In breve:

Fatti

Foghesu Festa

Sa Festa manna di Foghesu

di Francesca Lai.

Nonostante il patrono di Perdasdefogu sia San Pietro, onorato il 29 giugno, i foghesini sentono in particolar modo la festa dedicata al Santissimo Salvatore, chiamata in sardo Festa manna e celebrata il 12 settembre. Ogni anno per la ricorrenza religiosa tanto attesa, anche gli emigrati sardi, tornano a casa per le celebrazioni. La festa del San Salvatore affonda le sue radici in un passato lontano: già nel 1700 ci sono notizie dei festeggiamenti, mentre la chiesetta campestre nella località Serra ‘e Idda pare esistesse già dal 1600, interamente costruita in pietra col tetto di tegole e canne, con l’ingresso che si affacciava sugli orti rivolto verso il paese. Oggi la chiesa è stata totalmente ristrutturata, rimane intatta la sua bellezza, immersa nelle campagne tra lecci e querce secolari. Insieme al Salvatore viene portato in processione anche San Giovanni Battista, ma il perché le statue vengano condotte insieme rimane ignota. Il 29 agosto, festa di San Giovanni appunto, i Santi vengono trasportati in spalla dagli uomini del comitato organizzatore, gli obrieri, composto da dodici uomini, sei sposati e sei scapoli, con a capo un presidente che è il più anziano dei dodici, dalla parrocchia di San Pietro verso quella dell’omonimo Santo, dove rimangono fino al 12 settembre. Nove giorni prima de sa Festa manna, tutti i pomeriggi, si svolge il pellegrinaggio e si recita la novena. In passato gli obreri vegliavano le statue dei santi per tutta la notte, sia per scongiurare che venissero rubati, sia per una questione di rispetto: non dovevano essere lasciati soli. Il 12 settembre dalla parrocchia di San Pietro, solitamente alle 10, ci si reca in processione alla chiesetta campestre per la celebrazione della Messa, alla fine della quale vengono intonati dai maestri cantori Is Goccius, canti sacri, che narrano in versetti la vita dei Santi.
In testa al corteo religioso c’è il gruppo delle donne consacrate al Sacro Cuore, che indossano la medaglia col fiocco rosso; subito dopo seguono le donne consacrate alla Madonna, con la medaglia e il fiocco celeste; poi il gruppo folkloristico con le launeddas, segue il parroco e la folla dei fedeli. Alcuni foghesini portano in processione dei panni colorati, retaggio della tradizione spagnola, e forse particolarità unica in Sardegna. Grandi drappi di stoffa dai colori sgargianti, vengono issati su delle croci fatte di canna, gli stendardi come ex voto restano come addobbi nella chiesa. La tradizione vuole che le canne vengano raccolte l’11 settembre, e ripulite dalle foglie, tranne quelle in cima, vengano modellate a seconda della grandezza del panno di stoffa. Dopo la Messa, celebrata solitamente da un prete di un’altra parrocchia la processione riparte.

Is Santus torrant a bidda. Il tragitto di andata e di ritorno non segue mai lo stesso percorso, toccando in questo modo tutti i rioni del paese. È usanza poi che delle persone, facendo un voto al Santo, percorrano il tragitto a piedi nudi; in passato le donne scalze e inginocchiate facevano il giro della chiesa recitando il Rosario.
Lungo i secoli il rituale non ha mai subito modifiche. La festa si è svolta anche durante il fascismo: si racconta che nel 1945, si era partiti da San Salvatore e la fiamma delle candele votive mai si spense durante il cammino. Le statue vengono trasportate di peso dagli obreri. Poco prima di arrivare nella chiesa principale avviene il rito di passaggio: i vecchi componenti del comitato passano i Santi sulle spalle dei nuovi obrieri, annunciati dal parroco durante la funzione, i quali organizzeranno la festa l’anno successivo. Il comitato si occupa della raccolte delle offerte dei paesani, e passa, con una questua, di casa in casa, quando ai foghesini viene donata l’immaginetta del Santo.
Tre giorni di festeggiamenti animano il paese: l’11 settembre, sa dì ‘e sa Strangia, il 12 la Festa manna, e infine il 13 con la giornata che in passato veniva chiamata sa dì de is barateddus, quando gli ambulanti vendevano la merce scontata prima di lasciare il paese. “Sa Strangìa” è ancora oggi molto popolare in Ogliastra. Perdasdefogu era il passaggio obbligato per i pastori che da Arzana e Villagrande lasciavano pascoli e ovili sul Gennargentu si trasferivano a svernare a Monte Cardiga. Gli allevatori venivano invitati dalle famiglie foghesine a trascorrere i giorni di festa nelle proprie abitazioni, si sugellava in questo modo un grande rapporto affettivo e amicale tra le tre comunità, vivo tutt’ora. Anche gli escalaplanesi venivano ospitati a Perdasdefogu, dopo aver festeggiato insieme agli amici del paese limitrofo la festa di Santa Maria il 15 agosto.
Ai riti religiosi, delle tre giornate, vengono affiancati quelli civili. Il paese si riempie di persone da tutto il circondario, ci si ritrova insieme nei lunghi pranzi; la sera, come da secoli, si balla in piazza, si riscoprono vecchie amicizie e il piacere dello stare insieme prima di darsi appuntamento con un arrivederci per i festeggiamenti del prossimo anno.

