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Scuola: solo numeri?

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di Fabiana Carta.

La scuola italiana si prepara a una profonda riorganizzazione. Il piano di dimensionamento scolastico avviato dal Governo ridisegna la rete degli istituti in tutto il Paese: circa 700 istituzioni scolastiche soppresse e 1.400 posti in meno tra dirigenti scolastici e direttori dei servizi generali e amministrativi.

Il principio su cui si basa la riforma è semplice: ogni scuola autonoma dovrà avere in media almeno 938 studenti. Da questo parametro deriva il numero di istituti che ogni Regione può mantenere con un proprio dirigente e una propria segreteria. L’obiettivo è adeguare il sistema al calo demografico. Il piano ha previsto 627 tagli tra presidi e personale amministrativo in tre anni. Toscana, Emilia Romagna, Umbria e Sardegna hanno contestato i criteri del piano, rifiutando di tagliare 69 dirigenze scolastiche e, dopo le pronunce della Corte Costituzionale favorevoli al Governo, sono state commissariate.

La radice del problema è la denatalità: il calo delle nascite si traduce in classi più piccole, a volte minuscole, sparse su territori vastissimi. Negli ultimi anni sono già state chiuse oltre 2.600 scuole tra infanzia e primaria e le proiezioni indicano un ulteriore calo nei prossimi dieci anni.

Un trend che colpisce soprattutto le aree interne, dove classi piccole e plessi distanti rendono sempre più difficile mantenere istituti autonomi: Nuorese e Ogliastra pagano il prezzo più alto. Cinque accorpamenti su nove in tutta la Sardegna: a Nuoro e provincia c’è stato l’accorpamento tra IC 1 Podda e IC 2 Borrotzu, tra Liceo Giorgio Asproni e Liceo Sebastiano Satta, la soppressione dell’autonomia scolastica di Orgosolo accorpata a Oliena; non va meglio in Ogliastra: Ilbono e Arzana accorpati con Lanusei e Villagrande, Tertenia accorpata con Bari Sardo.

Quando più scuole vengono accorpate, perdono autonomia e finiscono sotto un’unica dirigenza. Il risultato potrebbe essere una gestione sempre più complessa: dirigenti chiamati a seguire plessi anche distanti 40 o 50 chilometri, con presenze inevitabilmente più rare nei territori periferici. Una scelta che rischia di indebolire ulteriormente le aree interne. Il timore è che il dimensionamento, nato per adattare la scuola al calo degli studenti, finisca per accelerare lo svuotamento dei territori più fragili. Una spirale già nota: meno servizi, meno lavoro, meno popolazione. E una scuola sempre più lontana dalle comunità che dovrebbe tenere unite. Nel nostro territorio cresce la contestazione e la preoccupazione per il futuro: i sindaci di Ilbono e Tertenia preparano un ricorso.

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