In breve:

Fatti

Evange

Un giovane prete per una giovane comunità

di Augusta Cabras.

43 anni appena compiuti, don Evangelista Tolu, originario di Orune, è dal mese di ottobre del 2021 parroco della Parrocchia Nostra Signora di Monserrato a Girasole, nella Diocesi di Lanusei. Ordinato sacerdote il 22 aprile del 2018 nella giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, è tra i sacerdoti più giovani della diocesi. Don Evangelista – nel nome una missione – colpisce subito per la sua grinta e il suo entusiasmo, il suo stare tra le persone, il suo fare, il suo sguardo a Cristo e alla gente.

Uniti nel dono

Uniti nel dono. La nuova campagna di promozione delle offerte 8xmille.

Insieme ai suoi parrocchiani è il cuore pulsante di una nuova struttura finanziata con i fondi 8×1000 della Chiesa Cattolica, con le risorse della Diocesi e della Parrocchia per un ammontare di 927.000 euro, che a breve verrà aperta, dopo 5 anni di lavoro. «Con l’insediamento di Mons. Antonello Mura e con la perseveranza di don Mariano Solinas, parroco che mi ha preceduto – spiega don Evangelista Tolu – si è voluto progettare questa nuova struttura a Girasole, in quanto la Parrocchia Nostra Signora di Monserrato era priva di strutture per la catechesi, per l’oratorio, per le altre iniziative culturali e non disponeva dell’alloggio parrocchiale. Da sempre, infatti, è stata dipendente da altre parrocchie. La scelta della Diocesi è stata determinante nell’ottica della pastorale catechetica, giovanile, sociale e del lavoro, della pastorale culturale, della famiglia con la vicinanza ai malati e soprattutto per creare davvero comunità nel paese di Girasole».

Il paese costiero è uno dei paesi dell’Ogliastra in controtendenza, per la crescita della natalità e l’incremento demografico, determinato anche dalle giovani coppie che vi si trasferiscono. E la Parrocchia, guidata con amore ed entusiasmo da don Evangelista, è il centro vitale di una comunità in cammino e in crescita, punto di riferimento dei bambini e dei ragazzi, delle famiglie, degli ammalati, delle persone in difficoltà e di chi può mettersi a servizio, promuovendo la condivisione e la solidarietà. Grazie anche alla presenza di questa nuova struttura la parrocchia offrirà sempre di più opportunità che permetteranno il rafforzamento di questo tessuto comunitario.

La struttura serve quindi per le attività di catechesi, per la preparazione ai sacramenti, per la pastorale della famiglia, per la pastorale culturale e per quella giovanile grazie anche alla disponibilità di un salone parrocchiale e di un oratorio. Questo percorso di conoscenza delle famiglie, con un’attenzione speciale agli ammalati, agli anziani quali risorsa preziosa per tutta la comunità, di apertura ai bambini e ai giovani con iniziative educative legate alla legalità, al rispetto di sé e del prossimo, al rispetto delle diversità e all’attenzione per l’ambiente, sono già state avviate e rafforzate in questi ultimi anni, rallentate ma non sospese neanche nel periodo più critico della pandemia. «La presenza di questo nuovo spazio aggregativo e polifunzionale permette alla comunità di Girasole di continuare su questo percorso di crescita – continua don Evangelista – alla luce di Nostro Signore Gesù Cristo».

Come donare. Le offerte sono deducibili.

Come donare. Le offerte sono deducibili.

Turismo religioso

Cammini turistici e senso ecclesiale

Lo scorso 20 gennaio Chiesa Sarda e Regione Sardegna hanno siglato un protocollo di intesa per la valorizzazione e la promozione dei cammini religiosi per il rilancio del turismo religioso e culturale

Prende sempre più piede l’idea che quello del turismo religioso sia, è il caso di dirlo, la strada giusta da percorrere. Sarà per la conformazione di un territorio che si snoda tra paesaggi naturalistici di indiscutibile bellezza e fascino, sarà per le radici storiche, culturali e tradizionali delle comunità, sarà per la profonda devozione che accompagna da sempre la vita e l’esempio dei Santi. E forse sarà anche per quella innata e misteriosa ricerca di senso, di pienezza, di se stessi, fuori dal chiasso e dalle mille voci quotidiane, desiderosi di silenzio, di pace, di freschezza.