Vittoria Mereu

Leggere “L’Ogliastra” e portarla agli altri

di Maria Mercedes Boi.

Il responsabile parrocchiale del mensile diocesano è una figura di primissimo piano all’interno di ogni comunità: si fa carico di diffonderne la lettura, la promuove con diverse iniziative, facendola entrare nelle case. È contatto fondamentale fra la redazione e le persone. Quando il responsabile parrocchiale presenta il giornale con entusiasmo e grinta, la risposta non può che essere positiva. Siamo andati a Urzulei dove Maria Mercedes Boi ci ha raccontato la sua esperienza

Leggere L’Ogliastra è uno dei momenti che preferisco. Un’abitudine cui non posso rinunciare.
La sua capacità di cogliere aspetti, particolari e generali al tempo stesso, del mondo rendono semplice il compito di cui mi occupo da tanti anni.
Sono la referente per la diffusione nella parrocchia di Urzulei, un piccolo paese che conta più o meno mille persone e che ha sempre apprezzato il mensile diocesano.
La mia esperienza mi vede coinvolta come lettrice e come responsabile dei lavori. Compito che ho accettato con entusiasmo e serietà.
La rete di organizzazione di cui faccio parte consente agli abbonati di ricevere la rivista direttamente a casa.
Attualità, modernità e cura dei dettagli catturano l’attenzione di giovani, anziani e famiglie che si sentono rappresentati e incuriositi dalle informazioni, dalle situazioni e dalle storie che la redazione sceglie di condividere, tanto da considerarlo un regalo gradito e stimolante per parenti e amici.
Ricordo con affetto il primo incontro con il vescovo, Mons. Mura, a una riunione di tutti i referenti ogliastrini per la stampa cattolica. Descrisse e raccontò il significato e il valore della rivista e quanto la costanza e la volontà di collaborare per diffonderla fossero alla base del progetto, ricordando che le parole, le notizie e le storie che leggiamo fanno parte del nostro vivere insieme.
Per ringraziarci dell’impegno e farci sentire indispensabili, il vescovo ripropone questo incontro ogni anno. Un’ esperienza che, oltre a formarci e aggiornarci, fa nascere amicizie e legami speciali.
La passione degli abbonati si palesa quando, con impazienza e curiosità, aspettano il giorno della consegna. Pronti alle nuove storie e alle nuove interviste.
Un aneddoto divertente racconta di un mio compaesano che si è visto recapitare per sbaglio la rivista, destinata a un altro abbonato. Il numero di quel mese riportava proprio un dossier su Urzulei, con interventi e illustrazioni del territorio. La curiosità e l’apprezzamento furono tali da convincere il “lettore per caso” a sottoscrivere subito l’abbonamento. Una spinta alla lettura, insomma, che ha aumentato l’interesse degli abbonati, guadagnandone uno nuovo!
L’Ogliastra, grazie alla possibilità di essere spedita per posta, è fonte di informazione anche per chi ha lasciato la Sardegna e vive oltre mare. Una maniera per restare in contatto con la propria terra e le proprie origini.
Una spinta a partecipare e confermare l’interesse per questo periodico sono i preziosi consigli del nostro parroco, don Marco Congiu, sempre preciso e attento nel ricordare la data del rinnovo tramite il bollettino settimanale.
Altro ruolo fondamentale è la presenza in prima persona del direttore del giornale, Claudia Carta, che dal giorno in cui venne in parrocchia per presentare il nuovo volto della rivista è diventata un punto di riferimento necessario per la gestione del mio lavoro. Il suo interesse, la sua attenzione, la sua professionalità e il suo sostegno, oltre a dare una luce brillante al progetto, hanno reso possibile il coinvolgimento dei cittadini di Urzulei che si sentono parte di uno sguardo comune.
Confronto, condivisione e cooperazione sono alla base dello svolgimento del mio compito.

