a cura di Claudia Carta.
Sempre in prima linea per affrontare le criticità più frequenti: alluvioni, incendi, isolamento delle comunità interne, frane. È la Protezione Civile. Ne abbiamo parlato con il sindaco di Elini, Vitale Pili, che è anche funzionario regionale di Protezione CivileIn un territorio come l’Ogliastra, qual è oggi il ruolo più importante della Protezione Civile?
In un territorio straordinario ma fragile come l’Ogliastra – caratterizzato da pendenze ripide, pareti calcaree, corsi d’acqua a regime torrentizio e una viabilità complessa – il ruolo più importante della Protezione Civile oggi è la transizione da un modello puramente “soccorritore” (reattivo) a uno “predittivo e protettivo” (proattivo).
Non si tratta più solo di intervenire con le idrovore durante un’alluvione lampo o di spegnere gli incendi estivi, ma di governare l’incertezza climatica. Oggi il compito cruciale è tradurre i dati scientifici e i modelli meteorologici in azioni locali immediate per mettere in sicurezza le persone prima che la situazione diventi critica.
Ecco, infatti, molti cittadini associano la Protezione Civile solo alle emergenze. Quanto conta, invece, il lavoro di prevenzione e monitoraggio?
La prevenzione e il monitoraggio sono la parte invisibile, ma più importante, di tutto il sistema. Se la Protezione Civile funziona perfettamente in emergenza, significa che la macchina è ben oliata; ma se l’emergenza non si trasforma in tragedia, è merito della prevenzione. Questo lavoro silenzioso si articola in tre pilastri: monitoraggio strumentale e visivo che prevede il controllo costante dei pluviometri, dei livelli dei fiumi (come il Cedrino o il Flumendosa nelle aree limitrofe e i torrenti locali) e dei versanti franosi e del territorio in genere nel periodo più arido per evitare il propagarsi degli incendi. Pianificazione, con l’aggiornamento costante dei Piani di Protezione Civile Comunali e non. I nuovi Ambiti Territoriali di Protezione Civile – ATPC, definiti anche come Ambiti Territoriali Organizzativi Ottimali, rappresentano una delle più importanti riforme introdotte dal Codice della Protezione Civile – D.Lgs. 1/2018, attualmente in fase di piena attuazione pratica in Sardegna e nel resto d’Italia. Un piano aggiornato sa esattamente quali famiglie evacuare, che misure adottare, in caso di un’alluvione, incendio e così via. Manutenzione del territorio, mediante la pulizia degli alvei dei fiumi, dei canali di guardia e la mappatura delle aree a rischio frana e la manutenzione costante dei terreni limitrofi a strade, centri abitati, ecc.
Il principio cardine è che un solo euro speso in prevenzione ne fa risparmiare almeno dieci in gestione dell’emergenza e ricostruzione, oltre a salvare vite umane.
Come funziona concretamente la macchina della Protezione Civile quando arriva un’allerta meteo? Chi decide, chi coordina e quali sono i primi interventi?
Quando il Centro Funzionale Decentrato della Protezione Civile Regionale emette un bollettino di allerta (gialla, arancione o rossa), si attiva una catena di comando gerarchica ma estremamente fluida:
1. Emissione dell’Allerta e Notifica. Fase Regionale: la Protezione Civile Regionale invia l’allerta ai Prefetti e a tutti i sindaci dei comuni interessati. 2. Attivazione del COC (Centro Operativo Comunale). Fase Comunale: il sindaco, che è l’autorità massima di Protezione Civile sul proprio territorio, allerta o apre il COC (codici arancione e rosso). Vengono convocate le “funzioni” chiave: tecnici comunali, polizia locale, servizi sociali e responsabili del volontariato. 3. Presidio del Territorio. Fase Operativa Preventiva: i volontari e i barracelli vengono dislocati nei punti critici pre-individuati nei piani (ponti, sottopassi, canali problematici) per monitorare visivamente la situazione e segnalare in tempo reale l’innalzamento dei livelli idrometrici, al fine di mettere in atto le azioni preventive (chiusura di ponti, evacuazioni preventive di abitazioni, ecc). 4. Coordinamento Sovracomunale. Fase Prefettizia: se l’evento colpisce più comuni (scenario classico in Ogliastra), la Prefettura attiva il CCS (Centro Coordinamento Soccorsi) a livello provinciale per gestire le risorse (Vigili del Fuoco, Corpo Forestale, Forze dell’Ordine) e supportare i sindaci in difficoltà.
C’è un episodio recente che, secondo lei, racconta bene il valore umano e operativo della Protezione Civile in Ogliastra?
Non si può parlare di singoli episodi, ma di tanti casi: penso a quando le forti piogge o le nevicate improvvise isolano alcune frazioni o aziende agricole nell’interno dell’Ogliastra. In quelle ore, il valore operativo si vede nella capacità dei volontari e dei tecnici di liberare le strade con i mezzi d’autotrasporto in tempi record, sfidando il fango o il ghiaccio.
