempre ciò che devo pensare, ciò che devo dire e come devo dirlo; ciò che devo tacere, ciò che devo scrivere, come devo agire e ciò che devo fare» (cfr. card. Mercier, Preghiera “O amore del Padre”), perché anch’io possa contribuire all’edificazione del suo Regno, per la sua gloria, il bene delle anime e la mia santificazione.

 

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