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Amministrative 2020, il verdetto delle urne

di Claudia Carta.

Il nuovo scenario politico sul territorio diocesano a seguito delle elezioni amministrative dello scorso 25 e 26 ottobre

Rinnovi e conferme. Attestati di fiducia sulla linea della continuità di mandato e capovolgimenti di fronte quasi a voler testimoniare la volontà di cambiare pagina e tracciare strade nuove.
È quanto emerge all’indomani delle elezioni amministrative che nelle giornate del 25 e 26 ottobre hanno chiamato alle urne gli elettori ogliastrini, e non solo, per il rinnovo dei Consigli comunali.
Elezioni sotto lo spettro del Coronavirus, fra mascherine, igienizzanti e distanziamento sociale che bene fa comprendere quale sarà il primo, fondamentale impegno da parte dei sindaci eletti e delle loro squadre di governo nei prossimi mesi.
Fra i 156 comuni della Sardegna interessati dal voto, 10 ricadono fra i confini del territorio diocesano: Arzana, Elini, Gairo, Ilbono, Loceri, Sadali, Seulo, Urzulei, Ussassai, Villaputzu. Anche Talana avrebbe dovuto rinnovare il proprio Consiglio comunale, ma non è stata presentata alcuna lista.
Alle 15, ora di chiusura dei seggi nella giornata del 26 ottobre, è stata del 59,58% l’affluenza definitiva nell’Isola.
Alle pendici del Monte Idolo, è l’ex consigliere di Forza Italia, Angelo Stochino, che guadagna lo scranno di primo cittadino nella lotta solitaria contro il quorum: sua, infatti, l’unica lista in corsa. Una percentuale di votanti che ad Arzana ha raggiunto il 64.59%, con 1202 voti validi.
Alta anche l’affluenza nel piccolo centro di Elini (77,38% rispetto alle precedenti elezioni dove si era raggiunto il 65,74%), che con 258 voti a favore fa tornare negli uffici di via Pompei un volto noto, quello di Vitale Pili, già sindaco del paese, che ha avuto la meglio su Maria Rosaria Melis (116 voti), appoggiata anche da Rosalba Deiana, sindaca uscente.
Nella Valle del Pardu, a Gairo, a fronte di un’affluenza del 68,82% (contro il 66,07 della precedente tornata elettorale) è il giovane Sergio Lorrai a raccogliere il mandato di primo cittadino, forte di 509 voti, nella sfida difficile e tutt’altro che scontata con un altro ex, Roberto Marceddu, che di voti ne ha recuperato 389. Un 56,68% di preferenze che consacra il vicesindaco uscente (esponente della giunta guidata da Franco Piras) nuovo leader dell’amministrazione gairese, fra continuità e nuovo slancio per programmare il prossimo quinquennio.
Elini, paese dell’olio, racconta di una percentuale di affluenza del 66,07% e consegna la vittoria al prof Giampietro Murru: con 704 voti è il sindaco eletto, lasciando un giovanissimo e determinato avversario, Rocco Cerina, 28 anni appena e consigliere di maggioranza uscente, a quota 586.
Strappa il quorum anche Loceri nella gara in solitaria di Gianfranco Lecca, imprenditore agricolo di 65 anni. Affluenza in calo rispetto alle precedenti votazioni (60,19% contro il 71,90%), ma ampiamente sufficiente a decretare il capo dell’esecutivo locerese per gli anni a venire con 613 voti validi.
Sulla linea della continuità prosegue il lavoro finora svolto il sindaco Ennio Arba che a Urzulei raccoglie il plauso del suo elettorato per il secondo mandato consecutivo, imponendosi sulla sua antagonista, Battistina Mesina, per 420 voti a 381, il 52,43% delle preferenze con un’affluenza alle urne significativa (75,37%) seppure inferiore alla precedente (82,91%).
Da Gorropu al paese delle mele, Ussassai. Qui è un figlio d’arte a raccogliere lo scettro di guida politica del paese, Francesco Usai, di 52 anni (figlio di Ugo), pronto a mettere nero su bianco punti programmatici concreti e di impatto immediato che possano rivitalizzare il centro ogliastrino, fra turismo e ambiente. Usai arriva dopo tre mandati del suo predecessore Giannino Deplano.
La mappa del voto ci porta oltre provincia, sconfinando in quella del Sud Sardegna per arrivare a Sadali. Nel centro rinomato per sorgenti e cascate, sono gli elettori a determinare la piena di voti, con un’affluenza del 78,55%, di gran lunga superiore al turno elettorale del quinquennio precedente, dove la percentuale si era fermata al 52,87%. Primo cittadino in rosa, nel paese di San Valentino martire: è infatti Barbara Laconi – guida turistica di 45 anni, prima esperienza politica come la maggior parte dei consiglieri eletti con la sua lista – a indossare la fascia tricolore con appena due voti di scarto rispetto al suo avversario Andrea Meloni.
Riconferma, invece, a Seulo, per il sindaco uscente Enrico Murgia, funzionario regionale a capo della lista unica Seulo 2.0 – Tradizione e Innovazione, che rispetto alla precedente compagine governativa, ha rinnovato di sei decimi i suoi candidati. Quorum raggiunto, con un’affluenza che si è attestata al 61,54% e 419 voti validi.
Dalla Barbagia al Sarrabus per l’iterazione di un altro mandato amministrativo, quello di Sandro Porcu a Villaputzu. Risultato sostanzialmente plebiscitario: 2.136 voti contro i 742 dell’avversario Stefano Pili, a capo della lista Villaputzu Futura (74,22% contro il 25,78%), e un’affluenza del 61, 28%, poco al di sotto delle precedenti elezioni (64,45%).
Rimane l’amarezza per la mancata presentazione di liste elettorali nel centro ogliastrino di Talana, dove la Giunta Regionale ha provveduto a nominare il commissario straordinario nella persona della dottoressa Agnese Virdis, cui spetta il compito di reggere l’amministrazione del comune fino al primo termine utile per le elezioni.