Ma il valore umano si manifesta quando le squadre della Protezione Civile fanno chilometri a piedi per portare medicinali salvavita a un anziano isolato in una campagna, o quando passano la notte a monitorare un ponte per dare serenità a un intero centro abitato, o a un territorio rurale accessibile solo da quella viabilità, o quando si resta giorni e notti a cercare e soccorrere persone disperse o ferite accidentalmente. È quel mix di professionalità tecnica e calore umano tipico delle nostre comunità, dove il soccorritore non è un estraneo, ma un vicino di casa.
Insomma, i cittadini possono fare molto, nella vita quotidiana, per contribuire alla prevenzione e alla sicurezza del territorio.
La sicurezza del territorio parte dai piccoli gesti quotidiani di ogni cittadino. Prima di tutto, informarsi e conoscere sapere se la propria casa o il proprio posto di lavoro si trova in un’area a rischio idrogeologico (consultando i piani comunali) e conoscere le buone pratiche (es. non scendere mai nei garage o scantinati durante un’alluvione); la manutenzione privata: mantenere puliti i canali di scolo delle proprie proprietà, i giardini e le grondaie; la responsabilità durante le allerte: rispettare rigorosamente le ordinanze del sindaco. Se c’è un’allerta rossa, evitare spostamenti non necessari. Non andare a vedere “quanto è pieno il fiume” per fare un video con il telefono: è un comportamento che mette a rischio la propria vita e quella dei soccorritori. E, certamente, iscriversi al volontariato: diventare parte attiva del sistema entrando nelle associazioni locali.
Guardando al futuro, l’Ogliastra è preparata ad affrontare eventi climatici sempre più intensi oppure servono più risorse, pianificazione e cultura della prevenzione?
L’Ogliastra ha fatto passi da gigante: la memoria storica di eventi drammatici del passato ha creato una forte sensibilità istituzionale e una rete di volontariato straordinaria e resiliente. Tuttavia, servono più risorse per le infrastrutture: non bastano i piani, servono investimenti strutturali per mettere in sicurezza i versanti franosi e adeguare i sistemi di deflusso delle acque nei centri urbani; occorre una semplificazione burocratica: i sindaci, cioè, devono essere messi in condizione di poter pulire un alveo fluviale o mettere in sicurezza un costone senza dover attendere anni per autorizzazioni ambientali incrociate; infine, occorre una cultura del rischio continua: dobbiamo portare la Protezione Civile nelle scuole in modo sistematico. I bambini devono crescere sapendo esattamente come reagire a un’allerta meteo, così come sanno che bisogna allacciare le cinture in auto. La prevenzione non deve essere un’attività emergenziale, ma una forma mentis quotidiana.
Protezione Civile: governare l’incertezza climatica
a cura di Claudia Carta.
Sempre in prima linea per affrontare le criticità più frequenti: alluvioni, incendi, isolamento delle comunità interne, frane. È la Protezione Civile. Ne abbiamo parlato con il sindaco di Elini, Vitale Pili, che è anche funzionario regionale di Protezione CivileIn un territorio come l’Ogliastra, qual è oggi il ruolo più importante della Protezione Civile?
In un territorio straordinario ma fragile come l’Ogliastra – caratterizzato da pendenze ripide, pareti calcaree, corsi d’acqua a regime torrentizio e una viabilità complessa – il ruolo più importante della Protezione Civile oggi è la transizione da un modello puramente “soccorritore” (reattivo) a uno “predittivo e protettivo” (proattivo).
Non si tratta più solo di intervenire con le idrovore durante un’alluvione lampo o di spegnere gli incendi estivi, ma di governare l’incertezza climatica. Oggi il compito cruciale è tradurre i dati scientifici e i modelli meteorologici in azioni locali immediate per mettere in sicurezza le persone prima che la situazione diventi critica.
Ecco, infatti, molti cittadini associano la Protezione Civile solo alle emergenze. Quanto conta, invece, il lavoro di prevenzione e monitoraggio?
La prevenzione e il monitoraggio sono la parte invisibile, ma più importante, di tutto il sistema. Se la Protezione Civile funziona perfettamente in emergenza, significa che la macchina è ben oliata; ma se l’emergenza non si trasforma in tragedia, è merito della prevenzione. Questo lavoro silenzioso si articola in tre pilastri: monitoraggio strumentale e visivo che prevede il controllo costante dei pluviometri, dei livelli dei fiumi (come il Cedrino o il Flumendosa nelle aree limitrofe e i torrenti locali) e dei versanti franosi e del territorio in genere nel periodo più arido per evitare il propagarsi degli incendi. Pianificazione, con l’aggiornamento costante dei Piani di Protezione Civile Comunali e non. I nuovi Ambiti Territoriali di Protezione Civile – ATPC, definiti anche come Ambiti Territoriali Organizzativi Ottimali, rappresentano una delle più importanti riforme introdotte dal Codice della Protezione Civile – D.Lgs. 1/2018, attualmente in fase di piena attuazione pratica in Sardegna e nel resto d’Italia. Un piano aggiornato sa esattamente quali famiglie evacuare, che misure adottare, in caso di un’alluvione, incendio e così via. Manutenzione del territorio, mediante la pulizia degli alvei dei fiumi, dei canali di guardia e la mappatura delle aree a rischio frana e la manutenzione costante dei terreni limitrofi a strade, centri abitati, ecc.