Valorizzare e promuovere il turismo culturale e religioso diventa dunque una sfida da giocare e vincere insieme. Regione Sardegna e Chiesa sarda ci credono. E sedute attorno a un tavolo lo scorso 20 gennaio, hanno gettato le basi di un progetto che concretamente possa costituire una autentica opportunità di crescita. Una firma storica, su un protocollo di intesa che rafforza la collaborazione tra le parti e che intende promuovere i cammini di valenza religiosa, le destinazioni di pellegrinaggio, i luoghi dello spirito e, più in generale, tutte le manifestazioni di carattere nazionale o internazionale sul tema del turismo culturale-religioso.

Le firme. Sono quelle del vescovo Antonello Mura, Presidente della Conferenza Episcopale Sarda e di Gianni Chessa, Assessore regionale del Turismo. «La Chiesa sarda – ha spiegato monsignor Mura – intende incoraggiare e accompagnare la valorizzazione delle vie percorse nel tempo dai pellegrini e segnate da una profonda radice cristiana e identitaria, favorendo un nuovo processo di crescita umana, cristiana e culturale-sociale».

Il documento stabilisce, in particolare, che le iniziative e i progetti rientranti in questa collaborazione fanno parte di una più ampia e condivisa strategia di promozione istituzionale del territorio regionale e delle sue eccellenze, da mettere in atto anche attraverso il coinvolgimento della Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna.

Percorsi mirati di formazione, inoltre, consentiranno alle singole Diocesi di acquisire le necessarie e opportune competenze umane e professionali affinché possa essere garantita al progetto una offerta qualificata e autentica sugli aspetti attinenti la religiosità e spiritualità. Le singole Diocesi, da parte loro, saranno chiamate a indicare figure specializzate con il coordinamento decisivo e deliberante della Conferenza Episcopale Sarda. Non semplici guide turistiche, ma figure in grado di interagire, accogliere, affiancare e supportare operatori di questo importante segmento turismo che vede coinvolta la maggior parte dei comuni dell’Isola. (c.c.)

Preventorio

Arzana. Pezzi di preventorio

di Claudia Carta.

Era il 6 giugno 2007. Al prezzo simbolico di un euro, l’Assessorato regionale degli Enti locali, servizio demanio e patrimonio cede all’amministrazione comunale arzanese l’edificio che ospitava l’ex Preventorio regionale antitubercolare.
Un passaggio reso possibile grazie a una delibera dell’allora assessore regionale, Gian Valerio Sanna, che prevedeva l’alienazione dei beni dimessi della Regione a favore dei Comuni, per destinarli ad attività di carattere sociale, culturale e di volontariato, nonché alla creazione di strutture sanitarie al servizio della popolazione.
Storia gloriosa, quella dello stabile sorto oltre un secolo fa, nel 1911, punto di riferimento strategico per la cura dei malati di tubercolosi provenienti da tutta l’Isola: duecento i posti letto per accogliere i degenti, grandi e piccoli, tanto che nel 1954 viene ribattezzato preventorio antitubercolare regionale.
La gloria della struttura va poi scemando, di pari passo con il dileguarsi della malattia. Personale sanitario trasferito dove c’è più bisogno e cartello “chiuso per cessata attività” che compare nel 1984.
Pioggia, vento, sole cocente hanno sferzato impietosi l’edificio di via Monsignor Virgilio, ad Arzana, in questi restanti 38 anni, facendolo venir giù un pezzo alla volta. Proposte di riqualificazione e nuovi progetti sono rimasti sulla carta, avviluppati da burocrazia e mancanza di fondi. Ma non c’è amministrazione, ai piedi del Monte Idolo, che non si ponga il problema. Un problema di oltre 30mila metri cubi. E il PNRR non dà tutte le risposte.

Ne abbiamo parlato con Angelo Stochino, sindaco di Arzana.
Su L’Ogliastra di febbraio l’intervista integrale…

Policoro Assisi

Progetto Policoro: il coraggio di fare (l’) impresa

di Serenella Usai.