Costa e paesaggio

Ambiente: in Sardegna persi oltre 100 km di costa in 40 anni

di Franca Mulas.

L’intervista all’Assessore regionale all’Ambiente Gianni Lampis sulla situazione ambientale e paesaggistica dell’Isola e sui progetti per contrastare i danni legati ai cambiamenti climatici

Se è vero che la quarantena ha avuto per via del Coronavirus conseguenze positive per l’ambiente della Sardegna, non significa che le problematiche su questo versante si siano dissolte. Fra i tanti problemi che attanagliano l’ambiente non è certo scomparso, per esempio, quello innescato dal cambiamento climatico, che intacca ed erode già da tempo le coste sarde. Per questo motivo le spiagge e gli arenili più suggestivi della Sardegna rischiano di essere in un futuro non molto lontano solo un bel ricordo. Al fenomeno che avanza, si aggiunge anche la mano dell’uomo, che non apporta certo benefici al sistema costiero. Un bel cocktail esplosivo che, se non arginato per tempo, potrebbe non solo far sparire spiagge e località da sogno, ma anche portar via opportunità economiche per molti sardi che vivono grazie al turismo. Da uno studio organizzato dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) nel 2005, emerge come durante gli ultimi 40-50 anni la Sardegna abbia perso superfici di spiaggia lungo circa 107 chilometri di costa. Sulle azioni da intraprendere per arginare gli effetti del cambiamento climatico e su altre tematiche ambientali abbiamo sentito Gianni Lampis, assessore regionale all’Ambiente.

Quali sono le principali emergenze ambientali che riguardano la Sardegna?

L’Isola risentirà sempre più degli effetti del cambiamento climatico, per cui è necessario dotarsi di strumenti e strutture efficaci. Nel 2019 è stata adottata la strategia di adattamento ai cambiamenti climatici, riconosciuta su scala nazionale, le cui azioni sono rivolte anche a contrastare il fenomeno dell’erosione costiera, quello degli incendi, legato anch’esso a fattori climatici, e altre calamità, come il dissesto idrogeologico. Nei prossimi anni la Regione lavorerà per portare la strategia a piena attuazione e per questo abbiamo individuato accordi con gli Enti Locali, modalità per potenziare le strutture tecniche e gli strumenti disponibili.

