In breve:

Lo Stato in fuga. Verso il deserto prossimo venturo

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A Loceri le mamme degli alunni delle scuole medie sono agguerrite e determinate a opporsi al progetto di soppressione della scuola con una riflessione inoppugnabile: “da noi – affermano – la popolazione scolastica è in crescita”.

E in effetti diverse famiglie che risiedevano a Lanusei si sono trasferite a Loceri grazie alle politiche messe in campo dall’amministrazione per agevolare chi decide di mettere su casa in quel centro; agevolazioni fiscali, sconti e altri provvedimenti che hanno avuto come risultato l’arrivo di nuovi residenti: famiglie con bambini, nuovi iscritti nelle scuole. Le mamme del piccolo comune ogliastrino hanno scritto una lettera all’assessore regionale all’Istruzione Claudia Firino sottolineando questo aspetto e descrivendo una scuola con una ricca offerta formativa che inoltre dispone di un edificio dotato di impianti fotovoltaici capaci di garantire alla scuola l’autosufficienza energetica.
Ma le scuole sono solo un aspetto della fuga dello Stato dal nostro territorio. Ad esse si aggiunge il piano industriale che Poste Italiane spa intende adottare, riducendo pesantemente i servizi, che avrà pesanti ricadute e causerà un impoverimento dei servizi alle comunità locali. L’ufficio postale, infatti, soprattutto nei territori rurali, ha da sempre rappresentato uno dei luoghi simbolo dell’aggregazione, della rassicurazione e di mediazione e soluzione dei problemi che il cittadino vive nei rapporti con la burocrazia. E pur capendo gli obiettivi di modernizzazione dell’offerta e di contenimento dei costi, proprio perché le scuole e le poste si occupano di erogare servizi essenziali, fondandosi sul sistema del presidio territoriale, le comunità chiedono di poter comprendere meglio le ragioni dei piani di razionalizzazione proposti che sembrano rispondere solo a calcoli ragionieristici. Non pochi sono anche coloro che ricordano il dettato costituzionale che vuole che lo svolgimento di funzioni pubbliche debba essere svolto al livello più vicino ai cittadini e che tali funzioni vengano attratte dal livello territorialmente superiore solo laddove questo sia in grado di svolgerle meglio di quello di livello inferiore. Cosa che è palesemente falsa nel caso concreto. Non possiamo, infatti, non ricordare che l’Ogliastra è una regione che ha una popolazione diffusa sul territorio ed eliminare i servizi arreca un gravissimo disservizio che colpisce i cittadini più deboli e più bisognosi di tutela come i bambini e gli anziani. Si pensi alle persone anziane che non sono in grado di spostarsi da un paese all’altro per pagare le bollette o ricevere la pensione. Si pensi alla mole di lavoro che sarà a carico degli uffici vicini che dovranno servire molta più utenza con i disagi del caso come le file chilometriche e i tempi biblici per usufruire del servizio. Si pensi ai bambini di pochi anni (perché i bambioni che frequentano le elementari hanno dai se anni in su) costretti ad un precoce pendolarismo…
Ma oltre al disservizio che si viene a creare, c’è anche un ulteriore motivo di preoccupazione, ed è quello relativo all’occupazione. Chiudere classi e uffici postali o, comunque, ridurne l’attività, comporta anche la perdita di numerosi posti di lavoro, cosa che – in un tempo economicamente fragile come il nostro – non può non rappresentare un ulteriore motivo di preoccupazione. Si parla tanto di evitare la desertificazione delle zone di montagna e delle zone interne. Ma così facendo, non solo non si evita la desertificazione ma perfino la si incentiva. Non è proprio una gran bella cosa. (M. F. C.)

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