In breve:

Tu, chi sei?

Pace

di Claudia Carta.
Singolare la domanda. La fecero a un tale che rispondeva al nome di Giovanni il Battista, alcuni curiosi benpensanti del suo tempo che avevano sentito parlare parecchio di lui. Le folle lo seguivano, lo ascoltavano. Singolare la suarisposta: «Io non sono il Cristo».

Curioso anche pensare cosa risponderemmo noi se ci ponessero la stessa questione. Un misto di chi sono, chi vorrei essere, ma forse anche chi non vorrei essere. Per scoprire che siamo le scelte che facciamo, le parole che usiamo, le persone che frequentiamo.

Proviamo. Una persona vicina fa un commento che mi ferisce. Io: reagisco subito o mi chiudo per proteggermi; mi prendo un momento e cerco di non rispondere con rabbia. Ancora. Dopo un’offesa, cosa rimane dentro di me? Rancore, pensieri ripetuti, distanza; il desiderio di non lasciare che l’episodio governi il mio cuore. Oppure: quando sento di essere stato trattato ingiustamente: sento il bisogno di farmi valere; cerco una risposta che non generi altro conflitto. E se l’altra persona non chiede scusa: rimango interiormente legato all’accaduto; scelgo di perdonare per non restare prigioniero del risentimento. Infine, davanti a un’offesa, la mia prima reazione è spesso: difendermi; affidare la situazione a Dio e lavorare sul mio cuore.

Eh, ma così non vale! Dipende… Eppure da cose semplici, ordinarie come queste, e ancor più dalle nostre reazioni, deriva la guerra o la pace. «La pace, in realtà, è un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio. E il modo di pensare, la mentalità, iniziano dalla vita quotidiana». Le parole di Sergio Mattarella, nel suo discorso di fine anno, lo hanno ribadito in modo chiaro e diretto. E fanno eco a quelle di Leone XIV nel suo messaggio per la Giornata mondiale della pace: «La pace esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”».

Tu, chi sei? Uno che grida o uno che sussurra? Uno che alza le spalle sotto «il senso fatalistico di impotenza che rischia di opprimere ciascuno» e che fa dire «non posso farci nulla», o peggio «non cambierà mai nulla» o uno che cerca consapevolmente di dialogare, di trovare la strada, di percorrerla senza perdere la fiducia, di sostenere e farsi sostenere dagli altri? «Il fratello aiutato dal fratello è simile a una città fortificata». Disarmare il cuore, la mente, la vita. Oggi è la scelta più coraggiosa che dobbiamo fare.

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>