Per contrastare il cambiamento climatico è necessario tener conto anche dell’aspetto energetico.

È un tema chiave per il benessere dell’ambiente. È necessario passare a un nuovo modello energetico che punti alla promozione delle fonti rinnovabili e che concili la necessità di abbattere le emissioni di anidride carbonica con quella di tutela dell’ambiente e del paesaggio della Sardegna. Occorre sostenere tutte le azioni finalizzate al risparmio energetico e quelle volte a una diffusione capillare di piccoli impianti sostenibili per la produzione di energia.

Vi è il problema dei siti inquinati?

Sì. Stiamo mettendo in campo progetti di bonifica o messa in sicurezza territoriale delle aree colpite al fine di salvaguardare la salute dei cittadini e dell’ambiente, per creare occasioni di sviluppo sostenibile.

In che modo l’Assessorato all’Ambiente sta cercando di portare avanti la valorizzazione del territorio e la sua tutela?

Ci sono diverse modalità: in primo luogo con una politica attiva di sostegno alle aree protette della Regione, costituite dai parchi nazionali e regionali, dalle aree marine protette, dai monumenti naturali e dai siti di Rete Natura 2000. A breve sarà istituita con Decreto Ministeriale l’Area Marina di Capo Spartivento nel comune di Domus de Maria. L’attività di valorizzazione dell’ambiente si concretizza tramite linee di finanziamento provenienti dall’Unione Europea e dalla Regione, volte a tutelare la biodiversità, come, per esempio, la sistemazione di passerelle per evitare il calpestio delle dune o l’eradicazione di specie invasive; la creazione di sentieri naturalistici, utili per la valorizzazione e la fruizione del patrimonio ambientale. Per questi progetti sono stati stanziati sia finanziamenti del Por Fesr 2014-2020, ossia del Fondo europeo di sviluppo regionale, sia fondi del bilancio regionale.

Avete come riferimento anche l’Agenda 2030 dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile?

Certamente. Si tratta di un programma d’azione per le persone, il pianeta, e la prosperità sottoscritto nel 2015 dai governi membri. In riferimento all’Agenda 2030, la Sardegna è impegnata nell’ambito dello sviluppo sostenibile anche attraverso il cosiddetto Programma Regionale di Sviluppo, le cui politiche devono contemplare aspetti importanti quali la vita umana, quella del pianeta, la salute e il benessere delle persone, l’istruzione di qualità. Il tutto ha lo scopo di garantire crescita economica, lavoro dignitoso, e ovviamente la lotta ai cambiamenti climatici. Tutelare l’ambiente significa tener conto della complessità delle dinamiche d’uso del territorio e delle interrelazioni tra le sfere ambientali, sociali ed economiche, mettendo a valore le risorse identitarie delle nostre comunità. Come assessorato stiamo coordinando un gruppo di lavoro composto da tutti gli assessorati e dalle agenzie regionali. Il gruppo sta ultimando un documento preliminare della strategia regionale per lo sviluppo sostenibile. Una volta concluso, esso costituirà la base per attivare tutte le istituzioni locali, la società civile, il mondo dell’associazionismo, la scuola e le università, e tutti i soggetti che vorranno collaborare ad arricchire la strategia.

Il periodo del lockdown ha portato vantaggi all’ambiente?

Durante questo periodo i sistemi automatici di monitoraggio della qualità dell’aria hanno riscontrato una significativa riduzione della concentrazione di quasi tutti gli inquinanti. A beneficiarne sono stati soprattutto i centri urbani che hanno visto diminuire la concentrazione degli inquinanti associati alle emissioni dei gas di scarico dei veicoli. Del lockdown ne hanno tratto giovamento la natura e le specie faunistiche, che hanno potuto godere di un periodo di tranquillità probabilmente irripetibile. Non dobbiamo scordare che, a fronte di un segnale positivo, il lockdown ha generato ripercussioni tremende sull’economia e sulla società. L’esperienza di questi mesi credo, comunque, possa essere utile per una riflessione sulla sostenibilità del nostro tenore di vita e sui necessari correttivi da attuare.

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Seminario regionale, si riparte con gioia

di Leonardo Piras.

