In breve:

Solo se sogni puoi volare

Marcon

di Sergio Mascia.

La storia di Igor Luca Marcon, cresciuto in oratorio e diventato animatore

Ci sono esperienze che nascono quasi per gioco e finiscono per cambiare un’intera vita. È quello che è successo a Igor Luca, nato a Torino il 21 gennaio 1974, che dall’oratorio è arrivato ai villaggi turistici italiani trasformando una semplice passione in una vera professione.

La sua storia parte da un cortile, dai giochi con i bambini, dalle attività sportive e dal volontariato. «Ho iniziato facendo l’animatore gratuitamente, in oratorio – racconta –. Lì ho preso il mio primo brevetto e lì ho capito quanto mi piacesse stare con la gente».

Tra pallavolo, teatro, judo, balli e attività educative, Igor scopre piano piano quello che sarà il suo mondo. L’oratorio diventa per lui una scuola di vita: un luogo dove imparare a collaborare, ad aiutare gli altri e a lavorare in gruppo.

Ed è proprio questo uno dei messaggi più forti della sua esperienza: gli oratori, quando sono ben strutturati, non sono semplicemente luoghi di ritrovo, ma spazi capaci di creare relazioni, valori e perfino opportunità lavorative.

Per un periodo Igor lascia quell’ambiente e va a lavorare in fabbrica. Ma chi gli sta attorno continua a ripetergli sempre la stessa frase: «Tu devi fare l’animatore».

Finché arriva l’occasione che gli cambia la vita: un provino per un’agenzia di Roma. Ottanta partecipanti, lui arriva primo. Da quel momento parte la sua carriera nei villaggi turistici.

La prima stagione è in Puglia, in uno staff di 28 animatori. Parte come ballerino caraibico e conclude l’esperienza da capo animatore. Poi arrivano la Calabria, i campeggi, i resort, i villaggi turistici e tante altre stagioni che gli permettono di crescere sia professionalmente che umanamente.

«Questa non è solo una professione, è una passione», spiega. Nel suo racconto si percepisce chiaramente che il centro di tutto non sono gli spettacoli o il palco, ma le persone. Igor ama il musical, il teatro e lo sport, ma soprattutto ama insegnare ai ragazzi il valore dell’animazione e del lavoro di squadra.

Lo scorso anno ha anche realizzato un corso di formazione per giovani animatori, rivolto sia ai ragazzi che desideravano impegnarsi negli oratori come “animatorini”, sia a chi voleva intraprendere un’esperienza professionale nei villaggi turistici. Per lui, in fondo, queste due realtà non sono poi così diverse: «Alla fine quello che spinge una persona a prendersi cura degli altri è sempre qualcosa di più grande – spiega –. Nel mio caso è uno spirito cristiano che ogni educatore dovrebbe avere dentro». Una convinzione che nasce proprio dalla sua esperienza negli oratori di Torino, che lo hanno formato in maniera indelebile, perché «quello che vivi in oratorio – dice – ti resta addosso come un tatuaggio sulla pelle».

Oggi Igor collabora anche con l’oratorio di Tortolì, dove insieme ai volontari porta avanti attività di animazione, balli caraibici, balli di gruppo e momenti di aggregazione. La sua passione e la sua professionalità si mescolano continuamente con il desiderio di mettersi gratuitamente al servizio degli altri. Ed è forse questo uno degli aspetti che colpisce di più chi lo incontra: la capacità di creare relazioni sincere, dialogo e senso di famiglia.

Molte delle attività nate all’interno dell’oratorio vengono poi portate anche all’esterno, nelle piazze e nelle serate del territorio, coinvolgendo persone di tutte le età che ormai lo seguono con affetto e stima.

Igor racconta spesso di essersi sentito accolto in Ogliastra e a Tortolì nello stesso modo in cui lui accoglie gli altri da sempre: con entusiasmo, semplicità e umanità. Il suo modo di fare, spontaneo e contagioso, sembra avere una direzione precisa: portare le persone verso il bene, verso l’incontro e verso il sorriso.

Il suo motto è semplice: «Solo se sogni puoi volare». Una frase ispirata al suo personaggio preferito, Peter Pan, che rappresenta perfettamente il suo modo di vedere la vita: continuare a credere nei sogni, nella fantasia e nell’umanità anche in un mondo sempre più dominato dalla tecnologia.

Il tema che ritorna più spesso nei suoi racconti è quello della famiglia. Non a caso il suo film preferito è Il Re Leone. Nei suoi staff ha sempre cercato di creare un clima familiare, insegnando ai ragazzi l’inclusione e l’aiuto reciproco: «La regola più importante – sottolinea – è che non esiste il singolo, esiste il gruppo. Se uno sbaglia, sbagliano tutti. Se uno riesce, festeggiano tutti».

C’è un’altra frase che porta dentro da sempre per descrivere bene questo lavoro: «Ridere anche quando hai voglia di piangere». Perché dietro il sorriso di un animatore ci sono spesso fatica, sacrificio e problemi personali, ma anche la consapevolezza che trasmettere felicità agli altri sia qualcosa di speciale.

Secondo Igor, nonostante i cambiamenti degli ultimi anni, i villaggi turistici riescono ancora a conservare qualcosa di autentico: l’umanità. «Entri da sconosciuto ed esci quasi da familiare», racconta. Ed è proprio per questo che continua a credere profondamente negli oratori e nei Grest come luoghi educativi fondamentali. Ambienti dove i ragazzi possono imparare il rispetto, la collaborazione, la responsabilità e la capacità di stare insieme.

Il suo consiglio finale è semplice ma sincero: «Fate provare ai vostri figli a fare gli animatori. Anche una sola stagione rimarrà dentro per tutta la vita».

Animatori ed educatori sono prima di tutto ragazzi e ragazze che stanno vivendo essi stessi un percorso di crescita. Non sono persone “arrivate”, ma giovani che imparano giorno dopo giorno a relazionarsi, a collaborare, a gestire emozioni, responsabilità e fragilità. Ed è proprio dentro questo cammino che nasce il valore autentico dell’animazione: la capacità di mettersi al servizio degli altri pur essendo ancora in costruzione come persone.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>