I volti, le trame, la memoria: il viaggio di “Sàdili Antiga”
di Carla Porceddu.
La tenacia, la passione e la curiosità di un gruppo di donne sadalesi determinate a restituire qualcosa di autentico alla propria comunità
Siamo nate forse un po’ per caso, spinte dal desiderio di rivalsa contro lo stravolgimento disastroso di una tradizione che avrebbe dovuto, al contrario, risplendere nella sua semplicità e nella sua autenticità.
Il nostro percorso come Associazione Culturale e Folklorica Sàdili Antiga è iniziato nel 2017. Attraverso lo studio scrupoloso delle fonti, la mappatura del territorio e le interviste agli anziani, ci siamo immerse in una Sadali ormai dimenticata da molti, o forse mai davvero conosciuta. Ci siamo scontrate con la tendenza tipica degli anni ’80 e ’90: una corsa a un “tradizionalismo” che di autentico non aveva nulla e che ha diffuso abiti omologati e fatti a stampino. Scelte che purtroppo hanno alimentato in molti la presunzione che Sadali non potesse essere altro che anonima e uniforme.
Ciò che allora non si comprendeva, e che ancora oggi ad alcuni sfugge, è che Sadali e la sua gente racchiudono in realtà un mondo straordinario, uno scrigno custodito da San Valentino e abbracciato da cascate, ruscelli e insenature. Un mondo vissuto da personalità uniche che esprimevano la propria identità anche attraverso la cura dell’abito. Ecco perché la nostra ricerca si è concentrata fin da subito sul vestiario, sui costumi e sui modi di acconciare i capelli: perché un tempo tutto aveva una ragione, nulla era affidato al caso.
Per portare avanti un lavoro simile serve una passione viscerale, la voglia sincera di conoscere per nome chi è nato almeno un secolo prima di noi. Comprendere chi erano e immergersi nel loro vissuto permette di decifrare le dinamiche che li spingevano a indossare un determinato capo piuttosto che un altro. È affascinante scoprire come mai, in un piccolo paese dell’entroterra sardo segnato persino dal passaggio dei Romani, si indossasse su xiponi a buttu de carru e ad alitas, o perché le suocere regalassero su orrosariu de prata alle nuore per il matrimonio. Capire chi eravamo è indispensabile per comprendere chi possiamo essere oggi e per tramandare una tradizione che ci definisce.
La conoscenza unisce informazioni che prima parevano distanti. In questo si lega all’amore: entrambi abbattono le distanze. La passione ci porta ad amare la conoscenza, e la conoscenza ci insegna ad amare ciò che eravamo, rendendoci pienamente liberi attraverso la consapevolezza di noi stessi e di ciò che è giusto.
Il nostro viaggio è iniziato dall’unione di un gruppo di donne sadalesi determinate a restituire qualcosa di autentico alla propria comunità. Grazie a loro, Sadali ha riscoperto la propria verità e, con il tempo, i piccoli passi sono diventati grandi traguardi.
A quasi dieci anni da quel primo giorno, continuiamo a camminare con la consapevolezza che c’è ancora molta strada da fare. Nate come una piccola realtà, il nostro obiettivo iniziale era semplice ma profondo: riportare alla luce le fogge di un tempo, riscoprendo i tessuti, i colori e le usanze che definivano l’anima originale del nostro paese.
Con un attento lavoro di ricerca e confezione, abbiamo ridato vita a xiponis, unneddas, muccadoris e rubinus. Abbiamo ricreato gli abiti di Speranza, Virginia, Claudina e Raimonda, nostre compaesane vissute all’inizio del secolo scorso, e quelli maschili di Antonio, Priamo e Giuseppe, completi di bragas, carzoni a orroda e berrita.
Con il tempo, tuttavia, abbiamo avvertito l’esigenza di andare oltre la ricostruzione materiale. Ascoltando i ricordi degli anziani, abbiamo scoperto un patrimonio immateriale inestimabile. È lì che abbiamo compreso il nostro ruolo più autentico: diventare custodi e testimoni attivi delle nostre radici. Abbiamo imparato a cantare il Rosario e oggi accompagniamo con devozione e amore le festività di Santa Maria, Sant’Elena e San Valentino. La vicinanza alla nostra comunità parrocchiale ci ha sostenuto nel trovare una direzione chiara, arricchendo il nostro spirito e consolidando la nostra missione.
È così che ci siamo legate ad altre realtà affini, come il gruppo folk Sant’Antoni de su fogu della vicina Esterzili, che ha svolto un lavoro straordinario per riportare alla luce verità dimenticate. Negli anni abbiamo incontrato esperti, antropologi e grandi conoscitori della materia che ci hanno guidato, ma soprattutto abbiamo conosciuto persone che, come noi, amano il proprio paese e lavorano per farlo risplendere.
Chi l’avrebbe mai detto che un giorno avremmo sfilato alla solenne processione di Sant’Efisio a Cagliari, portando con orgoglio e amore lo stendardo del nostro patrono San Valentino insieme a oltre 40 membri dell’associazione? Un traguardo immenso per una piccola comunità di sole 800 anime.
Siamo infinitamente orgogliose della collaborazione nata con la nostra parrocchia e con il nostro parroco, don Alfredo: una sinergia che ci permette di essere parte attiva della comunità e di lavorare ogni giorno per custodire, valorizzare e far crescere la nostra amata Sadali.









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