Lo scorso 30 settembre i seminaristi della Sardegna hanno ripreso le loro attività dopo sei mesi di assenza dovuta all’emergenza sanitaria. Tra loro anche i nostri ragazzi ogliastrini: Antonio, Paolo e Francesco

Quando, nel numero di gennaio de L’Ogliastra, il seminarista Antonio Carta ci aveva condotto, in forma di diario, in una sorta di “visita virtuale” nella vita del Seminario Regionale di Cagliari, mai avremmo immaginato che la nostra quotidianità si sarebbe, di lì a poco, ribaltata con sconvolgente rapidità.
Così come gran parte delle grandi comunità, a inizio marzo, anche i 52 seminaristi hanno dovuto lasciare Cagliari e fare ritorno nelle loro case per fronteggiare l’emergenza coronavirus.
Dopo bene sei mesi di assenza, lo scorso 30 settembre, i 49 seminaristi del Seminario Regionale hanno ripreso le attività formative in presenza. Inutile dire che l’attività non si è fermata nemmeno nei mesi di lockdown. I ragazzi hanno, infatti, collaborato, nelle modalità e nelle forme consentite, con i loro parroci per animare le diverse comunità in una stagione inedita anche per la vita delle comunità ecclesiali. Nonostante le varie difficoltà, il dialogo formativo non si è fermato. Grazie alla potenza dei moderni mezzi di comunicazione, seminaristi ed equipe hanno proseguito un dialogo a distanza in modo da non interrompere il contatto e il cammino annuale.
Il rientro del 30 è stato preceduto dal momento forte degli esercizi spirituali. Durante l’ultima settimana di settembre i seminaristi, divisi per gruppi, hanno vissuto sei giorni di raccoglimento e meditazione prima di riprendere il cammino comunitario.
A guidare questa realtà così impegnativa e variegata, sia per provenienze che per età, è il rettore, don Antonio Mura, affiancato da tre animatori e un direttore spirituale residenziale, oltre che da alcuni sacerdoti che si rendono disponibili per seguire il percorso spirituale dei seminaristi. Una presenza materna e discreta è rappresentata, inoltre, dalle tre religiose Figlie di San Giuseppe, che da numerosissimi anni abitano la casa del Seminario e la arricchiscono col loro carisma.
Il Santo Padre Francesco, incontrando la comunità del Pontificio Seminario Regionale Sardo nel novantesimo di fondazione ha così delineato l’identità e il ruolo del seminario. Affermava il Pontefice in quell’occasione: «Il Seminario – prima e più ancora che un’istituzione funzionale all’acquisizione di competenze teologiche e pastorali e luogo di vita comune e di studio – è una vera e propria esperienza ecclesiale, una singolare comunità di discepoli missionari, chiamati a seguire da vicino il Signore Gesù, a stare con lui giorno e notte».
Conoscere la realtà del Seminario può aiutarci nella preghiera e nella vicinanza spirituale a questa realtà, cuore pulsante della Chiesa Sarda che dal ’72 ha formato 23 sacerdoti per la Chiesa ogliastrina.
In secondo luogo, tale occasione può interpellare il nostro modo di testimoniare l’esperienza di fede. Anche noi, nelle nostre comunità parrocchiali e aggregazioni laicali, possiamo essere veri e propri animatori vocazionali. Se i nostri giovani vedranno sui nostri volti l’entusiasmo e la trepidazione di chi si è lasciato incontrare dalla persona di Gesù e da lui rinnovare il cuore, attirati dal nostro esempio, desidereranno anche loro sperimentare la gioia di questo incontro. Così anche noi contribuiremo a fare bello il volto della Chiesa.
Con Antonio, Paolo e Francesco anche un pezzo d’Ogliastra è in Seminario. A loro e ai loro compagni auguriamo di fare bello il volto della Chiesa con la loro testimonianza e il loro gioioso impegno. A loro la gratitudine grande della Chiesa diocesana per il loro che ci auguriamo essere sempre più consapevole e pieno. Buon anno!