Si è concluso il 5 dicembre scorso ad Assisi il 40° Corso di formazione nazionale del Progetto Policoro, giunto al suo 26° anno di vita, con lo slogan “#mi sta a cuore”. Coinvolte circa 130 diocesi di tutt’Italia e oltre 180 Animatori di comunità, di cui 12 provenienti dalla Sardegna

Il Progetto Policoro nasce da un’illuminazione della Chiesa italiana per sostenere e formare i giovani che si affacciano al mondo del lavoro. Dà loro, infatti, gli strumenti necessari per leggere e capire al meglio il territorio che li ospita in modo tale da coglierne le specificità e sulla base di esse creare un progetto di sviluppo del e per il territorio che porti con sé una crescita personale ed economica del giovane stesso.

Quattro giorni di intenso lavoro e di profonde emozioni. La figura di riferimento e di accompagnamento è stata, e sarà per quest’anno formativo, quella di don Lorenzo Milani, illustre rappresentante della Chiesa e dell’educazione dei giovani, soprattutto i più bisognosi. Il suo motto “I care” (che tradotto significa “mi riguarda”, “mi sta a cuore”) è stato appunto ripreso per la formazione del 2022.

Le giornate sono state scandite dalla preghiera, dalla riflessione e dai lavori di gruppo. Questi hanno permesso di approfondire la conoscenza dei nostri compagni di viaggio che fino a questo incontro in presenza (il primo dopo quasi due anni di pandemia!) sono stati solo delle semplici figurine dietro a un computer. L’argomento formativo dei lavori di gruppo è stato ispirato dell’opera dell’autore cileno Luis Sepulveda: La gabbianella e il gatto che le insegnò a volare.

A conclusione di questi fruttuosi giorni, la consegna di fine mandato per gli Adc (animatori di comunità) del III anno, tra le quali Valentina Pani per la diocesi di Lanusei.

Formazione particolarmente significativa anche per la ripresa delle attività del progetto a livello diocesano. Il progetto Policoro ha messo radici nel nostro territorio già da qualche tempo. Si sono avvicendati nel ruolo di animatori di comunità Andrea Corrias, Fabiana Carta, Valentina Pani e, da ultimo, Serenella Usai, animatrice in carica al suo II anno. Ma questo percorso non termina qui, infatti a breve la nostra diocesi, come anche quella di Nuoro, pubblicherà il bando per la ricerca di un nuovo animatore/borsista che, accompagnato dall’animatrice uscente, intraprenderà un percorso di crescita personale e territoriale.

Il Progetto Policoro è un mondo aperto a tutti i giovani. Ricordiamo infatti che tra tutti i servizi offerti, la nostra diocesi ha messo a disposizione uno sportello informativo dove è possibile recarsi personalmente (nel rispetto di tutte le normative anti-Covid vigenti al momento), tutti i sabato mattina dalle 09:30 alle 12:30, nella sede Caritas di Tortoli in Via Mons. Virgilio, 108, o su appuntamento, tramite le pagine Facebook e Instragram.

Qui i nostri giovani possono ricevere informazioni di vario genere: dal semplice sostegno alla redazione del curriculum vitae, passando per il sostegno nella ricerca di lavoro nel territorio, fino all’accompagnamento nella creazione dei così detti “gesti concreti” (ne è un recente esempio la nuova libreria Ogliastra, sita a Lanusei al piano terra dell’oratorio interparrocchiale Amoris Laetitia) e cioè nella creazione di impresa.

 

San Giorgio

A Osini San Giorgio è uno di famiglia

di Mariapaola Piras.

Uno dei preparativi per i festeggiamenti in onore di San Giorgio Vescovo di Suelli consisteva nel cospargere il pavimento della chiesetta campestre con dei rametti di rosmarino; capita quindi, talvolta, che un pasto appena speziato risvegli sensazioni proprie di quelle giornate tanto care a noi osinesi.

Tanto care perché la festa di San Giorgio è un momento speciale dell’anno, come il Natale o la Pasqua, ma più esclusivo: la festa di San Giorgio è una festa osinese, la sentiamo nostra, con una gelosia magari inopportuna, ma forte e genuina. San Giorgio è uno di famiglia e ha la capacità, come nient’altro, di far sentire il paese intero una famiglia.

La festa si svolge nel fine settimana più vicino al 23 aprile, dal venerdì alla domenica, secondo un rituale consolidato nel corso degli anni.

