In breve:

Il viaggio spirituale col Rosario

Madonna del Rosario

di Mons. Antonello Mura.
La Chiesa celebra il 7 ottobre la Beata Vergine Maria del Santo Rosario: una festa per la Chiesa, ma per noi celebrazione significativa, in quanto è il titolo che le riconosciamo come patrona della Diocesi.
La preghiera del Rosario per alcuni è una semplice e monotona ripetizione di Ave Maria che sa di automatismo, talvolta anche frettolosa, e molti non fanno che confermare questa impressione quando li ascoltiamo recitare il Rosario.

Il termine recitare, personalmente, mi fa venire qualche sospetto, perché induce a pensare che si tratta di recitare una parte. Giusto chiedersi quando si prega: stai recitando? Cioè: «Stai celebrando o recitando? Stai pregando o recitando? Stai predicando o recitando? Stai parlando o recitando?».

La recita è una parte che interpreti, ma che non è la tua. Gesù non recitava, ed è forse per questo che incantava e si faceva ascoltare. Stessa cosa per sua Madre.

L’autenticità della persona passa anche dal linguaggio. Il vangelo ci consegna un Gesù autentico, ed è così che lo coglievano gli ascoltatori, diversamente dai farisei che «Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini».

Il rischio è una fede che ci porta a vivere momenti e spazi come dei ruoli da interpretare: Perché si deve fare così! Perché si è sempre fatto così. Vigilare è essenziale.

Dire che recito un’Ave Maria o un Padre Nostro o il Rosario, se da una parte è comprensibile – perché il nostro linguaggio è sempre povero ed è difficile rappresentare la ricchezza del mistero di Dio –, dall’altra evidenzia quanto del nostro recitare manifesta la ricchezza e la profondità di Dio. Che una persona reciti si avverte dal tono che usa e dalle emozioni che mancano, come se tutto arrivi artefatto, affrettato, poco naturale.

In realtà il Rosario ci parla della Bibbia: i misteri sono meditazioni sul Vangelo, l’Ave Maria e il Padre nostro sono Vangelo. Ripetere diviene giusto e necessario, perché come diceva Padre de Foucauld: «L’amore si esprime con poche parole che vengono sempre ripetute». Dirsi ti amo o ti voglio bene non sarà mai un problema per due innamorati.

Nel Rosario emerge Maria nel suo raccordo a Cristo, e mai sarà una ripetizione inutile, perché chiama in causa anche il nostro rapporto con Lui. Esso ci aiuta a raccontare Maria nella vita reale, non fantasiosa. Santa Teresa di Gesù Bambino diceva: «Non bisognerebbe dire di Maria cose inverosimili o di cui non si ha certezza. Un discorso sulla santa Vergine, per essere fruttuoso, deve mostrare la sua vita reale, quale il Vangelo fa intravedere e non la vita immaginata». Questo avviene quando impariamo a descrivere la Vergine non come inaccessibile, ma per noi come imitabile, prima di tutto nella fede.

Il Rosario è arricchente perché ci ricorda che il Pater è una preghiera insegnata da Gesù; che Ave è il saluto di Dio alla Vergine grazie all’angelo; che Gloria è l’elogio alla Santissima Trinità. Questa è la fede che si celebra, senza sotterfugi e giri di parole, abbandonandosi in Dio, compresa l’accettazione del dolore.

Il Rosario ci fa compiere un viaggio spirituale dettato dalla Parola, imparando da Maria ad affrontare la vita. Esso ci sprona a vivere stabilmente nella memoria viva di Cristo! Ed è Gesù, alla scuola di Maria, che impariamo a conoscere e amare in questa preghiera, dono prezioso da portare al mondo.

 

+ Antonello Mura

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