Ulassai

Sardinia E-motion: quando la natura regala emozioni

di Federico Usai.
Nasce nel 2013 dall’idea di due giovani fratelli ogliastrini, Simone e Giulia Depau. Sin da subito gli si affianca una terza figura, Annalisa Ortu (compagna di Simone) per aiutarli nelle collaborazioni e nella realizzazione di progetti e idee; i tre costituiscono l’animo pulsante di questa realtà innovativa, professionale e locale, nata anche grazie al finanziamento di idee d’impresa “Promuovidea – Por Fse Sardegna 2007-2013”.
Escursioni e noleggio e-bike ed e-mtb che permettono di promuovere e far conoscere le bellezze naturalistiche, paesaggistiche ed enogastronomiche dell’Ogliastra attraverso una nuova modalitàdi esperienza turistica. L’idea di base è sempre stata quella di valorizzare e promuovere il turismo lento, sostenibile e responsabile in Ogliastra, partendo dalla semplice promozione del trekking lungo i sentieri più disparati del territorio. Hanno preso come base Ulassai, piccolo borgo pittoresco arrancato alle pendici dei maestosi Tacchi, per poi muoversi verso ogni localitàsuggestiva che vada a rievocare le tipicità e l’autenticitàdella Sardegna. E nonostante le salite scoscese e i nostrani percorsi di viabilitàche regnano in questa provincia, sono riusciti a dare luogo a una vera e propria esperienza all’aria aperta, spaziando dai siti archeologici ai centri d’arte, dai borghi montani a quelli costieri, dalla natura incontaminata alla cucina più variegata e salutare, il tutto attraverso l’attivitàmotoria. Fino ad arrivare allo sviluppo e all’utilizzo di percorsi ad hoc ideali per le escursioni in ebike e emountain bike.
I tre giovani sono professionisti del settore, regolarmente iscritti agli albi di guide turistiche, escursionistiche e ambientali che hanno fatto della propria terra un vero e proprio trampolino di lancio del turismo attivo in Sardegna. Tre giovani e un sogno nel cassetto che piano piano sta divenendo realtà. La bicicletta come mezzo perfetto per entrare nel contesto in modo delicato e rispettoso. Le loro attivitàsono esclusivamente outdoor e le loro modalitàvariano dalla camminata alla e-bike, a seconda delle preferenze.
Disponibili a una personalizzazione dei loro tour, offrono anche un servizio di consulenza per ideare e costruire dei percorsi ideati a seconda delle esigenze e delle preferenze. Negli ultimi anni hanno avuto modo di collaborare con diverse realtàturistiche e imprenditoriali del territorio ogliastrino, regionale e internazionale, grazie alla loro disponibilità adialogare con partnership locali e a creare percorsi e modalitàideali per ogni tipologia di ambiente e utente.
L’obiettivo? Conoscere e far conoscere l’entroterra sardo. Dopo anni di pianificazione, gestione e duro lavoro imprenditoriale, ora sono una realtàturistica, escursionistica e aziendale affermata e realizzata su tutto il territorio regionale.
Tra le tante escursioni possibili, c’è il tour del Museo a cielo aperto Maria Lai. Un percorso itinerante lungo il borgo di Ulassai e il territorio limitrofo, con la possibilitàdi effettuarlo a piedi o in e-bike. Sono i precursori di questo ammaliante tour nell’arte e nella natura più autentica e rigogliosa. Lo stesso curiosare tra i loro profili social e il sito web significa immergersi virtualmente in quella variegata realtàche vivono ogni giorno tra una pedalata e una passeggiata. È sufficiente andare sul link [https://bit.ly/2YRbv21] per scoprire uno dei prossimi tour personalizzati e semi-itinerante tra i piccoli borghi montani dei Tacchi d’Ogliastra. Un’esperienza che riporta a una dimensione più lenta della vita, camminando a ritmo dolce e cadenzato, dove trova spazio uno sguardo più attento e consapevole di ciò che ci circonda. Il contesto in cui si svolgerà la traversata è davvero spettacolare: paesaggi in cui il verde delle colline si fonde e si confonde con l’azzurro del cielo, dove boschi di leccio si intrecciano con i bianchi anfratti calcarei e la colorata macchia mediterranea. Si attraverseranno piccoli centri che sopravvivono imperterriti a un mondo veloce e frenetico, dove ancora è possibile trovare uno spirito di comunitàe un’accoglienza genuina.
Ma non solo: è qui tra queste montagne, che si trova il segreto della longevità. L’Ogliastra è una delle cinque regioni al mondo identificate come Blue zone, luoghi in cui l’aspettativa di vita è più alta rispetto alla media mondiale. Gli itinerari sono stati ideati per vivere nella maniera più autentica, salutare e funzionale la natura e la cultura che regna in Ogliastra.
Escursioni, quelle che Sardinia E-motion vuole offrire, che creano un’esperienza autentica, sospesa fra natura incontaminata, tradizioni secolari e leggende curiose. Emozione da scoprire e da vivere.