Il venerdì pomeriggio, la statua viene accompagnata fino alla chiesa campestre a lui dedicata, e la domenica pomeriggio viene riportata alla chiesa parrocchiale di San Giuseppe, dove viene custodita per il resto dell’anno. Il simulacro del Santo, solitamente, viene trasportato a spalla dagli uomini del paese, più raramente è stato utilizzato un carro trainato da dei buoi.

Le due processioni, molto sentite, sono precedute dai fragorosi scoppi de is coetus, e scandite dal rosario cantato in sardo, alternato a ogni decina al suono delle tradizionali launeddas. Talvolta, ad arricchire di colori la lunga teoria di fedeli, oltre agli stendardi con immagini religiose sorretti dalle donne del paese, partecipano alla processione anche gruppi folkloristici dei paesi limitrofi.

I bambini amano precedere la processione e attenderne l’arrivo magari dietro una curva, provando a indovinare, dai suoni e dalle preghiere che si diffondono nell’aria, il momento in cui la statua del Santo comparirà davanti alla loro vista.

In particolare, la processione del venerdì vede sempre una nutrita partecipazione e diventa l’occasione, per tutti quegli osinesi che vivono lontani dal paese natale, di tornare ad assaporare questa atmosfera unica. A poche centinaia di metri dall’abitato, all’ombra dei lecci che costeggiano la strada e nascondono, a tratti, le montagne circostanti, si entra in una piccola strada che, dopo qualche decina di metri di asfalto, si trasforma in un suggestivo lastricato di pietre chiare. Di colpo gli occhi dei fedeli, attraverso i rami dei ciliegi, possono respirare l’ampio e suggestivo panorama della valle del rio Pardu; e ancora, sul dolce pendio della montagna, si scorge a un tratto l’arco in pietra, appesantito e segnato dall’età, ma allo stesso tempo antico testimone del passaggio di innumerevoli generazioni di fedeli. Attraverso l’arco si accede all’area circostante la chiesa, fatta di verdi prati, lunghe tavolate, un grande spiazzo circolare in cemento in cui la gente, terminate le funzioni religiose, accompagnata dal suono della fisarmonica, si concede qualche ballo sardo.

La presenza, viva e tangibile, del Santo nella storia della comunità è senza ombra di dubbio l’elemento fondante e costitutivo del forte legame di Osini e della sua gente con il Vescovo di Suelli.

Giorgio, nato a Cagliari alla fine del XI secolo, in una famiglia di servi della gleba di una nobildonna, ottenne da questa la libertà per dedicarsi alla carriera ecclesiastica. Già all’età di ventidue anni divenne vescovo di Suelli. Nel territorio della diocesi ricadeva anche la comunità di Osini e il resto dell’Ogliastra. Durante una visita pastorale, il Santo lasciò tanti e tali segni in tutto il territorio che nemmeno il trascorrere del tempo è riuscito a offuscarne il ricordo.

Sono ricordati i miracoli a lui attribuiti a Lotzorai, dove resuscitò un ragazzo, e a Urzulei, dove restituì la vista a un cieco.

Per quanto riguarda Osini, la narrazione di come – sensibile alle difficoltà a cui i viaggiatori andavano incontro nel viaggio tra l’Ogliastra e la sede diocesana, a causa della presenza delle imponenti montagne che complicavano il percorso – con le sue preghiere abbia ottenuto la miracolosa apertura di un passaggio tra le ripide pareti di Taccu, è vivida nella tradizione della comunità.

Tra l’altro, il fatto che questo passaggio, il cosiddetto Passo (o scala) di San Giorgio, sia anche uno degli elementi di risalto nel ricco quadro di bellezze naturali e paesaggistiche del paese, punto di partenza per chi poi voglia visitare la montagna che da lì si espande, ha senza dubbio contribuito a rafforzare la sua importanza per gli osinesi.

Come questa strada, che il Santo ha voluto lasciare in dono al popolo ogliastrino al fine di poterne alleggerirne il faticoso cammino, ancora oggi è chiaro segno della sua carità, così la sua figura rimane un punto di riferimento e di conforto per tutta la comunità di Osini. È tale anche per quegli osinesi che, allontanati dalle necessità del lavoro, ricordano con un affetto raro il loro paese d’origine, e ogni anno, in aprile, dentro di loro riservano un affettuoso e nostalgico pensiero per la festa di San Giorgio.

