Quaresima. Dalle maschere alla verità
di Mons. Antonello Mura.
Riflettendo sulla Quaresima risuonano, intriganti e paradossali, le ultime parole del brano del vangelo secondo Marco, quando, dopo le tentazioni, Gesù viene così descritto: «Stava con le fiere e gli angeli lo servivano». Questa armonia, che potremo definire incantevole, oltre che auspicabile, è il traguardo migliore per il nostrovivere a contatto con noi stessi, con Dio e con la natura.
Pensando ai giorni che stiamo attraversando, sembra inutile affermare che abbiamo un estremo bisogno – dentro di noi e nel mondo – di placare le belve e di ammansirle, di tranquillizzare la terra. Abbiamo bisogno di sapere, ancora una volta, chi ci può aiutare, perché desideriamo, oggi più che mai, un pacificatore del cuore e un maestro interiore.
«In un luogo eccelso e santo io dimoro, ma sono anche con gli oppressi e gli umiliati, per ravvivare lo spirito degli umili e rianimare il cuore degli oppressi» (Isaia 57,15). Dio sta in alto, ma dimora anche sulla terra, sognandola più bella e felice. E ci fa compagnia tra le vicissitudini della vita, aiutandoci a camminare con il suo spirito, il suo soffio vitale.
La Quaresima, ancora una volta, chiede a ognuno di noi: di che cosa hai veramente bisogno? C’è infatti sempre il pericolo che mi dimentichi di chiedermi dove sono incamminato – quanto corri! dove vai? – o a che punto sono del mio cammino.
Per rispondere – ecco il suggerimento quaresimale! – bisogna esaminare la propria mappa interiore, riscoprendo la necessità di una pausa per riprendere fiato. Sì, quanto mai benedette le pause, scriveva Etty Hillesum, la giovane donna olandese che, non ancora trentenne, morì ad Auschwitz. Nel suo Diario annotava: «Bisogna saper accettare le proprie pause!!!». Scritta a caratteri maiuscoli, con tre punti esclamativi!
Ognuno conosce il senso e l’attualità di questo intento, come anche – leggendo le proprie fragilità – potrà individuare il tempo necessario per affrontarle, prima di ripartire.
La pausa di Gesù nel deserto non gli evitò le tentazioni. Prima di iniziare la sua missione potevano diventare un ostacolo insormontabile. Di fatto furono combattute e vinte. L’armonia da riconquistare – con noi stessi, con Dio e con gli altri, oltre che con la natura – passa attraverso prove reali, ma anche da nuove opportunità che Dio ci dona.
La Quaresima può essere la metafora del nostro ritorno a Dio, ma anche a sé stessi. Come quando nella Bibbia il popolo viene chiamato alla libertà, dopo l’esilio: che ritornino tutti, nessuno escluso, che nessuno rimanga indietro, e per questo spianate le strade, rimuovete gli ostacoli, spianate, spianate…
La precarietà dei giorni, basta leggere le cronache, è a portata di video; poi c’è quella personale, mai da dimenticare. Tentazione è sfuggire alla propria e all’altrui fragilità, evitando di guardarla in faccia. Magari per permanere nel delirio di onnipotenza, rifiutando di riconoscere quello che sono, siamo.
Pacificarsi con la verità è un compito quaresimale. Senza pause, senza silenzio meditativo, senza Parola di Dio che mi legga in profondità, saranno solo ripetitivi giorni da calendario liturgico. Quanti di noi faranno cadere la propria maschera per indossare l’abito essenziale?
Spianiamo nuovamente le strade, rimuoviamo gli ostacoli. Abbandonare i nostri arlecchinismi sarà il primo passo per radicarci nella verità. Buon tempo quaresimale.
+ Antonello Mura









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