Il principio cardine è che un solo euro speso in prevenzione ne fa risparmiare almeno dieci in gestione dell’emergenza e ricostruzione, oltre a salvare vite umane.
Come funziona concretamente la macchina della Protezione Civile quando arriva un’allerta meteo? Chi decide, chi coordina e quali sono i primi interventi?
Quando il Centro Funzionale Decentrato della Protezione Civile Regionale emette un bollettino di allerta (gialla, arancione o rossa), si attiva una catena di comando gerarchica ma estremamente fluida:
1. Emissione dell’Allerta e Notifica. Fase Regionale: la Protezione Civile Regionale invia l’allerta ai Prefetti e a tutti i sindaci dei comuni interessati. 2. Attivazione del COC (Centro Operativo Comunale). Fase Comunale: il sindaco, che è l’autorità massima di Protezione Civile sul proprio territorio, allerta o apre il COC (codici arancione e rosso). Vengono convocate le “funzioni” chiave: tecnici comunali, polizia locale, servizi sociali e responsabili del volontariato. 3. Presidio del Territorio. Fase Operativa Preventiva: i volontari e i barracelli vengono dislocati nei punti critici pre-individuati nei piani (ponti, sottopassi, canali problematici) per monitorare visivamente la situazione e segnalare in tempo reale l’innalzamento dei livelli idrometrici, al fine di mettere in atto le azioni preventive (chiusura di ponti, evacuazioni preventive di abitazioni, ecc). 4. Coordinamento Sovracomunale. Fase Prefettizia: se l’evento colpisce più comuni (scenario classico in Ogliastra), la Prefettura attiva il CCS (Centro Coordinamento Soccorsi) a livello provinciale per gestire le risorse (Vigili del Fuoco, Corpo Forestale, Forze dell’Ordine) e supportare i sindaci in difficoltà.
C’è un episodio recente che, secondo lei, racconta bene il valore umano e operativo della Protezione Civile in Ogliastra?
Non si può parlare di singoli episodi, ma di tanti casi: penso a quando le forti piogge o le nevicate improvvise isolano alcune frazioni o aziende agricole nell’interno dell’Ogliastra. In quelle ore, il valore operativo si vede nella capacità dei volontari e dei tecnici di liberare le strade con i mezzi d’autotrasporto in tempi record, sfidando il fango o il ghiaccio.
Ma il valore umano si manifesta quando le squadre della Protezione Civile fanno chilometri a piedi per portare medicinali salvavita a un anziano isolato in una campagna, o quando passano la notte a monitorare un ponte per dare serenità a un intero centro abitato, o a un territorio rurale accessibile solo da quella viabilità, o quando si resta giorni e notti a cercare e soccorrere persone disperse o ferite accidentalmente. È quel mix di professionalità tecnica e calore umano tipico delle nostre comunità, dove il soccorritore non è un estraneo, ma un vicino di casa.
Insomma, i cittadini possono fare molto, nella vita quotidiana, per contribuire alla prevenzione e alla sicurezza del territorio.
La sicurezza del territorio parte dai piccoli gesti quotidiani di ogni cittadino. Prima di tutto, informarsi e conoscere sapere se la propria casa o il proprio posto di lavoro si trova in un’area a rischio idrogeologico (consultando i piani comunali) e conoscere le buone pratiche (es. non scendere mai nei garage o scantinati durante un’alluvione); la manutenzione privata: mantenere puliti i canali di scolo delle proprie proprietà, i giardini e le grondaie; la responsabilità durante le allerte: rispettare rigorosamente le ordinanze del sindaco. Se c’è un’allerta rossa, evitare spostamenti non necessari. Non andare a vedere “quanto è pieno il fiume” per fare un video con il telefono: è un comportamento che mette a rischio la propria vita e quella dei soccorritori. E, certamente, iscriversi al volontariato: diventare parte attiva del sistema entrando nelle associazioni locali.
Guardando al futuro, l’Ogliastra è preparata ad affrontare eventi climatici sempre più intensi oppure servono più risorse, pianificazione e cultura della prevenzione?
L’Ogliastra ha fatto passi da gigante: la memoria storica di eventi drammatici del passato ha creato una forte sensibilità istituzionale e una rete di volontariato straordinaria e resiliente. Tuttavia, servono più risorse per le infrastrutture: non bastano i piani, servono investimenti strutturali per mettere in sicurezza i versanti franosi e adeguare i sistemi di deflusso delle acque nei centri urbani; occorre una semplificazione burocratica: i sindaci, cioè, devono essere messi in condizione di poter pulire un alveo fluviale o mettere in sicurezza un costone senza dover attendere anni per autorizzazioni ambientali incrociate; infine, occorre una cultura del rischio continua: dobbiamo portare la Protezione Civile nelle scuole in modo sistematico. I bambini devono crescere sapendo esattamente come reagire a un’allerta meteo, così come sanno che bisogna allacciare le cinture in auto. La prevenzione non deve essere un’attività emergenziale, ma una forma mentis quotidiana.