Piseddu

Auguri, Mons. Piseddu!

di Pietro Sabatini.
In occasione dei 40 anni di ministero episcopale, il clero ogliastrino insieme al vescovo Antonello si è recato in vista ad Antioco Piseddu, vescovo emerito della Diocesi di Lanusei. 

L’8 novembre 1981, nella chiesa di Sant’Anna, a Cagliari, il cardinale Sebastiano Baggio ordinava vescovo il sacerdote del clero cagliaritano Antioco Piseddu. Di lì a breve avrebbe fatto l’ingresso nella Diocesi di Lanusei, per essere il suo pastore e la sua guida durante 33 anni di intenso ministero episcopale. Da quel giorno sono passati 40 anni, che per un vescovo sono un traguardo abbastanza raro, un lungo tempo di fatica e di lavoro, portando sulle spalle la responsabilità di guidare una presbiterio e un comunità cristiana.

Il 1 dicembre scorso, nel Seminario regionale sardo, una trentina di sacerdoti e diaconi dell’Ogliastra, insieme con il vescovo Antonello, hanno voluto trascorrere una mattinata insieme al vescovo emerito, ormai ottantacinquenne, per esprimergli la gioia e le congratulazioni di tutta l’Ogliastra e, ancora una volta, il ringraziamento del lavoro svolto per il bene di questa terra e di tutti i suoi abitanti.

Il passare degli anni ha sicuramente segnato il fisico di mons. Piseddu, ma non ha alterato la sua intelligenza e la sua capacità di pensiero. Durante la Messa – concelebrata con il vescovo Antonello, l’arcivescovo di Cagliari, mons. Giuseppe Baturi, i sacerdoti e i diaconi – è parso visibilmente commosso e stupito dal bellissimo momento. In quella cappella da lui pensata e realizzata, mentre era segretario della Conferenza Episcopale Sarda, il suo volto e le sue parole esprimevano una forte emozione e un profondo senso di gratitudine a Dio.

Durante l’omelia ha ribadito la grande gioia dello stare insieme, in nome di Dio e la bellezza di servire il Signore nella Chiesa. Il ricordo vivo della sua ordinazione episcopale, che ha segnato la sua vita e quella di tutti gli ogliastrini, è diventata l’occasione per una intensa riflessione sul valore della Chiesa e del lavoro apostolico, per la diffondere il Vangelo di Gesù nel mondo. Il suo ricordo dei 33 anni di permanenza in Ogliastra è diventato preghiera, per sentirsi ancora unito a tutti gli uomini e le donne delle nostre parrocchie che lui ha conosciuto e amato.

Al termine della Messa, il vescovo Antonello, a nome di tutto il presbiterio e di tutta la Chiesa ogliastrina, ha donato al festeggiato una processione dipinta da Antonio Corriga, che mons. Piseddu ha molto gradito. Conosciamo infatti la sua passione per l’arte, che racconta il Dio della bellezza, secondo il titolo della sua nota pastorale sul patrimonio artistico culturale della Chiesa. Dopo la messa ha donato a tutti i sacerdoti intervenuti, un suo volume, che racconta, con competenza, l’architettura e l’arte delle chiese di Cagliari.

Il clima di gioia e fraternità è proseguito con un momento conviviale, nell’Aula Magna del seminario. Il buffet è stato servito dai volontari dell’Unitalsi, con cui monsignor Piseddu ha sempre collaborato partecipando a tantissimi pellegrinaggi a Lourdes.

Tornando alle proprie parrocchie, nel cuore di tutti i sacerdoti è rimasta la gioia di quell’incontro con il loro anziano vescovo, che per tantissimi è stato lo strumento di Dio nella loro ordinazione diaconale e presbiterale. Ma anche mons. Piseddu è tornato a casa soddisfatto, perché la sua Chiesa non l’ha dimenticato, perché il suo faticoso lavoro non è stato speso invano, ma ha prodotto frutti di grazia e santità.

Le parole di Mons. Piseddu

«La vostra presenza, carissimi sacerdoti della diocesi di Lanusei, la tua, Ecc.za carissima mons. Mura, che hai voluto e organizzato questo incontro, e ogni vostro volto porta con sé ricordi e suggestioni profonde. Continuiamo ad affidarci a Maria, la nostra cara Madonna d’Ogliastra, chiedendo la sua intercessione insieme a quella di San Giorgio Vescovo».